Perché non Si Vedono le Stelle Nelle Foto degli Astronauti dallo Spazio?

L’astronauta italiano dell’ESA durante le operazioni extraveicolari sulla Stazione Spaziale Internazionale. Intorno l’immensità e oscurità del cosmo. Credit: NASA/ESA/ISS.

Quando immaginiamo lo spazio, la prima cosa che viene in mente è una coperta infinita di stelle. Il cielo stellato è un po’ il simbolo dei nostri sogni di esplorazione spaziale, eppure nelle immagini degli astronauti, le stelle non si vedono. Ma cosa succede esattamente? La risposta la trovate sempre guardando il cielo stellato, ma durante una sera con la Luna piena. Le stelle più pallide non sono più visibili intorno alla luce riflessa dalla Luna e questo può far sembrare il cielo molto meno ricco. Lo stesso avviene con gli astronauti in orbita intorno alla Terra. La Terra, quando viene illuminata dal Sole diventa migliaia di volte più luminosa delle stelle intorno e come risultato, nelle foto non si vede traccia della pallida luce delle lontane stelle.


Buzz Aldrin vicino ad uno seismometro montato durante la missione Apollo 11. Credit: NASA

Ovviamente le stelle sono li, e gli astronauti le possono vedere se si voltano nella direzione opposta al Sole. Ma la ragione per cui non le vediamo noi sta anche nella natura delle macchine fotografiche che non riescono a recuperare abbastanza luce da questi lontani e piccoli puntini e vengono velocemente inondate dalla luce solare. Per evitare che le foto siano troppo esposte, gli scatti sono veloci e quindi il tempo di esposizione alla luce stellare è veramente troppo basso. I nostri occhi sono molto più sensibili alla luce rispetto alle macchine fotografiche e quindi gli astronauti possono vedere molto più di quanto possono farci vedere a noi qua giù.
Anche le missioni Apollo hanno avuto lo stesso problema. La luce riflessa dalla regolite di cui è coperta la superficie è così intensa che avrebbe reso sbiancate tutte le immagini.
Ma le foto delle stelle non mancano. Sono però di un tipo particolare chiamato time-lapse. In pratica la camera viene lasciata esposta per durate molto lunghe in modo da permettere a molto più fotoni di fissarsi nell’immagine. Un effetto è che poi le stelle si vedono durante il loro movimento, come strisce lunghe nel cielo.


Fotografia ottenuta da Don Pettit, astronauta ed ingegnere di volo della Expedition 30 e 31 a bordo della ISS. L’immagine è stata ottenuta con tempo di esposizione di circa 15 minuti, ottenuta scattando multiple rapide esposizioni da 30 secondi, aggiunge poi insieme grazie ad un software. Credit: NASA/Don Pettit

Per registrare l’immagine di una singola stella, l’obbiettivo dev’essere esposto per minuti o anche ore, per arrivare ad avere abbastanza fotoni da distinguere la pallida luce stellare. Ovviamente si tratta di casi in cui non c’è un altra cosa nella fotografia. Se gli astronauti facessero lo stesso quando riprendono se stessi, la luce riflessa dalla loro tuta sarebbe così tanta che alla fine del processo si vedrebbe tutto sbiancato.
Una cosa da ricordare però, è che dallo spazio non si vedono tantissime stelle in più rispetto ai posti migliori sulla Terra. Il numero di stelle visibili dalla Terra durante una serata particolarmente buia, in cima ad una montagna con l’atmosfera molto secca, è più o meno lo stesso visibile dagli astronauti. Con l’aggiunta di alcune più pallide, ma non un numero così grande da vedere la differenza ad occhio nudo. ( http://www.link2universe.net/ )

L’orrendo castello di bugie contenuto in questo articolo può essere facilmente demolito con una sola considerazione: se era impossibile, dalla Luna, fotografare contemporaneamente stelle, pianeti e astronauti, perchè non hanno preso immagini con regolazioni apposite delle macchine fotografiche? Un’occasione più unica che rara di scattare immagini meravigliose di nebulose e galassie in totale assenza di atmosfera, 20 anni prima del lancio del telescopio spaziale Hubble. O no?