Gli insegnanti del Sud continuano a manifestare contro i trasferimenti al Nord

“Grazie a Renzi “, commenta una insegnante, “mio figlio di sei anni potrà tornare a vivere col padre tra tre anni almeno. Siamo più precari di prima e con le famiglie distrutte”
La “Buona Scuola” voluta da Renzi&company continua ad infliggere sofferenze agli insegnanti italiani e, in questo caso, a quelli del Mezzogiorno che in questi giorni protestano senza sosta in tante città per dire un secco “no” alla mobilità che vorrebbe rivoluzionare la loro vita, e quella delle loro famiglie, trasferendoli al Nord.
In settimana in Sicilia, sono andate in scena diverse proteste tra Messina e Palermo; un gruppo d’insegnanti coinvolti nei trasferimenti ha incontrato Luca Girardi, dirigente del servizio Personale della Scuola-Affari Legali presso l’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia. Una vicenda che coinvolge circa seimila docenti nella sola Sicilia anche se 4.600, mettendo in campo il titolo di sostegno , potrebbero ottenere un’assegnazione provvisoria nella Regione.
“Il rischio è che la Sicilia si svuoti”, commenta amareggiata Elizabeth Falcone; “immaginate la mia situazione: mio figlio che oggi ha sei anni non vedrà il padre ed i familiari se non durante festività per almeno tre anni. Possiamo tornare durante le festività? Non è così semplice, parliamo di alta stagione e i costi sono triplicati. Ci sono insegnanti che non possono permettersi neppure di sostenere le spese per il ricorso al tar. Il nostro è uno stipendio appena sufficiente a sopravvivere . La “Buona Scuola” ci rende più precari, altro che sistemazione definitiva”. “È vero”, continua l’insegnante, “che adesso percepiamo lo stipendio a luglio e agosto, in luogo della disoccupazione, ma per circa mille euro all’anno in più dovremo sostenere spese ben più significative: un altro affitto, altre utenze, oltre alla spaccatura delle nostre famiglie e alla lontananza da casa”.
I sospetti sono rivolti verso l’algoritmo che ha decretato gli spostamenti di sede: “Non hanno mai voluto rendere noti i criteri di scelta non hanno accettato di essere trasparenti”, commenta ancora Elizabeth Falcone, “notiamo che ci sono colleghi con un punteggio inferiore ma che sono riusciti a rientrare in Sicilia ed altri che non hanno mai dovuto lasciarla”.
Nel corso dell’incontro di stamani con il dirigente Girardi, un gruppo di dodici insegnanti ha manifestato il proprio disagio di essere vincitori del concorso primaria nella Regione Sicilia ma di aver ricevuto immissione in ruolo nella fase B a Lodi (fase nazionale) e di fatto ancora “esiliati al Nord”. “C’è anche la beffa”, svela Elizabeth Falcone, “che i trasferimenti che ci riguardano sono bloccati per tre anni”. “Renzi”, aggiunge Elizabeth, “si sta giocando il voto degli insegnanti, per lo più di sinistra, adirati da questa riforma che ritengono ingiusta per più aspetti. In tanti voteranno No al referendum costituzionale. Peraltro, si parla già di un nuovo concorso. Perché non stabilizzare chi è ancora nelle graduatoria e solo quando queste saranno ripulite , pensare a nuove leve?”.
Sulla questione si registra anche l’intervento del deputato nazionale Angelo Attaguile, siciliano e presidente nazionale di Noi con Salvini, che ricorda di aver rivolto una interrogazione parlamentare già in maggio al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini “ad oggi rimasta senza il minimo riscontro”, chiosa Angelo Attaguile. “Solo questo Governo miope non è stato in grado di prevedere ciò che sarebbe accaduto con la ‘Buona’, si fa per dire, ‘Scuola’”. (Il Populista)

Dopo l’unificazione savoiarda, il meridione d’Italia ebbe un crollo dell’economia a causa della moneta unica col Nord e della mancata accettazione, per motivi etnici (sociali e culturali), della strutturazione amministrativa unitaria.
Quindi, l’eccessiva statalizzazione è una forma di compensazione per ciò.
Inoltre, la repubblica italiana, finanziata dalla massoneria inglese, ha impiegato il Norditalia come “campo di rieducazione” per meridionali mescolando le razze. I mafiosi venivano mandati al confino nelle regioni del Centronord dal Duce e al soggiorno obbligato dalla repubblica italiana. Non dimostrando altro che Fascismo e Repubblica sono rovesci della stessa medaglia. Muta solo il nome, oggi “mobilità”.
Ora, i meridionali, che non sono scemi del tutto, stanno mangiando la foglia e alzano il tiro in cambio della adesione (spero ancora per poco) all’unità d’Italia.
E, se ci fate caso, ne Monti o Renzi, tanto meno Berlusconi o Grillo hanno ridotto l’assistenzialismo al Sud di un centesimo. Stanno incrementando le tasse a dismisura poichè ora ci sono milioni di africani pure da rieducare al modello consumistico nordamericano distribuiti su tutta la penisola e isole. E sfido chiunque a dimostrare che il mio ragionamento è sbagliato.

Gli insegnanti del Sud continuano a manifestare contro i trasferimenti al Nord