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1 febbraio 2014

Il rover cinese sbarcato sulla Luna si è rotto per il troppo freddo

Coniglio di Giada YuTu
Sembra proprio che il Coniglio di Giada, Yutu, il rover cinese arrivato sul nostro satellite il 14 dicembre scorso, non abbia retto al freddo della lunga notte lunare, un paio di settimane a -180 gradi. Doveva risvegliarsi dallo stato di ibernazione in cui era stato forzato da terra e riprendere a lavorare, ma qualcosa non ha funzionato e, nonostante fosse riscaldato da un piccolo core di Plutonio, il freddo ha provocato guasti elettronici e meccanici che i tecnici hanno inutilmente tentato di rimediare. Eppure le prime due settimane aveva lavorato bene, arrivato sulla Luna perfettamente era sceso dal lander e ottenuto vari primati, come quello del ritorno al nostro satellite che dagli anni ’70 non veniva visitato o da uomini, nel caso di Nasa, o mezzi robotici, l’ultima missione fu una sonda sovietica verso la fine del decennio.
Primo, parziale, fallimento della Cina dopo una serie di notevolissime imprese negli ultimi anni, come il lancio di missioni umane nello spazio, le attività extraveicolari di tachionauti, così si chiamano gli astronauti per i cinesi, e infine la riuscita costruzione del nucleo della loro stazione spaziale, il Palazzo di Giada, già visitata da un equipaggio. Anche se in parte non riuscita questa missione lunare comunque testimonia la importantissima acquisizione da parte della Cina della tecnologia per arrivare al suolo del nostro satellite, che solo Usa e Russia hanno.
Un particolare divertente, immancabili anche in questo caso sono subito arrivati i negazionisti spaziali: quella della missione spaziale cinese sulla Luna è una finzione, come lo furono quelle americane e russe, Yutu non è mai arrivato sul suolo del nostro satellite, tutto girato in studio per gabbare l’umanità.
La Cina però non è certo l’unica nazione che ha interessi recenti nei confronti del nostro satellite, vuoi per sviluppare tecnologie utili per una futura, anche parziale, colonizzazione e sfruttamento delle risorse.
India, Giappone e Corea del Sud, oltre agli immancabili Usa, hanno in programma missioni simili a quella cinese, anche se ancora non si sa bene come pensano di fare. Per il 2018 sia Usa che Russia vogliono poi arrivare ai poli lunari per verificare la presenza di acqua. Vari indizi, molto robusti, indicano infatti che nei crateri lunari ai poli, entro i quali il sole non arriva con i suoi raggi, potrebbe esserci ghiaccio di acqua in abbondanza. Ritorna poi una vecchia idea degli anni ’50 del secolo scorso, ossia utilizzare la Luna come base intermedia per il viaggio verso Marte.
Anche qui comunque il vero contendente è l’industria privata americana che ha già fatto vedere cosa può fare con le missioni di rifornimento alla Stazione spaziale internazionale, ora rifornita da SpaceX e altri, inimmaginabile anche solo 10 anni fa. Da Google con il suo “Lunar Prize” all’americana Golden Spike che promette di portarci sul satellite per il 2020, è tutto un fiorire di proposte e iniziative. Come ci dimostra il povero Coniglio di Giada, comunque, meglio andarci di giorno.

Che dire? Questi cavernicoli del Sole 24ore ci provano ancora a parlare di “negazionismo spaziale”. Cercano di accostare, nelle menti spappolate dei babbei teledipendenti, le beffe spaziali con l’Olocausto degli ebrei. Ci aveva già provato quella mezza calzetta di Tom Hanks ad accomunare le due cose.