Ora sarà più difficile fermare chi inquina

Interessante intervista al dottor Stefano Montanari che conferma ciò che sostengo da tempo: l’ambientalismo ufficiale non è altro che una costola del potere costituito.
Roberta Doricchi – Qualche giorno fa è entrata in vigore la legge che punisce chi inquina. Che ne dice?
Stefano Montanari – Si sarebbe potuto fare peggio, ma ci si sarebbe dovuti impegnare parecchio.

RD – Che cosa significa?
SM – Se si voleva favorire chi inquina ci si è riusciti perfettamente. In più si è ottenuto l’effetto collaterale di far passare una porcheria che farà danni a non finire per un trionfo. Meglio di così…

RD – Eppure diversi gruppi ambientalisti, Legambiente in testa, hanno applaudito entusiasti.
SM – Appunto. Questo conferma ciò che le dicevo. Quando c’è Legambiente di mezzo si può stare certi che un aiutino a chi sporca c’è quasi sempre. Non per niente quell’associazione è la mamma del più grande inceneritore italiano e uno dei più grandi del mondo: quello di Brescia. Ma, se vogliamo elencare le sue imprese contro l’ambiente, ho paura che dovremo prenderci un po’ di tempo.

RD – Ma, insomma, che cosa c’è che non va nella legge?
SM – Se leggerà il testo si accorgerà quanto sia equivoco. Pare scritto apposta per consentire mille scappatoie e per rendere impossibile fermare e poi punire chi attenta all’ambiente. Veda solo la cancellazione del divieto di usare l’air gun nei nostri mari.

RD – Di che cosa si tratta?
SM – È una tecnica di prospezione che viene usata quando si cercano giacimenti petroliferi o di gas sottomarini. S’inietta aria ad alta pressione nel sottosuolo marino e si fa esplodere la bolla. Questo genera onde simili a quelle di un terremoto e, tra gli altri problemini, danneggia la vita del mare. Da oggi le 17 ditte, di cui 12 straniere, che vogliono massacrare il nostro mare potranno farlo con la benedizione dello Stato. Se prima si rischiavano fino a tre anni di galera, oggi c’è un bacio in fronte. Ci saranno, pare, 17 miliardi di Euro d’investimenti e con quelli noi avremo venduto il mare che avremmo dovuto lasciare ai nostri figli. L’esultanza delle compagnie petrolifere e di Confindustria, oltre che, naturalmente, di un premier che nessuno ha mai eletto e che sta dove sta sul filo di una legalità inesistente, sono sintomi della nostra follia.

RD – C’è altro?
SM – C’è molto altro. D’ora in poi sarà impossibile procedere contro chi inquina ma lo fa disponendo di tutte le scartoffie del caso, ottenere le quali è facilissimo. Io mi occupo da anni del problema e, purtroppo, posso intervenire solo quando qualcuno m’incarica di farlo: un caso su mille. Forse meno, molto meno. Le aziende che propongono la costruzione d’impianti d’incenerimento di rifiuti, per esempio, presentano di regola documentazioni grottescamente ridicole. Cementifici, sistemi di trattamento delle cosiddette biomasse, inceneritori chiamati termovalorizzatori… L’Italia è il Paese di Bengodi per queste follie. Ma abbiamo anche centrali termoelettriche ad oli pesanti o a carbone e le fabbriche più disparate. Leggendo i documenti che vengono presentati per ottenere le autorizzazioni è facile vedere come si tratti di aria fritta compilata solo per offrire una giustificazione a chi, autorità preposta, era già comunque molto ben disposta a dare la concessione qualunque cosa si trovasse davanti. E le concessioni arrivano, e arrivano anche se le infrazioni alle leggi esistenti sono spesso decine. Ma noi abbiamo il far finta di niente e le deroghe. L’Italia ha più o meno 21.000 leggi nazionali e altrettante leggi regionali. A fianco esistono 63.000 deroghe. Di fatto, le leggi, peraltro contraddittorie fino ai bizantinismi più assurdi, sono fatte per i fessi. Per i furbi ci sono sempre le deroghe, cioè la legge è uguale per tutti ma la sua applicazione no. Insomma, tornando a noi, se, non importa come, io ottengo il permesso per allestire un determinato impianto o per applicare una determinata metodica, ho una sorta di salvacondotto che mi permette di arrecare danni in quantità senza che io sia chiamato a pagare. E qui si può già chiudere la vicenda.

RD – Continui.
SM – Un’altra bella disposizione è quella secondo cui il reato esiste se si dimostra un’alterazione irreversibile dell’ecosistema.

