Armi chimiche a Gioia Tauro: cresce la protesta dei sindaci, Letta li convoca a palazzo Chigi lunedì

Armi chimiche a Gioia Tauro: cresce la protesta dei sindaci, Letta li convoca a palazzo Chigi lunedì

Sindaci calabresi pronti alle barricate contro la decisione del governo di far transitare a Gioia Tauro la nave danese con le armi chimiche dismesse dal regime siriano. I primi cittadini di Gioia Tauro Renato Bellofiore, di Rosarno Elisabetta Tripodi e di San Ferdinando Domenico Madafferi sono decisi a concordare una serie di iniziative a livello istituzionale.Ferma l’opposizione anche del presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, e del presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa. E intanto il presidente del Consiglio Enrico Letta fa sapere che convocherà a Palazzo Chigi una riunione, lunedì pomeriggio, con tutte le parti coinvolte (Regione, sindaci, autorità portuali) dalla vicenda delle operazioni di trasbordo delle sostanze chimiche trasportate dalla Siria .

Lunedì l’incontro tra i sindaci dei 33 comuni del comprensorio
È prevista lunedì alle 16,30 nel municipio di San Ferdinando, un’assemblea dei primi cittadini dei 33 comuni del comprensorio e di altri comuni della regione. All’incontro, nel corso del quale sarà affrontato il problema relativo all’arrivo della nave con le armi chimiche siriane, è prevista la partecipazione anche di sindaci della provincia di Vibo e di Catanzaro. Il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, incontrerà stasera il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, in merito all’arrivo a Gioia Tauro della nave danese Ark Futura che trasporta 60 container con 560 tonnellate di armi chimiche siriane (l’arrivo è previsto per fine mese, comunque dopo il 23 gennaio). È stato il prefetto a convocarlo. Madaffari ieri aveva profilato la possibilità, tra l’altro, di chiudere il porto. Un’eventualità, però, non percorribile. Oggi, invece, il sindaco, tornando sull’argomento, ha detto che «non è intenzione di nessuno fare le barricate, ma la nostra voce la faremo sentire».

La preoccupazione dei sindaci
Le preoccupazioni dei sindaci sono numerose. «Non vogliamo fare allarmismi inutili, ma contestiamo sia la scelta sia il metodo utilizzato, con nessuna preventiva informazione alle autorità locali», ha spiegato il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi. «Perché questa operazione non viene fatta in un porto militare anziché in uno commerciale? Vorremmo essere rassicurati in maniera ufficiale e con chiarezza». «Notizie non ne ho anche perché ufficialmente non sono stato avvisato, registriamo anche questo sgarbo istituzionale», ha sottolineato il sindaco di San Ferdinando dicendosi «pronto a occupare il porto» per impedire che la popolazione corra rischi: «l’abitato – ha ricordato – si trova a 300 metri dalle banchine». «Perché a Gioia Tauro si è scelto di portare le armi chimiche e non il relitto della Costa Concordia?», ha chiesto provocatoriamente il sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore. «Manca un piano di evacuazione e di sicurezza per la cittadinanza nel caso qualcosa non andasse per il verso giusto – ha aggiunto – È mio dovere tutelare i miei concittadini. Siamo determinati a predisporre tutti gli atti legali necessari per far cambiare idea al governo e per la messa in sicurezza dell’area». E ancora: «Spero che il ministro Lupi e la ministra Bonino vengano a Gioia Tauro, in modo tale da rassicurare la popolazione al mio fianco». (Sole 24ore)

Naturalmente le “armi chimiche della Siria” non esistono. Come le armi chimiche di Saddam e altri sono una macchinazione americana per giustificare le atroci guerre con migliaia di morti e le bibliche ondate di profughi verso l’Europa. Non ha caso della questione se ne occupa la Bonino che almeno un centinaio di volte avrò scritto, è un’agente degli USA e del NWO (ONU). Letta, che altre centinaia di volte vi ho scritto è un agente degli USA, ha subito convocato a palazzo Chigi le astute amministrazioni calabre per tranquillizzare tutti.
I calabresi hanno preso la palla al balzo, secondo me, allo scopo di scucire soldi allo stato. Quando le ecomafie di tutto il mondo sversavano veleni nel suo mare, in Calabria tutto filava liscio come l’olio perché la ndrangheta aveva il suo tornaconto.
Le “armi chimiche dei dittatori”, a mio avviso, sono un falso storico come Al Quaeda, il riscaldamento globale o lo sbarco sulla Luna. Ciò non toglie che la nave che trasporta il carico non contenga veramente armi di distruzione di massa trasbordate in alto mare da qualche cargo della CIA.
Questa storia finirà con altri soldi regalati alla Calabria per tacitare la interessata protesta degli indigeni e le armi chimiche, che nessuno vedrà state tranquilli, finiranno nel dimenticatoio al pari delle proteste dei sindaci. Io la vedo così.

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