Archive for aprile 22nd, 2015

22 aprile 2015

Tragedia greca, affari americani

MILANO. Anche il governo di Alexis Tsipras scivola sull’attrazione fatale degli esecutivi greci per le spese militari. Il 15 marzo scorso, con il paese in piena crisi di liquidità, Atene ha dato il via libera al pagamento alla Lockheed di 50 milioni per sbloccare il programma di ammodernamento dei suoi turbopropulsori Orion P-3B in servizio alla Marina per la sorveglianza navale. Il provvedimento, anticipato dal quotidiano Proto Thema e poi confermato dal governo, è stato firmato dallo stesso premier su raccomandazione del ministro della difesa Panos Kammenos, leader della destra nazionalista di Anel, di quello degli esteri Nikos Kotzias (Syriza) e del ministro del turismo e degli affari marittimi Thodoris Dritsas, fiero oppositore delle spese militari quando la sinistra era all’opposizione. L’assegno girato al colosso della difesa Usa è solo la prima tranche nell’ambito di un piano di manutenzione della durata di sette anni per rimettere in servizio questi aerei dal valore complessivo di 500 milioni. La decisione, come prevedibile, ha scatenato le polemiche in Grecia. “Spendono più soldi per le armi che per la crisi umanitaria”, ha commentato sarcastico Stavros Theodorakis, leader del centro-sinistra di Potami.
Il budget per l’esercito è da sempre una delle voce principali del bilancio della Grecia. La spesa in armi da inizio millennio è stata in media pari al 4% del Pil contro l’1,7% della Ue. Stanziamenti spesso giustificati con la delicata posizione strategica del paese e le eterne tensioni con la Turchia. I sei Orion P-3B in dotazione della Marina sono stati venduti nel 1990 dagli Stati Uniti ed erano stati messi a terra nel 2009 perché troppo vecchi e costosi da gestire. Lo scorso ottobre Atene aveva raggiunto un primo accordo con il Governo degli Stati Uniti e la Lockheed per un programma di ammodernamento che consentisse di farli riprendere a volare con un aggiornamento tecnologico delle loro dotazioni di bordo. L’obiettivo è di allungarne la vita di altre 15mila ore.
Il governo Tsipras, sin dal giorno del suo insediamento, ha mostrato un asse preferenziale con Washington, utile per far pressioni su un’Europa restia ad accettare le ragioni di Syriza e del voto nazionale. Barack Obama ha più volte fatto appello a Bruxelles perché dia un taglio all’austerità aiutando Atene ad uscire dal tunnel. E lo stesso ministro delle finanze Yanis Varoufakis è in queste ore a Washington per incontrare, dopo il numero uno del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, anche gli uomini del Tesoro Usa. L’America è preoccupata che un deterioramento dei rapporti tra la Grecia e i partner Ue possa spingere il paese tra le braccia della Russia. Timori destinati a crescere nelle prossime ore visto che Tsipras partirà giovedì per una delicatissima visita di due giorni al Cremlino da Vladimir Putin. ( http://www.repubblica.it/ )

Vi svelai un annetto fa, prima delle elezioni europee, che Tsipras era un clamoroso fake degli americani. Non vuole uscire dall’euro ma si piega ai diktat dell’apparato militare-industriale a stelle e strisce. Ha ipotecato le pensioni dei greci, un popolo ridotto allo stremo che non doveva entrare nell’euro bensì conservare la sua gloriosa moneta che esisteva da migliaia di anni.
La Grecia siamo anche noi, per favore, non dimentichiamocelo. Mai.
ADDENDUM Non vorrei ritornare sulla questione stragi di clandestini poichè sono anni che vi dico che ne avrebbero lasciati annegare a migliaia pur di farne entrare il più possibile a qualunque costo, con qualunque mezzo. Tuttavia, mi sconvolge l’insinsibilità assoluta dei politici. Mi chiedo, i parenti di Renzi, Grillo, Alfano, Boldrini ecc. come facciano a convivere con gente di una crudeltà riscontrabile unicamente oltre la soglia dell’inferno.
‘La ricetta del Pd per la scuola: “Da subito lezioni di arabo e assumere più prof stranieri” Come vi spiegavo anni fa, gli USA ci vogliono trasformare come Singapore: una lingua ‘unitaria’ (inglese, così Hollywood non dovrà nemmeno spendere e attendere per il doppiaggio dei film) e poi ogni famiglia a seconda della razza e propensione potrà scegliere una altra lingua di apprendimento per i figli.
PS Per chi ha voglia di alzare gli occhi al cielo, abbondanti scie chimiche stamani sulla pianura padana.
‘Cooperante italiano ucciso in raid da un drone della Cia’ La risposta yankee al magistrato siciliano che ha sequestrato il MUOS.