RD – La sua critica?
SM – Alterazione irreversibile è la scomparsa dei dinosauri 65 milioni di anni fa. Ora, con la legge nuova, io devo dimostrare che,  dico a titolo d’esempio, una determinata forma di vita è scomparsa per sempre e non potrà più tornare. Di fatto, ci sediamo, aspettiamo qualche milione di anni e poi cominciamo a discutere. Immagini che io abbia avvelenato una falda acquifera. Quell’avvelenamento mica è irreversibile. Basta che io, smantellato l’impianto che aveva fatto il guaio, lasci sgorgare l’acqua per qualche secolo o addirittura, se ci sono le condizioni, per pochi decenni, ed ecco che avrò acqua limpida come il giorno della creazione. E, a proposito dei dinosauri, siamo proprio sicuri che siano scomparsi del tutto? Al cinema ci sono e qualche avvocato potrebbe sostenere che siano ancora nascosti da qualche parte.

RD – Che cosa si sarebbe dovuto dire nella legge?
SM –  Se proprio si volevano porre dei criteri di tempo, sarebbe bastato insistere sulla persistenza. Se il problema non si risolve in tot mesi, è punibile. Ma, poi, la legge parla di alterazione irreversibile dell’ecosistema, cioè di un panorama enorme e complesso su cui si potrà cavillare all’infinito. Di fatto, sarà impossibile intervenire e tutto finirà nel nulla. E poi, altra cosa sconcertante, il danno deve essere immediato: io sparo e lei casca a terra morta, altrimenti va tutto bene. Pensi un po’ all’amianto. Quello può impiegare anche 40 anni a manifestare la propria patogenicità. E tantissimi impianti non sono da meno. E poi lei deve fornire il numero esatto dei danneggiati, altro punto che farà gioire gli avvocati: centouno o centudue morti? Bisogna essere precisi: è la legge.

RD – Ma chi è punibile?
SM –  E chi lo sa? L’inquinamento, dice la legge, è punibile solo se è abusivo, vale a dire se non ha timbri, firme e ceralacca a legalizzarlo. Ma essere in regola è banale. S’incarica un gruppo addestrato di tecnici di scrivere stravaganze, spesso roba che stride con la scienza nota da secoli, e il permesso arriva. Dunque, perché mai dovrei avvelenare senza averne il più che probabile, quasi scontato permesso? Basta solo avere un po’ di pazienza e i funzionari del caso saranno felici di compiacere chi ha prodotto le scartoffie. Mal che vada, arriveranno le deroghe. Veda quella ormai annosa che permise di bruciare le famigerate ecoballe campane, cosa vietata per legge ma aggirata senza vergogna perché faceva tanto comodo a qualcuno.

RD – Che caratteristiche deve avere, allora, l’inquinamento per essere almeno degno d’interesse?
SM – La legge dice che, oltre a tutto quanto ho già elencato, deve essere significativo e misurabile, due caratteristiche che si prestano ad infinite interpretazioni.

RD – Mettiamo il caso che esistano tutte le condizioni. Che cosa succede all’inquinatore?
SM – Beh, se la caverebbe con poco. Basta che paghi una relativamente piccola multa e il gioco è fatto. Il gioco vale ampiamente la candela. Poi c’è la cosa forse più divertente: il cosiddetto ravvedimento operoso.

RD – Di che cosa si tratta?
SM – Ammettiamo che, come dice lei, esistano tutte le condizioni perché io sia ritenuto colpevole di aver inquinato un territorio. A questo punto io posso impegnarmi a bonificarlo.

RD – Mi pare giusto.
SM – Lo sarebbe se la bonifica fosse possibile, cosa che nella stragrande maggioranza dei casi non è. Allora succede che io m’impegno ugualmente a farlo e, perché no?, se so muovermi bene, ricorro a fondi che lo Stato mi mette graziosamente a disposizione. Poi, stante il fatto che le operazioni di bonifica non avrebbero  comunque risultati apprezzabili né ci sarà chi me ne chiederà conto e il tutto si fa solo per i gonzi, è sufficiente che io finga di metterle in opera. Così, ancora una volta perché no?, incaricherò qualche amichetto di farlo. Questo intascherà un po’ di quattrini senza colpo ferire se non subire l’incomodo di aver inscenato una farsetta, e alla fine saprà essermi grato del favore che gli ho fatto. Siamo uomini di mondo. O no?

RD – Da quanto mi dice abbiamo peggiorato la situazione.
SM – Leggi contro l’inquinamento ne avevamo a iosa. Sarebbe bastato applicare quelle, magari abrogando le altre in contraddizione e cancellando le deroghe oltre a prevedere e ad applicare pene certe. Per la quasi totalità le installazioni e i sistemi inquinanti che vengono proposti nel nostro paese nascono già con pesanti peccati originali d’illegalità. Pensi solo al fatto che noi c’infischiamo degli accordi che abbiamo sottoscritto a livello internazionale, magari recependo disposizioni comunitarie. Pensi alle distanze con le abitazioni, a volte scuole e perfino ospedali. Pensi alle informazioni truffaldine che vengono propinate al pubblico. Pensi alle indagini epidemiologiche prive di significato fatte con criteri assurdi e su patologie che sono solo una modesta frazione di quelle che interessano. Pensi, poi, ai mancati controlli ambientali o alla follia di affidare quei controlli allo stesso controllato. È come se io le chiedessi di multarsi perché le è scaduto il tempo del disco orario.

