USA fuori dall’accordo di Parigi sul clima, Tim Cook condanna la decisione

Dopo gli inutili tentativi di far cambiare idea al presidente Donald Trump, Tim Cook ha scritto una email ai dipendenti Apple per condannare la scelta presa dal governo USA di uscire dall’accordo di Parigi sul clima.


In questa lettera interna, Tim Cook ha condannato la decisione presa da Donald Trump, ma ha anche ribadito che Apple rimarrà in prima linea negli sforzi di tutela dell’ambiente. Tra l’altro, il CEO di Tesla Elon Musk ha mantenuto la promessa e si è dimesso dal ruolo di consigliere consultivo della Casa Bianca dopo che il governo ha ratificato l’uscita dagli accordi di Parigi. Forti critiche sono arrivate anche dal CEO di Facebook Mark Zuckerberg, dal presidente Microsoft Brad Smith e dal CEO di Google Sundar Pichai.
Ricordiamo che l’accordo di Parigi è stato stipulato da 195 nazioni nel dicembre del 2015 ed è finalizzato a ridurre le emissioni di gas, l’effetto serra e il riscaldamento globale. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti si impegnassero a ridurre le emissioni di carbonio tra il 26% e il 28% entro 10 anni. Con l’uscita del paese, ora l’onere di ridurre le emissioni di carbonio è solamente sulle spalle del settore privato, per questo gli stessi Smith e Pichai hanno promesso di lavorare su iniziative ambientali molto simili a quelle adottate in questi anni da Apple. ( http://www.iphoneitalia.com/ )

Ovviamente, è tutto finto. Gli americani non hanno mai avuto intenzione di ratificare il Protocollo di Kyoto e adesso il trattato di Parigi. Il Cambiamento Climatico è una menzogna astutamente escogitata da loro per sottomettere il mondo. La Apple, del resto, produce i suoi cellulari in Cina tramite la Foxcom, sfruttando pesantemente i lavoratori. Il gigante asiatico, dal canto suo, non aderisce agli accordi sul clima per non affievolire il vantaggio competitivo nei confronti del Nord America.  Notare che USA e Cina sono i due primi emettitori di CO2 al mondo. Altro, sono storielle per i boccaloni.
Impiegano la tecnica del “armiamoci e partite”. Tutti i grandi e sedicenti studiosi nonché sostenitori del presunto riscaldamento globale sono statunitensi però a doverne soffrirne le conseguenze sono gli altri stati.

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