Italia: 40 milioni di poveri

Povertà, la Caritas denuncia 4,5 milioni di indigenti in Italia: ‘Basta soluzioni spot’
Troppe volte si sente parlare di uomini e donne che “scivolano” nella povertà. I mezzi di informazione ci hanno quasi abituati all’idea di queste moltitudini anonime che vengono progressivamente – e inesorabilmente – divorate dall’indigenza, lungo le pareti di un immenso, insidioso imbuto. Il 17 ottobre scorso, la Caritas ha presentato un interessante Rapporto dal titolo “Vasi comunicanti”, inerente temi come la povertà e l’esclusione sociale.
Nel Rapporto di parla di 4,5 milioni di poveri, presenti sul nostro territorio. Con un’incidenza molto alta nel Mezzogiorno, dove risiede il 34,4% della popolazione e si concentra il 45,3% dei poveri. Era anche prevedibile, considerando che secondo l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) nel sud si sono persi 576mila posti di lavoro, dal 2008 a oggi. Ossia il 70% delle perdita riscontrate nell’intero paese. Non se la passano meglio le altre macroaree del paese, dato che nel centro e nel nord la “povertà assoluta” è almeno raddoppiata percentualmente. La povertà assoluta è definita come la “forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa”. Parliamo di dignità. E se passiamo dalle definizioni alla concretezza, scivolare nella povertà significa perdere il controllo sulle proprie progettualità, interrompere il dialogo di fiducia con la propria esistenza, il filo sottile delle aspettative, bloccare il piano di ammortamento del mutuo, pignoramenti, disastri umani e sentimentali. Significa ritrovarsi nell’ombra appena si incontri la prima pietra d’inciampo: una malattia, un incidente, o una spesa imprevista rilevante. Significa non avere ammortizzatori per fronteggiare eventualità negative e, soprattutto, non poter prospettare opportunità e serenità per i propri figli, esposti a privazioni di ordine materiale ed educativo. Discriminazioni e disagi. ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/19/poverta-la-caritas-denuncia-45-milioni-di-indigenti-in-italia-basta-soluzioni-spot/3108064/ )

La Caritas, quella ONG che auspica l’ingresso immediato di altri milioni di poveri dall’Africa e dal Medio Oriente, ci propina questi dati da Teatro dell’Assurdo. Statistiche invereconde a beneficio dei media pronti a pubblicare in ginocchio tali demenze.
Chi sta bene in Italia?
Su 16-17 milioni di pensionati sappiamo che circa il 43% percepisce meno di mille euro netti il mese. Quindi, grossomodo 10 milioni si possono definire tranquilli.
Poi ci sono 3-4 milioni di dipendenti statali, bancari, parastatali, diciamo che l’80% sia abbastanza remunerato.
Poi ci sono ricchi, arricchiti e agiati: industriali, ereditieri, grossi commercianti, professionisti e imprenditori vari. Vogliamo stimarli in 7-8 milioni?
In totale, abbiamo dunque circa 20 milioni di persone che possono tranquillamente andare in vacanza e cambiare auto, al fabbisogno.
E gli altri?
Per gli altri 40 milioni, quelli che si arrabattano nel privato, la soglia della povertà è raggiunta. Giovani assunti con lo Steve Jobs Act, commercianti che non hanno fatto fortuna ai tempi buoni ed ora arrancano. Pensionati al minimo e famiglie che guadagnano, magari in due, ma gravate da mutui e balzelli. Gente che 10 anni fa si è impiccata con le proprie mani a un mutuo ventennale acquistando immobili che ora valgono il 30% in meno.
E gli immigrati, sì loro. Quelli che non riescono a scappare rientrando, in prevalenza, al paese d’origine. Quelli che davvero provengono da stati in guerra e magari non hanno voluto subire l’onta di passare per profughi assistiti.
L’Italia, stato nato male, partorito dalla furia garibaldina, finirà peggio. Divorato dal suo malessere, dal suo non essere stato ne nazione travolto dalle sue stesse contraddizioni statistiche.

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