Concorsi P.a., non solo voto laurea, conta ateneo

Così un emendamento, approvato, al ddl P.a.

Nei concorsi pubblici a fare la differenza non sarà più solo il voto di laurea, ma potrà contare anche l’università. Così un emendamento, appena approvato, al ddl P.a, che parla di “superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso” e “possibilità di valutarlo in rapporto ai fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato”.
I dirigenti pubblici potranno essere licenziati se privi di incarico per un certo periodo ma non basta, l’uscita dal ruolo scatta solo se prima c’è stata una sostanziale ‘bocciatura’ da parte dell’amministrazione. Così un emendamento al ddl P.a, approvato, che prevede il collocamento in disponibilità “successivo a valutazione negativa”. (ANSA)

Anni or sono, uscì un articolo con la classifica delle migliori facltà di Economia a Commercio in Italia, mi sembra sul Sole 24ore. Risultò, da quella ricerca, che le facoltà migliori (quantomeno più difficili) erano Verona e poi Brescia. La Bocconi si piazzava al sesto posto e ultima Reggio Calabria. Cito a memoria, ma i dati erano circa questi.
Ora, secondo voi, la Regione Lombardia, o Veneto, potrebbe emanare un concorso pubblico in cui un 110 e lode preso a Brescia o Verona valesse di più di uno incamerato a Reggio Calabria?
Ovviamente no, i meridionali non lo consentirebbero di certo.
In centro Italia ci sono università pubbliche e private che mulinano diplomi di laurea con la stessa velocità quasi con cui li stampano. Non faccio nomi ed esempi per non venire querelato. Però certe lauree in “Socciolloggia” mi sanno tanto di ‘diplomificio’.
Quindi, vi chiederete, dove sta l’inghippo?
Il fatto è che ci sono i soliti filo-americani e cripto-grembiulini (PD, M5S, Radicali ecc.) dietro all’abolizione del valore legale del titolo di studio.
In questo modo, potrebbero essere facilitati nell’ingresso coloro che provengono dagli atenei privati e angloamericani che sono sempre in cima alle statistiche farlocche sulla “buona scuola”.
Tutti sanno che, in media, le migliori università nel globo sono quelle tedesche, nordiche, giapponesi, russe e ultimamente cinesi.
Però, i giornali italioti a larga diffusione pubblicano pedissequamente le classifiche “internazionali”, prodotte dalla CIA, che piazzano ai primi posti gli atenei solo ed esclusivamente angloamericani. Meglio se privati.
Senza dire del “profiling razziale” di cui sono artefici le università a stelle e strisce. Ossia di penalizzare subdolamente gli studenti asiatici, più bravi dei “bianchi”, nei test d’ammissione. Dall’altra parte del punteggio, vengono favoriti i neri, onde evitare l’accusa di discriminazione razziale in caso di forte esclusione di studenti di colore. (°)
State tranquilli comunque che questa storiella finirà dentro la solita bolla di sapone estiva.

(°) Ciò è reso burocraticamente possibile dal fatto che, negli USA, nei questionari di ammissione, si deve specificare la propria razza di appartenenza. Qui il caso di una ragazza, di madre asiatica e padre americano nero, col dilemma se dichiararsi ‘nera’, ed essere favorita, o ‘gialla’, ed essere sfavorita, nella prova d’ingresso.
http://www.nytimes.com/2011/06/14/us/14admissions.html?_r=0