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27 gennaio 2013

Un asteroide sulla Borsa

Luna, Marte o Giove? Macché, la nuova frontiera nello spazio sono gli asteroidi

di Leopoldo Benacchio (Il Sole 24ore)

La Luna, Marte o Giove? Qualche stella vicina? Macché! La vera nuova frontiera nello spazio pare siano gli asteroidi, quelle rocce che a migliaia popolano il Sistema solare, con dimensione da pochi metri a qualche chilometro, relitti dei primi elementi che popolarono, quasi 5 miliardi di anni fa, gli spazi fra pianeta e pianeta.
Metalli preziosi (da estrarre in miniere spaziali), acqua e addirittura propellente per altri viaggi spaziali sarebbero il frutto dello sfruttamento di questi corpi celesti, parecchio numerosi, sono “solo” qualche migliaio, in orbite anche non pericolose per noi, vicino alla Terra, nel senso che periodicamente si possono avvicinare a noi, ce ne sono un migliaio. Barack Obama vuole a tutti i costi che per il 2025 due astronauti americani atterrino su uno dei più grandi, mentre l’Europa, tramite la sua Agenzia Spaziale, Esa, ha messo in piedi il progetto “Aida” (Asteroid Impact and Deflection Assessment), per una coppia di satelliti che, avvistato un asteroide pericoloso per la Terra, attacchino alla sua superfice un motore a razzo che lo porti su un’orbita innocua per noi.
La vera novità sono i privati negli Usa, che sembrano raccogliere le grandi sfide spaziali degli anni ’60 del secolo scorso, quelle piene di ideali e di politica che portarono alla conquista della Luna. Deep Space Industries, una compagnia nuova di zecca nata per sfruttare i metalli rari presenti nelle rocce spaziali, ha tenuto ieri la conferenza stampa di presentazione in California, mostrando un piano apparentemente fantascientifico ma fattibile. Qualche anno fa, diciamo appena cinque, nessuno avrebbe dato credito alle ditte private come attori primari nello spazio, ma oggi, dopo i successi di SpaceX che ha portato alla stazione Spaziale internazionale un cargo per rifornimenti guadagnandosi un contratto da una dozzina di miliardi di dollari le cose sono cambiate.
Deep Space vuole inviare una flotta di veicoli spaziali per studiare e classificare gli asteroidi vicini. Piccoli satelliti, chiamati “lucciole” in gergo e costituiti da cubi di pochi centimetri di lato, 25 chilogrammi di peso al lancio e quindi con costi bassi. Primi lanci nel 2015, con viaggi da due a sei mesi e recupero di campioni dei metalli degli asteroidi, poi una terza ondata di satelliti più capaci per lo sfruttamento minerario vero e proprio.
«Utilizzare le risorse presenti nello spazio è l’unico modo per permettere l’utilizzo permanente dello spazio stesso. Più di 900 nuovi asteroidi che passano vicino alla Terra vengono scoperti ogni anno e possono diventare una risorsa fondamentale per avere metalli e anche combustibili per i viaggi spaziali» ha detto l’amministratore della Deep Space David Gump. Miniere quindi, ma non solo, di fatto gli asteroidi nella loro visione diventerebbero anche delle piattaforme spaziali per rifornirsi durante i viaggi verso Marte, per esempio, abbattendo i costi della spedizione.
Non è l’unica Deep Space a pensarci, anche se sembra quella con le idee più chiare. L’altra impresa in gara, Planetary Resources, ha il sostegno di investitori miliardari tra cui Google, Larry Page e il regista James Cameron. Effettivamente sembra un film, ma è una nuova effervescente realtà che rischia di sparigliare le carte nel panorama internazionale, dominato da importanti agenzie statali, ricche ma piuttosto rigide e poco flessibili e creative.

Asteroidi con miniere di metalli preziosi?

Andare nello spazio è un’impresa dai costi esorbitanti e dai rischi incalcolabili inispecie per dei “privati”. Per nessun metallo prezioso, per nessun investitore privato vale la pena arrischiare denaro inseguendo asteroidi. Nemmeno con sonde automatiche, dato che progettare, costruire e spedire un oggetto nello spazio, facendolo rientrare carico di minerali, non è per niente facile nonchè di certo economicamente sconveniente.
I multimiliardari americani in questo inizio 2013 invece svendono le loro azioni a rotta di collo. Warren Buffet ha venduto quasi tutto il suo portafoglio azionario, comprese le quote in settori si suol dire “anticiclici”, come Johnson & Johnson, Procter & Gamble e Kraft. Inoltre abbandonano aziende tipo Family Dollar e Sara Lee produttori e distributori di beni di prima necessità. Buffett non è il solo, altri super ricchi come John Paulson e George Soros si stanno frettolosamente sbarazzando dei titoli di JP Morgan Chase, Citigroup e perfino di Goldman Sachs, la banca più potente dell’universo.

Aprire miniere su un asteroide è un’astronomica fantasticheria, l’articolo del Sole sembra volere distrarre il parco buoi da permettere agli squali della finanza di mettersi in salvo. Ho già scritto del razzo SLS (Breve storia del razzo gigante SLS), il cui sviluppo è continuamente procrastinato, e della stazione internazionale orbitante (La ISS ci cadrà sulla testa), la quale a causa del tenue attrito perde costantemente quota. Le mosse delle eiite sono talvolta così pateticamente prevedibili.