Più figli solo se si aiutano le donne sul lavoro

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Buongiorno,

Io ho un’altra proposta: incentivare i popoli italici a fare più figli, così da non far migrare altri popoli. Una maglietta si può cambiare con un’altra maglietta. ma le persone non sono oggetti.

Saluti

Davide Biagiotti

Caro Biagiotti,

la sua succinta missiva si riferisce alla risposta da me data a un lettore domenica scorsa, dove argomentavo essere cosa buona e giusta, equa e salutare (come recita l’Exultet pasquale) il più alto tasso di fertilità degli immigrati rispetto agli italiani doc. Questa maggiore propensione a fare figli viene a evitare quell’invecchiamento della popolazione che causerebbe seri problemi. In particolare, i ragazzi e le ragazze cui è rivolta questa rubrica, quando fossero adulti, si troverebbero, se le nascite non aumentano, a dover mantenere stuoli crescenti di anziani. In verità, la demografia è destino, nel senso che le tendenze demografiche si invertono solo lentamente, e lo sbilancio fra lavoratori attivi e pensionati è già iscritto nella pietra del futuro prossimo. Gli studenti di oggi non potranno evitare di dover mantenere più anziani rispetto al passato, ma quel fato può essere evitato a figli e nipoti se la natalità riprende.

Lei osserva giustamente: ma perché non incentivare i ‘popoli italici’ a fare più figli, prima di ricorrere agli immigrati e al loro tasso di fertilità? Questa sarebbe in effetti la soluzione migliore. In Italia il tasso di fertilità è fra i più bassi del mondo, e le cause sono tante e complesse. C’è una tendenza a sposarsi più tardi e a fare figli più tardi, dato che le donne danno più importanza di prima ad avere un lavoro ed essere finanziariamente indipendenti. Si tratta di una tendenza che non è possibile (né desiderabile) invertire, e anzi potrebbe accentuarsi, dato che nel nostro Paese il tasso di occupazione femminile è fra i più bassi e l’occupazione femminile, malgrado la crisi, è in crescita. Poi c’è l’altro grosso problema del supporto pubblico alle famiglie. Non parlo di assegni famigliari, ma di quelle infrastrutture scolastiche – prime fra tutte gli asili nido – che permetterebbero meglio alle donne di conciliare famiglie e lavoro. Infine, c’è un fattore culturale legato al ruolo del padre: in Italia la parte preponderante del lavoro domestico è in media affidata alla donna. Anche qui, una maggiore partecipazione dei padri al lavoro domestico potrebbe facilitare una maggiore natalità presso i ‘popoli italici’.

Cordialmente, f.g. (Sole 24ore)

Ovviamente la risposta è del tutto discutibile. Se non si fanno figli in Italia, è perchè hanno fatto il lavaggio del cervello alla gente anteponendo il “consumo” alla famiglia. 50 anni di distruzione della famiglia tradizionale ha prodotto i suoi effetti nefasti. Le campagne abortiste e in favore della contraccezione sistematica degli anni ’70 e ’80 hanno dimezzato il numero dei nati, rispetto all’Italia preminentemente agricola degli anni ’50 e ’60 dove tradizionalmente il marito lavorava e la donna faceva solo la casalinga e la madre.  Quello più pratico, come antidoto alla natalità, è il costo della vita che impedisce alle giovani coppie di rendersi autonome rispetto al desiderio di avere figli. Diversamente da ciò che dice, sbagliando, la risposta del Sole è proprio per il fatto che le donne sono costrette a impiegarsi che la natalità diminuisce. Da noi il costo della vita è troppo alto rispetto agli stipendi per cui si è costretti a lavorare in due.
Negli ultimi decennii di televisione berlusconiana poi, la priorità della donna italiana media, fino ai 35 anni, sono (in ordine sparso): “esami universitari”, “vacanza a Sharm”, “viaggio a Londra”, “nottata in discoteca”.
in verità, la dimostrazione che ciò che scrivo è vero sta proprio negli tanto amati extracomunitari. Le donne immigrate fanno figli anche che se povere, basta un uomo le mantenga, non venendo meno al ruolo materno. Non hanno subito il lavaggio del cervello, ancora.
Quindi il lavoro non c’entra, la storiella dell’occupazione femminile è stata inventata proprio per incoraggiare la denatalità. Se una coppia è costretta a lavorare in due per mangiare, non ha la possibilità, se non altro di tempo materiale, per occuparsi di eventuali figli.
Tutta la campagna dei sindacati contro i datori di lavoro che facevano firmare dimissioni in bianco per le dipendenti che rimanevano incinte, è servita a incrementare il numero di aborti e di consumo di anticoncezionali.  Bastava che lo stato garantisse economicamente i “padroni” rispetto alle esigenze delle lavoratrici.
Il mio consiglio (e sono sicuro sarebbe anche quello di Bill Kaysing) è di capire cosa si vuole veramente nella vita, senza condizionamenti esterni, e dare il massimo per ottenerlo. Il resto non conta niente.
Vedete come sia tutto artefatto, falsificato dai media di regime.

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