La “dissonanza cognitiva” si è fermata ad Andria

Non avrei voluto ritornare a scrivere di treni in queste circostanze.
Ci sono locuzioni che a turno diventano dei tormentoni sul web. Oggi tocca alla dissonanza cognitiva. Tuttavia, in questo caso si attaglia a come viene gestito in Italia il trasporto ferroviario.
Da come ho capito io (e io di treni ne capisco abbastanza), è successo ciò che succede sempre in questi casi: uno dei treni era in orario (ad Andria), l’altro era in ritardo di una ventina di minuti, a naso:
http://www.ferrovienordbarese.it/tmp/downloads/orario_ferr_est_2016.pdf
E’ successo che ad Andria qualcuno non si è accorto o non sapeva della posizione del ritardatario e ha lasciato partire il treno in orario.
La dissonanza cognitiva incomincia quando consideriamo normale che in una linea elettrificata (quindi con convogli che corrono) ci sia ancora il blocco telefonico e non il blocco automatico. Incredibile, sulla tratta Bari-Barletta il sistema di controllo del traffico automatico esiste dove c’è già il raddoppio, dove però è meno determinante in tali evenienze.
C’è chi dice che ad Andria ci fu un cambio di materiale rotabile per un qualche motivo e la cosa abbia distratto il personale. Può darsi.
Ma mortifica tutti che giornali “all’avanguardia” quali Repubblica titolino:”Treni, 120 incidenti e oltre 70 morti solo negli ultimi 15 anni. Il drammatico bilancio sulle ferrovie italiane. In un solo anno (il 2012) in Europa sono rimaste uccise o gravemente ferite 2261 persone“:
http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/12/news/la_mappa_degli_incidenti_ferroviari-143901536/
Basti menzionare che ogni anno in Italia muoiono 10 mila persone in incidenti stradali e 80 mila decedono per patologie legate al fumo di sigaretta. Ossia, 150 mila e oltre un milione, rispettivamente, in 15 anni.
Lo stato dell’arte del trasporto ferroviario in Italia poi, è la dissonanza cognitiva elevata all’ennesima potenza: da un lato si insiste con la TAV (per “unire l’Europa”, a breve apre la tratta AV Brescia-Milano); dall’altra, si chiudono centinaia di km di linee secondarie dall’inestimabile valore infrastrutturale e storico oltre che paesaggistico. In nome del dio petrolio.
Già, dal dopoguerra, da quando siamo “democratici”, si sono dismesse perfino ferrovie elettrificate a scartamento ordinario, alcune rimaste in funzione ma riportate alla trazione termica (!) (un celebre esempio si trova in val d’Aosta).
L’anno che verrà è del treno, non dell’automobile ne dei pullman, per ciò io sto già aspettando, è questa la novità, citando Lucio Dalla.