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7 dicembre 2014

I “negazionisti” non sono scettici

Traduciamo e pubblichiamo questo appello del CSI, l’equivalente americano del CICAP.

La discussione pubblica su argomenti scientifici come il riscaldamento globale è confusa dall’uso improprio della parola “scettico”. L’articolo del New York Times del 10 novembre 2014 «I repubblicani promettono di combattere l’EPA [Agenzia di Protezione Ambientale statunitense, NdT] e approvare l’oleodotto Kingston» definiva il senatore James Inhofe come “uno scettico di spicco del riscaldamento globale.” Due giorni più tardi Scott Horsley di NPR’s Morning Edition [una trasmissione televisiva, NdT] lo ha chiamato “uno dei più importanti negazionisti del riscaldamento globale del Congresso.” Queste affermazioni non sono equivalenti.

Come soci del Committee for Skeptical Inquiry siamo preoccupati che i media mettano sullo stesso piano le parole “scettico” e”negazionista”. Il vero scetticismo promuove l’indagine scientifica, l’investigazione critica e l’uso della ragione nell’esaminare affermazioni controverse e straordinarie. È una delle basi del metodo scientifico. Il negazionismo, d’altra parte, è il rifiuto a priori di determinate idee senza considerarle obiettivamente.

Il vero scetticismo è riassunto da una citazione resa famosa da Carl Sagan, «Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie». La convinzione di Imhof che il riscaldamento globale sia «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del popolo americano» è indubbiamente un’affermazione straordinaria. Non è mai stato in grado di fornire prove per questa presunta vasta cospirazione. Basterebbe questo per squalificarlo dall’uso del titolo “scettico”.

Come scettici scientifici siamo consapevoli degli sforzi politici di screditare la climatologia da parte di coloro che negano la realtà ma non fanno ricerca scientifica, né considerano le prove secondo cui le loro convinzioni più radicate sono sbagliate. Non tutti coloro che si definiscono scettici del riscaldamento globale sono negazionisti. Ma virtualmente tutti i negazionisti si sono falsamente etichettati come scettici. Attraverso questa terminologia impropria i giornalisti hanno garantito credibilità immeritata a coloro che rifiutano la scienza e la ricerca scientifica.

Siamo scettici che hanno dedicato gran parte delle proprie carriere a promuovere lo scetticismo scientifico. Chiediamo che i giornalisti facciano più attenzione nel descrivere coloro che rifiutano la climatologia e si attengano ai principi della verità nella terminologia. Per favore smettete di chiamare “scettici” i negazionisti.

