Capitan Harlock 3D – recensione

Di Luca Marra

Capitan Harlock, il nome lo pensò alle elementari Leiji Matsumoto l’inventore di uno dei personaggi più famosi dei fumetti (manga) e dell’animazione. Al cinema arriva la sua nuova versione audiovisiva diretta da Shinji Aramaki. In questa sorta di reboot del bucaniere delle galassie, Harlock risorge in 3D e computer grafica, è un antieroe difensore della libertà contro la coalizione Gaia che ha relegato il pianeta Terra ad un santuario inviolabile. Il giovane Logan s’infiltrerà nella mitica Arcadia, la nave capitanata da Harlock, per uccidere il suo capitano. Ma una volta conosciuto lo slancio ideale del condottiero e della sua ciurma si convertirà al suo credo e s’inimicherà suo fratello Ezra delegato da Gaia a distruggere Harlock.
Era la fine degli anni ’70 quando Capitan Harlock solcò i mari del fumetto e della televisione grazie al genio di Leiji Matsumoto, autore anche di Danguard e Galaxy Express 999, e divenne uno dei personaggi di fantasia più popolari del tempo. Nel lavoro diretto da Aramaki, sceneggiato da Fukui e Takeuchi, Harlock ha la forma visiva del Mito, appare in modo rarefatto, non frequentissimo anche se comunque è nelle sequenze centrali. Il vero motore dell’azione sarà Logan.
Nell’idea di reinterpretazione di Harlock, il pirata dello spazio è un antierore che combatte contro il Potere costituito di Gaia, non esprime legami e relazioni ma l’idea di unione tra lui e la sua ciurma è quella della libertà. Come espresso nel manga, Harlock più che un personaggio coraggioso è un’idea vivificata, un’ideale che ha corrispettivo narrativo nella figura allungata e misteriosa del capitano.
Questo spirito si avverte nel film ma non si concretizza quasi mai. Pur se l’estetica dell’Arcadia, delle macchine e dei personaggi è strabiliante ed epica, il cuore e il potenziale nell’Harlock di Aramaki non battono quasi mai. È un film non di rado lento, a tratti noioso, esiti probabilmente dovuti ha una sceneggiatura confusa che spesso corre a spiegare invece che mostrare. Se questo nuovo capitolo ha il merito di far conoscere il personaggio nipponico alle nuove generazioni, quello che più dispiace nella nuova rappresentazione di Harlock e della sua ciurma è una freddezza diffusa in tutto il racconto che depotenzia sensibilmente uno dei personaggi più belli di sempre.