L’invenzione della “mafia” per mescolare le razze

Scuola e legalità, nel Laboratorio urbano i “100 passi” dei ragazzi contro la mafia 

Scuola e legalità, nel Laboratorio urbano i “100 passi” dei ragazzi contro la mafia

 “Dovete iscrivervi tutti al partito delle cellule sane”. Questo è stato l’invito del magistrato Alberto Maritati, già senatore della Repubblica, rivolto ai numerosi presenti all’inaugurazione della mostra “I nostri Cento Passi” presso l’Open Space Hopera di piazza Falconieri a Monteroni.
L’istituto comprensivo Primo polo e l’istituto comprensivo “Vittorio Bodini” insieme all’Amministrazione Comunale hanno voluto promuovere una settimana a favore della legalità al fine di sensibilizzare le nuove generazioni nell’attuare comportamenti sempre corretti sin dai piccoli gesti.  La mostra propone cento passi realizzati dalle oltre quaranta scuole aderenti alla rete “Veliero Parlante” nell’anno scolastico 2015-16; tra tutti gli elaborati realizzati dagli alunni, reduci da un percorso che li ha resi consapevoli dell’imprescindibile necessità di promuovere la legalità e la lotta alla mentalità mafiosa, si sono potuti evidenziare frasi e disegni inerenti il tema e presentati all’interno di questo itinerario ricco di riflessione e soprattutto d’impegno civile; il tutto è divenuto anche un pregevole volume che diventa, nelle mani del lettore, uno scrigno in cui si può ritrovare l’affermazione di sani comportamenti nel ricordo della fatidica distanza che separava la casa di Peppino Impastato da quella del boss Badalamenti. ( https://www.tgmonteroni.it/ )

Tutti sanno che la mafia non esiste. È la mentalità meridionale che non accetta l’imposizione burocratica dell’unità d’Italia. La parola mafia compare nella lingua italiana solo nel 1866, a distanza di 5  anni dall’unificazione savoiarda.
Il concetto di “mafia” (e “camorra”, “ndrangheta”) è profondamente razzista. Significa additare i meridionali come “gente geneticamente cattiva” quando invece si tratta solo di differenze etniche fra Nord e Sud.
Sia il Fascismo che la Repubblica Italiana hanno tentato di ammorbare la mentalità meridionale mescolando le razze spedendo milioni di meridionali al Nord, col confino e soggiorno obbligato, regalando loro posti nella pubblica amministrazione senza manco un concorso. Mente sopra il Tevere, per essere assunti nella PA, ci dicono che ci vuole un “concorso”.
Impiegano la scuola pubblica per lavare il cervello ai giovani col mito dello “stato buono”. Molti delitti “di mafia” hanno altra “eziologia” oppure sono inscenati per generare paura.
Stesso giochetto fanno con gli immigrati che fanno entrare, coccolandoli in ogni modo, però dicendo che sono “sporchi e cattivi” perchè si comportano come al loro paese anzichè adeguarsi alle “normative europee”.
Dicono che i meridionali devono emigrare perchè “c’è la mafia”, similmente dicono ai giovani magrebini che devono venire in Italia “perchè c’è la guerra”.
Questo è il famoso sistema massonico, strano che nessuno dei sedicenti esperti di poteri occulti lo dica.

La comparsa di mafia è più o meno coeva a quella di camorra, ma priva di precedenti anteriori al periodo postunitario: ( http://www.linkiesta.it/it/article/2014/10/27/da-dove-viene-la-parola-mafia-la-crusca-risponde/23300/ )

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