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5 luglio 2011

Spazio 1999

Ero davvero piccino quando fu trasmesso il telefilm di Spazio 1999, la serie di fantascienza italo – inglese che allora impressionò enormemente per l’avanzata tecnologia delle scenografie e degli effetti speciali.
A me quella saga televisiva lasciò un segno indelebile, a cominciare dal poderoso brano musicale, della sigla iniziale, davvero impetuoso composto da Barry Gray. Eccola in versione  stereo tratta dall’edizione francese chiamata Cosmos 1999 forse una primizia stereofonica perfino per diversi appassionati della serie:

Brian Johnson mostra alcuni modelli impiegati per Spazio 1999

A proposito, io non m’intendo di musica, se qualche esperto potesse gentilmente dare una definizione musicalmente appropriata di questo “score”, gl’e ne sarei grato.
Io sono tuttora un entusiasta dell’attendibilità tecnica degli scenari e delle tecnologie presentate che nulla avevano a che fare con gli improbabilissimi teletrasporto (una banale dissolvenza) e salti nell’iperspazio a velocità wharp dell’americana serie di Star Trek.
Invece la notevolissima credibilità scientifica e tecnica di Spazio 1999 a causa dei acclamati effetti speciali del team guidato da Brian Johnson ne incrementa terribilmente il pathos e il coinvolgimento dello spettatore, eccitavano la mia fantasia fanciullesca.
Ogni bambino, credo, che vide quel telefilm trasmesso dalla Rete 2 della Rai avrebbe desiderato pilotare indossando la tuta spaziale, con le cinture ben allacciate, una delle Aquila, le astronavi in dotazione alla Base Lunare Alfa. Magari un’aquila da recupero priva del corpo centrale e al posto suo un argano. Ricordo alcuni difficili partenze delle aquila in condizioni avverse come nell’episodio in cui un’astronave deve decollare nonostante sia stata semisepolta dalla neve sul Pianeta di ghiaccio (episodio bellissimo). O nel caso in cui un’aquila per motivi di sicurezza va in ricognizione telecomandata dalla base in modo assolutamente realistico in cui la cloche si muoveva seguendo il controllo a distanza.
Realistiche le passerelle telescopiche di accesso alle astronavi sulla rampa di lancio e i ‘piedi’ delle aquila con ammortizzatori.
Interessantissimi i tubi magnetici che collegavano le varie sezioni della base lunare. Anche i monitorini dell’interfono in bianco e nero avevano senso al tempo. Considerando che un televisore con tubo catodico a colori era (agli inizi degli anni 70) ancora poco affidabile: in effetti, in un avamposto spaziale in cui l’efficienza e la durata erano essenziali i tubi monocromatici erano più raccomandabili  di un monitor a colori. Anche gli ambienti, i camminamenti e corridoi suonavano molto più autentici della scenografia di Star Trek in cui la gente passa la maggior parte del tempo in ascensore! E nella serie ideata da Gene Rodenberry non vi è traccia di tute spaziali! Evidentemente i costumisti di Hollywood erano troppo impegnati nell’imbastire quelle per la missione Apollo!
Più comodo indurre fantascentificamente i telespettatori a credere che in tutto l’universo c’è aria pura e respirabile con in montagna!
Le attrezzature mediche del reparto medico della dottoressa Helen Russel prefigurarono la medicina computerizzata di oggi.  La base lunare Alpha era alimentata da un reattore nucleare  mentre, della distribuzione energetica nell’astronave Enterprise invece non abbimo mai saputo nulla. Le cui scenografie sono spartane, più teatrali che da produzione televisiva.
In fondo Star Trek (prima serie 1965) sembra fantascienza stile anni 50 mentre Spazio 19999 (girato nel 1973) sembra roba anni 80 a dispetto del fatto che le due serie siano separate da soli 8 anni quanto a produzione.
Eh sì, son ricordi, a mio avviso Spazio 1999  è di gran lunga  la più bella produzione di telefilm fantascienza di tutti i tempi e, con un pizzico di malinconia,  constato che non solo a tutt’oggi, 2011, non esiste una base lunare Alpha ma che perfino i miseri allunaggi dal 1969 al 72 furono anche essi una finzione cinematografica.

ELENCO DEI MIGLIORI EPISODI DELLA PRIMA SERIE