Mark Boslough, fisico
David Morrison, direttore del centro Carl Sagan Center per lo studio della vita nell’universo presso l’Istituto SETI
Bill Nye, amministratore delegato Planetary Society
Ann Druyan, scrittore-produttore; amministratore delegato, Cosmos Studios
Ken Frazier, direttore, Skeptical Inquirer
Barry Karr, direttore generale, Committee for Skeptical Inquiry
Amardeo Sarma, consigliere del Committee for Skeptical Inquiry, segretario GWUP (Germania)
Sir Harold Kroto, premio Nobel per la chimica
Ronald A. Lindsay, presidente e amministratore delegato Committee for Skeptical Inquiry and Center for Inquiry
Kenneth R. Miller, professore di biologia, Brown University
Christopher C. French, dipartimento di psicologia, Goldsmiths University of London
Daniel C. Dennett, centro per gli studi cognitivi, Tufts University
Massimo Pigliucci, professore di filosofia al CUNY-City College
Douglas Hofstadter, direttore, The Center for Research on Concepts and Cognition, Indiana University
Stephen Barrett, cofondatore del National Council Against Health Fraud (NCAHF) e webmaster di Quackwatch
Scott O. Lilienfeld, professore, dipartimento di psicologia, Emory University
Terence Hines, dipartimento di psicologia, Pace University
James Randi, presidente James Randi Educational Foundation
Seth Shostak, astronomo emerito e direttore del Center for SETI Research
Joe Nickell, Senior Research Fellow, Committee for Skeptical Inquiry
Henri Broch, fisico, professore emerito, University Nice Sophia Antipolis, France
Eugenie C. Scott, segretario, Advisory Council, National Center for Science Education
Edzard Ernst, professore di medicina, University of Exeter, UK
Indre Viskontas, neuroscienziato cognitivo, responsabile del podcast Inquiring Minds
David J. Helfand, professore di astronomia, Columbia University
Mario Mendez-Acosta, giornalista, science writer, Mexico City
Cornelis de Jager, astrofisico, presidente emerito, International Council for Science
Sanal Edamaruku, presidente, Rationalist International
Loren Pankratz, psicologo, Portland VA Medical Center
Sandra Blakeslee, science writer
Benjamin Radford, vicedirettore di Skeptical Inquirer
David Thomas, fisico e matematico
Stuart D. Jordan, astrofisico NASA
David H. Gorski, chirurgo, Wayne State University School of Medicine
Anthony R. Pratkanis, professore di psicologia, UC @Santa Cruz
Jan Willem Nienhuys, matematico, Waalre, Paesi Bassi
Susan Blackmore, psicologa, Visiting Professor at the University of Plymouth
Ken Feder, antropologo, Central Connecticut State University
Jill Tarter, Bernard M. Oliver Chair, SETI Institute
Richard Saunders, JREF Million Dollar Challenge Committee, produttore – podcast The Skeptic Zone
Jay Pasachoff, professore di astronomia, Williams College
Lawrence M. Krauss, direttore, The ASU Origins Project, Arizona State University
Barbara Forrest, filosofa, Southeastern Louisiana University
Kimball Atwood, medico, Newton, MA
James Alcock, psicologo, Glendon College, York University, Toronto, Canada
Massimo Polidoro, scrittore, segretario nazionale CICAP
E.C. Krupp, direttore, Osservatorio Griffith
(Query Online)

Diversi anni fa, avevo scritto che il “riscaldamento globale” era un’astuta mossa degli USA per garantire un vantaggio competitivo alle aziende allocate in Nordamerica e Cina, dove le multinazionali globali producono a costo quasi zero.
Passati alcuni anni cosa riscontriamo?
Osserviamo che USA, Canada e Cina non aderiscono al protocollo di Kyoto, quindi le loro aziende non sono tenute a ridurre l’emissione di CO2 ma direi di nessun inquinante. Viceversa, l’Europa tiene la sua moneta unica alta per sfavorire le esportazioni delle aziende europee e la Commissione UE insiste sulla riduzione del gas serra penalizzando ulteriormente la competitività delle nostre industrie.
Gli USA, l’Australia e molti altri paesi applicano dazi alle merci d’importazione cinese, la UE no.
Chi in Europa si oppone al libero scambio globale viene minacciato dai centri sociali, dagli attivisti antirazzisti e tacciato di xenofobia, omofobia, negazionismo dell’Olocausto degli ebrei e altre parole chiave della manipolazione mentale.
Del resto, il loro agente Matteo Renzi sta demolendo scientificamente l’industria italiana con tasse e balzelli, quando ha visitato Silicon Valley ha invitato i giovani talenti a trasferissi in USA dove ci sono opportunità di sviluppo, arricchendo quindi gli Stati Uniti a danno dell’Italia.
Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno forse incamerato centinaia di milioni di dollari in tangenti sui loro conti svizzeri prima per eliminare “dal basso” con un finto referendum in rete il reato d’immigrazione clandestina. Poi “dall’alto” per imporre l’alleanza con Farage e ora liquidare l’M5S nella speranza che i fankazzisti morti di fame che hanno portato in parlamento, invece di dimettersi, appoggino Renzi fino al 2018.
Questa storiella dei “senatori negazionisti” del riscaldamento globale mi sembra una querelle inscenata ad arte per la stampa “equo-solidale” in modo che gli USA abbiano un cavillo formale “democratico” per non applicare l’accordo internazionale per la riduzione delle emissioni e mantenere un cospicuo vantaggio competitivo sul resto del mondo.
Ma che ci stupiamo a fare? È così che funzionano gli imperi.

Matteo Renzi a Silicon Valley