Far rinvenire il pane raffermo

Mi sembra di non aver mai segnalato questo semplice trucchetto per far tornare il pane raffermo morbido e fragrante. Gli dedico un intero post, perché a volte si dimentica di comprare (o di fare) il pane, oppure non si ha avuto il tempo o ancora semplicemente perché si vuole “far andare” quello vecchio.
Bisogna solo distinguere tra pane raffermo e secco: il pane raffermo, quello di uno o due giorni al massimo di solito, contiene al suo interno ancora una certa percentuale di acqua, pertanto può tornare morbido, viceversa quello secco non ha più idratazione, perciò lo usiamo per le varie preparazioni (pizza, tortini, canederli, dolci, ecc., per i quali comunque anche quello raffermo va benissimo!).
Ieri avevamo un avanzo un po’ tanto gommoso dell’ennesima focaccia di pasta madre fatta in padella. Si fa così:
Prendete il pane o la focaccia, meglio se in pezzi abbastanza grandi (o fette, o panini interi). Li spennellate leggermente con un velo d’acqua, avvolgendoli nella stagnola, come quando si fascia un bel panino per un pranzo al sacco. Ora potete scegliere se metterli così chiusi sulla griglia a fiamma bassissima, oppure passarli in forno, direi a 180 gradi per una decina di minuti. Come nuovo!!
( http://portafoglioadieta.blogspot.it/ )

Stasera mi è capitato per le mani un mezzo sacco di pane raffermo vecchio di un paio di giorni ma dall’aspetto ancora appetibile. In azienda finisce come alimento del pollame e di Rufus (il più temuto cane della provincia di Brescia!). La cosa mi ha rammentato uno degli episodi divertenti della mia biografia di Bill Kaysing (quello dei bum boat).
Oggigiorno anche recuperare pane vecchio a cibo commestibile può essere d’aiuto al portafogli.
Noi agricoltori ce la caveremo, in qualche modo, ma nelle città, dove la gente deve comprare tutto e pagare tutto, tra un po’ cominceranno a mettere in pentola i vecchi scarponi come in certi film ormai antichi con Stanlio e Ollio. Ma sarà meno divertente.

Come riutilizzare pane raffermo