Navetta Virgin, fu un errore umano

Navetta Virgin, fu un errore umano

L’inchiesta sullo schianto di dieci mesi fa: il copilota, morto nell’incidente, causò un cedimento strutturale

LONDRA – Fu “un errore umano”, addebitato al copilota deceduto nella tragedia, a causare l’incidente rivelatosi fatale – 10 mesi fa – per la navetta Virgin Galactic e per i programmi di esplorazione spaziale provata concepiti dal miliardario Richard Branson.
Lo riferisce la Bbc, citando i risultati dell’inchiesta condotta dalla National Transportation Safety Board (NTSB). L’inchiesta accredita un cedimento strutturale della navetta durante il test di volo causato dall’azionamento anticipato del sistema di frenaggio da parte del copilota Michael Alsbury. Nell’incidente Alsbury morì schiantandosi al suolo nel deserto californiano, mentre il comandante Peter Siebold si salvò miracolosamente, benchè ferito in modo grave, riuscendo a uscire dal velivolo (privo di sedili eiettabili) che si ‘sgretolava’ e a far aprire poi il paracadute a 6000 metri di quota. Dopo il disastro, Branson s’impegnò a far condurre indagini approfondite per capire le cause dell’accaduto, dichiarando di voler comunque riprendere il programma. Altri test, da allora, non ve ne sono tuttavia stati, mentre non sono mancati appelli al miliardario a rinunciare.
(Corriere del Ticino)

Solito rituale. Come per quasi ogni altro disastro aereo, la responsabilità è stata affibbiata al copilota che non potrà contraddire in quanto deceduto. Si è pure argomentato così per la scomparsa del Boeing 777 di Malaysia Airlines, volo MH370, e per l’Airbus Germanwings.
In questo caso, la famiglia avrà ricevuto una congrua sommetta per annuire ogniqualvolta interrogata sulla presunta colpa del congiunto morto nell’indicente. Fine dell’inchiesta.
Come sospettai subito, probabilmente l’epopea Virgin Galactic è terminata. Gli USA non desiderano che comuni passeggeri possano giungere alle soglie dello spazio verificando che le stelle e i pianeti si possono avvistare distintamente.