Terremoti artificiali: la prova in Giappone?

Ho già avanzato il sospetto che il catastrofico sisma che ha colpito il Giappone l’11 – 3 – 11 sia di origine artificiale.  In tal caso, potrebbe essere stato provocato con una bomba termonucleare infilata dentro una faglia sismica sul fondo oceanico. A suffragio di questa teoria compare un dato interessante: la maggior concentrazione di radiazioni nucleari, si dice emese dalla centrale di Fukushima, si trova in una zona a centinaia di km dal reattore danneggiato dal terremoto come mostrato dalla cartina sotto. Per quale motivo? Come mai la massima quota di radiazioni si riscontra così lontano dal complesso Fukushima Daiichi? Forse le continue notizie sulla perdita di radiazioni sono atte a celare che esse ci sono sempre state dal giorno del sisma.

Un ordigno termonucleare della classe Castle Bravo, il più potente mai fatto esplodere dagli USA (15 megatoni), avrebbe potuto innescare un terremoto di tali proporzioni  e susseguente tsunami. La bomba H fatta brillare il primo marzo 1954 nell’atollo di Bikini fu due volte e mezzo più forte di quanto gli scienziati si aspettassero poiché durante la reazione a catena ci furono combinazioni intranucleari supplementari impreviste a livello teorico. L’esplosione generò una palla di fuoco che si allargò per sette km in un secondo, questo dato vi da l’idea della forza d’urto. L’URSS fece esplodere nel 1961 la bomba H chiamata “lo zar” di ben 50 megatoni. Probabilmente bombe di tale potenza, depositate da un sottomarino in un crepaccio, su un fondale marino oculatamente scelto, sarebbero in grado di generare un terremoto come quello che ha scosso il Giappone del nono grado della scala Richter. Nessuno sarebbe in grado di scoprire una vigliaccata simile. Il 6 novembre 1971 gli americani  condussero il più grande esperimento nucleare sotterraneo facendo detonare una bomba all’idrogeno da oltre 5 megatoni sull’isola Amchiitka in Alaska. L’esplosione scatenò un terremoto di magnitudo 6,8 grandi della scala Richter e numerose altre scosse di assestamento oltre il 4° grado si ebbero nelle settimane seguenti. Caratteristica rivelante dei sismi artificiali è che i moti di assestamento sono di magnitudo di 2 o più gradi Richter inferiori alla scossa primigenia. L’esplosione atomica in Alaska ebbe effetti devastanti sull’isola Amchiitka facendo innalzare permanentemente la superficie di oltre 8 metri in prossimità dell’epicentro della detonazione e ridisegnando la costa isolana totalmente collassata per chilometri. Che sarebbe successo, se la potenza dell’ogiva fosse stata da 15 o 50 megatoni?

Un altro fortissimo sisma, sospettabile di essere innaturale, fu il maremoto dell’Indonesia e Sumatra del 26 dicembre 2004 di 9,1 gradi. Il 7 gennaio 2005 il giornale britannico The Guardian scrisse che l’avamposto militare statunitense nell’isola di Diego Garcia, nell’oceano indiano, era stato preavvisato dell’imminente sisma. Una società che lavora esclusivamente per il Ministero della Difesa americano, la SAIC, stava curiosamente compiendo perforazioni e sondaggi in cerca di gas e petrolio vicino all’epicentro, un caso?
Forse si tratta solo di fantasismologia o forse no.