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22 maggio 2015

Italia: non pagare più le tasse a uno stato di guerra!

di Gianni Lannes

Schiacciano con l’ausilio di leggi antidemocratiche i diritti costituzionali di cittadine e cittadini alla giustizia, all’uguaglianza di trattamento, all’equità, alla libertà. Le chiacchiere se le porta via il vento. Invece di lamentarsi continuamente, bisogna partire da un’obiezione fiscale a livello generale in ogni comune d’Italia. Le ragioni? In primo luogo, più di ogni altro paese d’Europa, in Italia proprio secondo i dati ufficiali governativi, la pressione fiscale veleggia verso il 51 per cento, mentre la disoccupazione galoppa attualmente al 108 per cento. Manca solo la tassa sull’aria sempre più inquinata che ingurgitiamo. Non sanno più cosa inventarsi per tartassarci, e stare a galla a spese della collettività. Basta!
I soldi delle tasse vengono prevalentemente usati dal governo illegittimo di mister Renzi, imposto dal Napolitano ma non votato dal popolo sovrano, per costi di guerra all’estero. Senza annoverare, poi, le speculazioni nostrane. Le spese militari italiane – secondo una stima del Sipri – ammontano quotidianamente a circa 100 milioni di euro, di cui ben 20 milioni al giorno quale contributo italidiota – dal 2002 – per l’aerosolchemioterapia bellica della NATO sui centri abitati dello Stivale, isole comprese. Alla fine dell’anno il gruzzolone per sostenere guerre straniere imposte dal complesso militar-industriale straniero, ovvero il denaro pubblico sgraffignato dalle autorità agli ignari contribuenti italidioti, ammonta a circa 30 miliardi di euro.
Seconda ragione: nel 2012 con una poco nota sentenza la Corte dei Conti ha stabilito che i concessionari del gioco d’azzardo statale devono pagare ben 98 miliardi di euro di tasse evase, senza contare a tutt’oggi gli interessi maturati.
Non esiste alcuna crisi economica, ma un’aggressione speculativa dall’estero alla nostra patria, coadiuvata dai politicanti parassiti che manteniamo a scrocco.
Nel gennaio 2014 la Corte costituzionale con sentenza numero 1, ha stabilito che la legge elettorale 270 del 2005 è incostituzionale., Ciò vuol dire che il Parlamento è abusivo e così il governo e l’attuale capo dello Stato. Se la legge è uguale per tutti, in uno Stato di diritto, allora tutti devono rispettarla. Altrimenti, ogni cittadina e ogni cittadino è autorizzata/o dal diritto costituzionale a mandare al diavolo queste coercitive imposizioni statali, di chi peraltro non ha l’autorità per imporci alcunché. E’ lapalissiano: siamo sotto dittatura. E i regimi per giunta telecomandati dall’estero – per definizione – si possono solo abbattere, non riformare. Il concetto è elementare.
Allora, che fare? Basta staccare il rubinetto e questi fantocci scansafatiche si attaccano alla canna del gas. Se non si pagano più tasse inique il governo eterodiretto di Renzi o di chicchessia, cade da solo. Passo successivo: realizzazione dal basso, ossia a livello popolare di una nuova Costituente. Non abbiamo che da perdere le catene: la libertà va conquistata.
Su la testa!

Un libro che insegna come pagare meno imposte è sempre la mia poliedrica biografia di Bill Kaysing!

Gianni Lannes

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