Banche, vaccini e ius soli: Parlamento a tappe forzate

I due decreti sulle banche accorpati in un unico testo, il decreto-vaccini, lo ius soli. Le Camere affrontano nuove curve insidiose in una settimana parlamentare che potrebbe riservare più voti di fiducia e un prevedibile testa a testa sul diritto di cittadinanza con una maggioranza che al Senato viaggia sul filo del rasoio.
Le banche piatto forte in aula alla Camera
Le banche, a partire dal nervo scoperto dei due istituti veneti, saranno il piatto forte in aula a Montecitorio. Dove, secondo programma, approderà anche la Legge europea 2017. Mentre in commissione, sempre alla Camera, si attendono passi avanti per le nuove modifiche in cantiere del Codice della strada e per il Ddl sui trials clinici e sugli Ordini delle professioni sanitarie, provvedimento, quest’ultimo, ad alto tasso di “ritorno elettorale” vista la platea degli interessati, calcolata in oltre 900mila persone. Ed elettori. Questo Ddl, tra l’altro, arriva da lontano – addirittura dal Governo guidato da Enrico Letta – e naviga in Parlamento ormai da 1.234 giorni, è alla terza lettura ed è destinato a tornare al Senato per un quarto giro solo da settembre.
il dl in parlamento 03 luglio 2017
Banche venete, 700 emendamenti. Emiliano: così il decreto è invotabile
L’assemblea del Senato alle prese con il decreto-vaccini
Al Senato, invece, l’assemblea sarà alle prese con il decreto-vaccini, che uscirà dalla commissione soltanto tra oggi e domani per approdare in aula da martedì pomeriggio, in un testo che ha già ridotto da 12 a 10 i vaccini obbligatori e dimezzato le sanzioni per i genitori no-vax. Facile immaginare che non avrà vita facile – scade il 6 agosto e dovrà poi andare alla Camera – e che gli emendamenti ne rallenteranno il cammino, al punto che il Governo potrebbe ricorrere al voto di fiducia.
Ius soli: mina politica pronta a esplodere
Tutto questo mentre sempre a palazzo Madama, ma dopo il decreto-vaccini, dovrebbe riprendere la discussione dello ius soli, che è una mina pronta a esplodere, tanto più per le posizioni del M5S che si sommano in qualche modo a quelle della destra e magari anche a una parte della maggioranza. (Il Sole 24 Ore)

Come vi scrissi il 5 dicembre scorso, a commento del risultato referendario, non ci avrebbero fatto andare a votare prima di avere costretto i parlamentari ad approvare ius soli e legalizzazione delle droghe (prima leggere, poi tutte).
L'”antipolitica” è stata, fin dall’inizio, pungolata per fare pressione sulla “casta” in modo tale da fare passare queste cose “democraticamente”.
Ricordo che, diversi anni fa, mi arrabbiavo con amici dicendo: “Lasciate perdere la Grecia, la Macedonia o l’Ucraina, sicché tra un po’ tocca a noi”. Difatti…

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