Alexis Tsipras

22 aprile 2015

Scie chimiche: segreto USA nato in Italia

Scie chimiche davanti a scuola

di Gianni Lannes

Oggi mercoledi 22 aprile 2015, alle ore 13 ero dinanzi ad una scuola elementare pubblica. Accanto a me c’erano un centinaio di persone in attesa dei bimbi e il sole splendeva nitidamente. Improvvisamente il cielo si è oscurato. Ho alzato lo sguardo e incombevano a bassa velocità due velivoli visibili ad occhio nudo che a bassa quota (1.500 metri d’altitudine) squarciavano l’azzurro rilasciando quattro dense scie biancastre dalla coda. Dopo circa 5 minuti una vasta velatura grigiastra ha macchiato l’orizzonte visivo della città.

Tra l’altro, come da me preannunciato, le scie chimiche stanno causando una deprecabile siccità primaverile sulla pianura padana.

22 aprile 2015

Tornare a coltivare la terra: la storia di Antonio

TORNARE A COLTIVARE LA TERRA -

TORNARE A COLTIVARE LA TERRA –

La nostra lettrice Roberta Perrone, laureanda con una tesi sull’ecologia e il sociale, ha incontrato Antonio, giovane agrumicoltore siciliano che crede nella difesa della biodiversità, nel rispetto del suolo e nella vendita diretta. Ne nasce un confronto sul valore della terra, sulla riscoperta delle tradizioni e sul ritorno alla coltivazione come valore. Ecco alcuni punti della sua conversazione che abbiamo trovato particolarmente interessanti e condividiamo con piacere con i nostri lettori.

Ciao Antonio, raccontaci prima di tutto chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Antonio Cangialosi, ho ventotto anni e sono un agrumicoltore. Insieme a mio fratello gestisco un agrumeto di tre ettari e un uliveto altrettanto grande. L’azienda si trova in Sicilia a circa trenta chilometri da Palermo. Burocraticamente è nata 5 anni fa, ma in realtà calpestiamo quel suolo da sempre. Quella terra è un dono che è stato ereditato: sin da piccoli alternavamo piacevoli ore di lavoro in campagna con impegni di studio. Ci siamo ritrovati grandi e col desiderio maturato negli anni di fare del nostro hobby un vero e proprio lavoro.

Nel 2010 abbiamo cercato di mettere in piedi un’attività agricola di collina a conduzione familiare. Principalmente siamo io e mio fratello che ci lavoriamo, ma in alcuni momenti anche mio padre, parenti e amici: ci danno una mano soprattutto nella fase della raccolta. Questa attività è nata pezzo dopo pezzo attraverso piccoli tentativi, esperimenti, grazie soprattutto alla curiosità di provare a capire come si può vivere coltivando la terra. Non nego che la prima fase ha riservato alcune difficoltà (passare dai libri alla terra, inghippi burocratici, difficoltà nell’avvicinare la gente al buon cibo). In questo momento, nonostante i problemi siano sempre presenti, possiamo dire che stiamo riuscendo nei nostri intenti ed è pure divertente.

E’ un lavoro duro. Si torna a casa stanchi e si dedicano altre ore alla vendita a km0 nel nostro piccolo punto vendita in paese. Altre ore vengono destinate alla comunicazione (e-mail, social, pubblicità, etc). Altre vengono impiegate per la sistemazione dei pacchi da spedire, dando così la possibilità a chiunque di acquistare prodotti genuini – dall’albero alla tavola. Quindi il lavoro c’è ed è anche tanto, ma posso dire che è una cosa che mi appaga.

– Secondo te perché è importante tornare alla terra?

Noto che dalle nostre parti, da alcuni anni, c’è una piccola realtà di giovani che vorrebbe impegnarsi in questo settore e che sembra voglia espandersi sempre più. Si sta riscoprendo il valore della terra. Di certo è una realtà che stenta a decollare, ma comunque è già importante che si stia facendo spazio nel sociale. Il ritorno alla terra non è da sottovalutare, anzi. L’attività agricola può rappresentare un modello alternativo. La terra è una risorsa importante perché è lei che ricuce i rapporti tra territorio e comunità, le relazioni, le conoscenze, il recupero di saperi, le tradizioni. Oggi la gente inizia a pensare che la strada sia in progetti come il nostro.

– Perché occuparsi della difesa del suolo è divenuta oggi una priorità?

Oggi le policolture tradizionali sono minacciate dalle monocolture industriali: le colture intensive hanno ritmi spaventosi. Il problema delle colture intensive sta principalmente nel trarre profitto ad ogni costo. Non a caso, pur di lucrare, le grandi aziende tendono a sfruttare al massimo il suolo, i mezzi, il personale e tutto ciò di cui necessita una coltivazione intensiva. Le conseguenze sono: cattive paghe, usi sproporzionati di carburante, uso massivo di pesticidi, anticrittogamici, fitofarmaci, insetticidi. Purtroppo è la chimica che fa il gioco, col suo ausilio si può annualmente ottenere una produzione standard. Ma sopperire le mancanze con la chimica porterà la natura a depauperarsi. La difesa del suolo è una priorità perché se tratti bene la terra lei ricambierà nel migliore dei modi. Coltivare con metodi biologici, prendersi cura della salute del terreno è un po’ come difendere l’equilibrio del cosmo.