RD – In Italia abbiamo parecchi comitati in difesa dell’ambiente. Che cosa fanno?
SM – Quasi in ogni caso si tratta di gruppi di benintenzionati ma molto spesso, anche se non sempre, sono di un’inefficienza assoluta. Di solito un comitato che teoricamente comprende centinaia di persone ne ha solo una manciata disposta a prestare attivamente la propria opera. E ne ha ancora meno ad avere qualche competenza. Anzi, è rarissimo trovare qualcuno che sappia davvero di che cosa si sta parlando e sappia come comportarsi. Di solito l’atteggiamento è quello del nimby, cioè fate quello che vi pare a patto che lo facciate lontano da casa mia.

RD – Che cosa dovrebbero fare?
SM – Innanzitutto i gruppi dovrebbero essere più uniti. Io mi trovo a volte a parlare con un comitato che ignora di averne uno del tutto analogo a pochi chilometri di distanza. Queste persone dovrebbero rendersi conto del fatto che gli inquinanti possono diffondersi per distanze enormi e non vedere l’impianto non significa affatto che i suoi veleni non arrivino. Tanto per farle un esempio, io ho abitato per 36 anni a Modena in una casa che aveva un piccolo giardino in cui c’era un albero di amarene. Sulla superficie dei frutti si depositava vistosamente la polvere delle ceramiche di Sassuolo. In linea d’aria almeno una quindicina di chilometri.

RD – E ancora sui comitati…
SM – Poi c’è il problema dei quattrini. Chi propone certi impianti ha soldi da spendere, o da investire, se preferisce. E con quei soldi si allestiscono studi fasulli, si fanno analisi taroccate e s’incarica fior di professionisti: professori universitari, laboratori chimici, avvocati… Si possono fare regalucci a chi conta… Dall’altra parte ci sono i comitati che non hanno nemmeno i soldi per pagare il francobollo per una raccomandata e con presunti aderenti che si defilano se il rischio è quello di metterci un Euro. Tutti vorrebbero vincere la guerra ma nessuno vuole separarsi dai propri quattrini, e senza armi si perde.

RD – Ma lei ne ha vinte parecchie.
SM – A volte è capitato persino che chi proponeva certe porcherie si ritirasse. A volte sono stati cancellati i permessi perché i politici che li avevano concessi stavano rimediando una figura tale che avrebbe messo a rischio la loro rielezione, una delle poche cose che a quei personaggi interessano. Però non si può sempre fidare sui miracoli. Nella maggior parte dei casi, al di là di un setacciatura minuziosa dei documenti, occorre fare indagini sul posto e analisi che vanno interpretate. Poi ci vuole un avvocato competente. Un legale formidabile nel diritto di famiglia o in quello fallimentare o sull’infortunistica potrebbe non sapersi districare in campo ambientale, un ginepraio che è stato ingarbugliato apposta per poter giustificare situazioni per rigettare le quali sarebbe sufficiente il più comune buon senso.

RD – Però mi consta che ci siano sindaci che si battono per evitare certi scempi.
SM – Qui il discorso si farebbe lungo. Il sindaco è la massima autorità sanitaria del comune, e questo gli dà un potere enorme. Se lui stabilisce che quell’impianto o quel sistema può danneggiare la salute dei suoi amministrati, ha il potere di vietare che lo si allestisca nel suo territorio. Essere sindaco comporta il fatto di essere responsabile penalmente, cioè in modo personale, degli eventuali danni arrecati alla salute di chi lo ha eletto e, per questo, nessuno può prevalere sulla sua decisione. Purtroppo accade che tanti sindaci facciano finta di niente o, una volta eletti, si rigirino di centottanta gradi e smentiscano quello che magari fu uno dei capisaldi della campagna elettorale. Io ne ho visti più di uno.

RD – Una brutta fotografia della situazione. Ce la possiamo fare a difenderci?
SM – Sì.

RD – Mi sorprende. Di solito non la vedo ottimista.
SM – Dalle mie parti si dice che quando l’acqua arriva al sedere tutti imparano a nuotare. Qui siamo in una situazione di una gravità assoluta ed è sufficiente dare un’occhiata ai numeri sul cancro, sugli aborti spontanei e sulle malformazioni fetali. Non abbiamo altra alternativa che difenderci e vincere. Non sarà facile anche per i tanti nemici che abbiamo in casa, ma dobbiamo rimboccarci le mani e recuperare il cervello. Così ce la faremo, altrimenti sarà un mondo senza di noi. Da un certo punto di vista è una prospettiva bellissima.

RD – La prima mossa?
SM – Far abrogare quella porcheria di legge. (Fonte: http://www.vitalmicroscopio.net/ )

Stefano Montanari