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28 giugno 2014

Volo MH370: lo stato dell’arte

Sono due le ipotesi principalmente accettate sulla fine del Boeing 777 di Malaysia Airlines in volo dal Kuala Lumpur a Pechino e scomparso dai radar l’8 marzo scorso:

  1. Una decompressione accidentale che abbia fatto perire tutti quanti per ipossia lasciando l’aeromobile in balia dell’autopilota finché non si sarebbe schiantato per esaurimento del carburante.

  2. Un dirottamento da parte del capitano Zaharie Ahmad Shah, 53 anni, nel cui simulatore casalingo sarebbe stata impostata una rotta verso l’oceano Indiano meridionale con atterraggio su una minuscola isola dotata di una pista ridotta.

Queste due ipotesi si scontrano però con alcuni fatti. Il primo è che l’aereo ha compiuto numerose evoluzioni da tutti considerate opera di piloti. Ad esempio, evitare accuratamente i radar circumnavigando la penisola indonesiana prima di dirigersi verso sud sull’oceano.
Riguardo al presunto percorso verso sud ritrovato nel simulatore di volo, ammesso non sia un artefatto inserito ultimamente, non potrebbe significare nulla sicchè non ci sono isolette nel oceano indiano meridionale. A meno che il capitano non conoscesse un’isola non ancora cartografata.
Singolarmente, le due teorie sono interallacciabili in un caso particolare: nel caso in cui l’aeroplano sia stato telecomandato per creare un evento globale il cui scopo non appare ancora chiaro. La decompressione sarebbe stata provocata per tramortire passeggeri ed equipaggio. Dopodichè il velivolo sarebbe stato condotto, teleguidato con l’autopilota, a inabissarsi in un remoto recesso dell’oceano.

Il capitano pilota Zaharie Shah