158,8 miliardi di miliardi di dollari

È l’ammontare del debito sovrano nel mondo secondo le ultime stime di cui 17 miliardi di miliardi a carico degli Stati Uniti.
Un cifra incommensurabile che non sarà mai ripagata, evidentemente. Il clima economico nel mondo va vie più peggiorando, nessuno sarà in grado di onorare quel debito mastodontico.
Quale soluzione allora?
La più logica è un azzeramento come quando si finisce di giocare a Monopoli e tutti i pezzi vengono sistemati come all’inizio del gioco.
Tuttavia, tale soluzione non sarebbe indolore per alcuni. Molto meglio una soluzione dolorosa per tutti. La soluzione è un bel “risiko” dal vero con un conflitto globale, meglio se nucleare.
Quanto all’Europa e all’Italia, il destino loro è segnato.
Con l’entrata della Cina a Doha, nel 2001, nel WTO la classe padronale globale ha commesso il delitto perfetto. Da allora l’Europa è stata inondata dai prodotti dalla Cina dove non esiste neanche uno straccio di rappresentanza sindacale come almeno in America.
Per smorzare ogni possibile protesta da parte degli operai europei e dei sindacati, la sinistra ha immediatamente tacciato di xenofobia, nazismo e razzismo chiunque si permettesse di osservare che, senza dazi, avrebbe stravinto lo sfruttamento disumano della mano d’opera. Costoro non sono stati ascoltati ed ora le multinazionali globali producono in Cina a prezzi stracciati imponendo, grazie alla Commissione UE che controllano, l’invasione indiscriminata dei loro prodotti.
Il triangolo infernale mi sembra abbastanza chiaro: Nordamerica ed Europa che consumano, Cina che produce e Wall Street che guadagna.
Se ci fate caso, il parlamento europeo discute in pratica solo di diritti dei consumatori, libertà di commercio e possibilità delle grandi corporation di non rispettare le normative imposte dai singoli stati a tutela dei loro cittadini.
Siamo alla dittatura del consumismo in attesa che una guerra atomica azzeri tutto e il grande gioco della borsa e della finanza possa ripartire daccapo.
Proprio come si fa a Monopoli o a Risiko.

http://s1.reutersmedia.net/resources/r/?m=02&d=20141030&t=2&i=987567309&w=460&fh=&fw=&ll=&pl=&r=LYNXMPEA9T0S0