Lo chef salvo per una sigaretta, Chiara ferita ma viva e Marco protetto dallo zaino

Le testimonianze degli italiani a Bruxelles


Nel giorno più drammatico della storia del Belgio con gli attentati all’aeroporto e alla metropolitana, arrivano le testimonianze delle persone che sono riuscite a salvarsi. Tra loro ci sono molti italiani. Ecco alcune delle loro storie.
Il testimone: “Sono uscito a fumare una sigaretta e così mi sono salvato”.

CHIARA, SULLA METROPOLITANA ESPLOSA

Su un vagone della metro nella stazione dei Maelbeek questa mattina, c’era anche Chiara Burla, 24 anni di Varallo, tra i feriti italiani nell’attentato. Era a Bruxelles da una decina di giorni per frequentare un workshop di danza. «Non so se è stato un miracolo, o semplicemente fortuna racconta-. So solo che sono sopravvissuta e che ho riportato solo leggere ferite, mentre un paio di vagoni avanti si sono contati i morti. Il mio pensiero va ora a loro. Adesso non vedo l’ora di tornare a casa. Mi interessa solo questo».

Chiara Burla a destra

PADOVANO FERITO, HO PENSATO: “QUI MUOIO”

«Ho avuto paura. Ho detto “qui muoio”. Poi sono corso fuori. Adesso sto realizzando che sono vivo». Marco Semenzato, 34 anni, padovano, da nove mesi consulente al dipartimento educazione e cultura della commissione europea, è uno dei tre italiani rimasti feriti. Forse, deve la vita a quello zainetto con dentro il computer che aveva sulle spalle e che si è come volatilizzato dopo lo scoppio. «Ero appena sceso dalla metro – dice – e avevo fatto due gradini della scale per uscire. All’improvviso ho sentito un boato. Ho visto un bagliore. Ho capito subito che era un attentato, ma non volevo crederci. Ho avuto paura e penso che non entrerò mai più in una metro, non solo qui a Bruxelles. Ti senti intrappolato come un topo. Non è una bella sensazione».

LA FUNZIONARIA AOSTANA: “SONO SCAPPATA A PIEDI”

«Ero appena entrata in aeroporto, mi trovavo già all’interno dell’aerostazione, nel piano “-1” dove partono i voli di Easyjet, quando ci hanno fatto immediatamente entrate nelle piste e poi verso il parcheggio e da lì ho deciso di andarmene a piedi». racconta Francesca Sergi, funzionaria della Regione Valle d’Aosta in servizio alla sede di rappresentanza di Bruxelles. «Sono scappata, ed ho raggiunto un distributore di benzina e da lì ho trovato un passaggio verso casa dove mi trovo al sicuro, adesso tutte le strade più grandi sono bloccate», spiega la donna che stava rientrando in Italia per partecipare al funerale del padre: «Adesso – riferisce – devo solo capire come rientrare, visto che hanno chiuso tutte le frontiere e tutto è bloccato».

IL SOCCORRITORE  

È stata una scena «terrificante». «Ero al lavoro in un edificio vicino alla stazione della metropolitana di Maalbeek, quando ho sentito un grande boato e sono sceso in strada» con i miei colleghi. «Non erano ancora arrivati i soccorsi e abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo», spiega Massimo Medico di San Cataldo (Caltanissetta), impiegato presso una ditta che si occupa di logistica, per conto della Commissione Ue, a Bruxelles. «C’era odore di bruciato. Persone ferite. non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi la teneva in braccio. La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile». (La Stampa)

Mah, un attentato avvenuto il 22-3 a 50 metri dalla sede della Commissione UE, un organo dittatoriale non eletto da nessuno. I terroristi invece di uccidere i Commissari UE, si scagliano contro cittadini inermi. Non mi convince. Poi questo accanimento contro i mezzi pubblici. Perché mai attentati sulle autostrade o nei centri commerciali? Ci avete pensato?