– Come fate a difendere i vostri raccolti da possibili attacchi?

Gli agrumi sono dei frutti resistenti. La buccia, spessa e grezza, consente di proteggere al meglio il frutto dagli attacchi. Di conseguenza il produttore, se vuole, non è costretto a far uso della chimica. Capita però che l’agrumeto venga infestato dalla presenza di un numero massiccio di afidi e cocciniglie, insetti visibili anche ad occhio nudo che si raggruppano solitamente sulla pagina inferiore delle giovani foglie. Succhiano la linfa delle piante provocandone un generale deperimento. Per affrontare questo problema utilizziamo l’olio extra vergine d’oliva (metodo naturale). L’olio, distribuito nelle foglie, riesce a soffocare gli insetti sopprimendoli. Per altri casi utilizziamo anche rame e zolfo (fungicidi naturali che, se utilizzati in giuste dosi, sono consentiti in agricoltura biologica).

l'agrumeto di Antonio– Quale potrebbe essere allora un sistema di produzione e di distribuzione ideale?

Mi piace pensare che un giorno si potrà tornare ad una produzione e ad una distribuzione locale, il famoso km0. Una piccola azienda non ti obbliga ai ritmi frenetici di cui necessita una mega azienda. Si sa, le grandi aziende sono spesso strozzate dai costi e da un’organizzazione troppo macchinosa, con tempi e ritmi rigidissimi dettati dalle dure leggi di mercato, per non parlare dell’uso sproporzionato di concimi chimici e gli effetti sulla biodiversità. Invece, tante piccole aziende possono agire nel rispetto della terra e dell’uomo: giuste ore di lavoro, adeguate tecniche di potatura, di concimazione, di irrigazione e di raccolta.

– E’ possibile secondo te un’agricoltura differente che preservi l’agricoltura tradizionale, l’uso delle sementi antiche e che rispetti i ritmi naturali considerando l’aumento della popolazione e, di conseguenza, l’aumento della richiesta di cibo?

Ecco. Per quanto riguarda la questione dei semi posso parlarti della mia esperienza. Parte dell’azienda è destinata ad un piccolo orto per il fabbisogno familiare. Grazie alla passione per la campagna di mio nonno e di mio padre, oggi, io e mio fratello, disponiamo di sementi antiche di varietà non più esistenti in commercio: pomodoro, zucchina siciliana, fava, cetriolo, cipolla, aglio. Ho ereditato una grande ricchezza. Purtroppo alcuni semi di altri ortaggi sono andati persi nel tempo. Ciò ci obbliga ad acquistare sementi o piantine direttamente dai vivaisti che, però, commercializzano semi ibridi. (sulla questione semi linkiamo pezzi vandana shiva)

– Ci è stato detto che gli OGM avrebbero salvato il mondo dalla fame facendo aumentare i raccolti, diminuendo l’uso dei pesticidi, mettendo in circolo piante in grado di resistere alle condizioni climatiche. Cosa ne pensi dell’inquinamento genetico che ne deriva?

Le promesse fatte sono inganni. Solo e semplicemente inganni. Interessi di multinazionali impavide pronte a tutto pur di lucrare. Quella degli OGM è una macchina formidabile e in continua espansione che promette di nutrire il pianeta mentre nella realtà riproduce una struttura di spreco e di ingiustizia. Si sa, le multinazionali sono divenute così potenti da condizionare persino le scelte istituzionali, a discapito di piccoli e medi agricoltori, dei consumatori e persino dell’ambiente. L’uomo è riuscito a brevettare il bene comune più prezioso, il seme. E’ riuscito a modificarne la genetica, a renderlo proprio al fine di commercializzarlo, mettendo a rischio la fertilità del suolo, della falde idriche, dell’atmosfera e della salute umana. Non si può pensare di modificare la terra all’infinito, scavare montagne in eterno, cementificare tutto. Sulla terra non si può lucrare per sempre.

– Come singoli cittadini cosa possiamo dare per tutelare il futuro del suolo?

Bisogna credere nella buona agricoltura e cercare di avvicinare quanta più gente possibile al rispetto dell’ambiente. Siete voi consumatori ad avere potere decisionale. Bisognerebbe ridurre o ancor meglio eliminare la cultura dell’usa e getta e del consumo senza qualità e consapevolezza. Quella del consumismo è una logica che si è imposta nel tempo e che ha influenzato negativamente la salute dei consumatori. Ricordiamo sempre che noi siamo quel che mangiamo. ( http://www.nonsprecare.it/ )