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11 dicembre 2017

Italia: cronaca di un disastro economico annunciato

Ma mitica Trabant.

La mitica Trabant della DDR.

Mentre il papa e i politici dibattono di eutanasia, legalizzazione delle droghe, diritti di omosessuali e islamici, lotta al razzismo e alle discriminazioni, si consuma il collasso economico dell’ex bel paese. Cosa che pronosticavo 10 anni fa quando parlavo già di “Italia terminale”. Stanti dati del genere, secondo voi che destino possono, ad esempio, avere il mercato immobiliare e degli autoveicoli? Che modello di auto si può permettere uno che lavora 3 giorni al mese?!?

Milano, mini-contratti da pochi giorni. I lavori precari del commercio
Camerieri, colf e commessi, il 99 per cento è a termine e nel 2016 l’80 per cento delle nuove assunzioni aveva durata da 1 a 10 giorni. La Cgil: «Giovani sempre sotto ricatto»

di Giampiero Rossi

Precari a tempo indeterminato. Potrebbe essere questo ossimoro a definire la vita di molti lavoratori del settore del commercio. Perché a Milano, nel 2016, nel terziario 80 contratti su cento hanno avuto durata da uno a dieci giorni e quelli che hanno superato l’anno sono soltanto lo 0,25 per cento. I dati che fotografano la realtà del comparto che — secondo i manuali di Storia economica — ha preso il posto dell’industria nel trainare l’economia ambrosiana, emergono da una ricerca realizzata dall’università Statale per la Filcams, la sigla della Cgil che rappresenta i lavoratori del commercio. Sotto osservazione sono finiti i 116.475 avviamenti al lavoro segnalati ai centri per l’impiego della Città metropolitana dalle imprese con meno di 15 dipendenti. Si tratta, dunque, in buona parte di occupati nel commercio al dettaglio (39,4 per cento), di lavoratori domestici (23,5), di addetti a bar e ristoranti (14,2) o di portinai, addetti alle pulizie e alla manutenzione dei giardini negli edifici (11,3). All’interno di questo mondo, secondo i dati elaborati dal gruppo di ricerca della Statale, più della metà dei contratti (55,3 per cento) sono a tempo determinato, l’altra fetta consistente riguarda i rapporti di lavoro domestico (43,6), mentre il tempo indeterminato rappresenta una quota minima (1,01 per cento).
Per quanto riguarda la durata dei singoli contratti i numeri sono eloquenti: nel 38 per cento dei casi (36.533 avviamenti) durano un solo giorno e se a questi si sommano i 40.727 contratti da 10 giorni si raggiunge l’80 per cento dei rapporti di lavoro del 2016. Aggiungendo i 9.622 contratti da 1 mese si arriva al 90 per cento del totale e con i 7.200 accordi semestrali e 1.354 annuali si raggiunge il 99,75 per cento. Quindi, l’anno scorso, tra commercio e servizi, le imprese con meno di 15 dipendenti dell’area metropolitana di Milano hanno offerto soltanto 235 contratti (0,25 per cento) con durata superiore ai 365 giorni. va da sé, quindi, che in molti casi quei contratti siano stati sottoposti alla firma dello stesso lavoratore, che nell’arco di un anno può arrivare a sommarne qualche decina, spesso co lo stesso datore di lavoro, per lo stesso tipo di attività.
«È evidente che si tratta di rapporti di lavoro che hanno tutte le caratteristiche della continuità — spiega il professor Luciano Fasano, docente di Istituzioni politiche e processi decisionali alla Statale — e quindi che attraverso queste forme contrattuali avviene la precarizzazione di lavori sostanzialmente stabili. E pur vivendo situazioni molto diverse presentano profili contrattuali molto simili». In questo scenario, almeno sotto il profilo della durata contrattuale media, appaiono più fortunati i lavoratori domestici (in prevalenza stranieri) rispetto a commessi, camerieri, baristi e portinai. Ma per il sindacato resta molto complicato offrire risposte che vadano oltre la tutela individuale. «Si tratta di lavoratori estremamente ricattabili — sottolinea Marco Beretta, segretario generale della Filcams Cgil di Milano — che se reclamano i propri diritti rischiano di essere allontanati. Ma in molti casi, per esempio nel settore dell’abbigliamento — aggiunge il sindacalista —, le aziende esigono una rotazione di “facce nuove” a prescindere, quindi esigono la massima flessibilità e disponibilità». E come si vive con un contratto che scade al massimo tra dieci giorni? «In sospeso, te la puoi cavare finché sei giovane e magari lavori per pagarti gli studi — spiega Beretta — dopodiché ci si ritrova a vivere alla giornata, senza prospettive».

11 dicembre 2017 | 07:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA ( http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_dicembre_11/mini-contratti-pochi-giorni-lavori-precari-commercio-95c8559a-dde0-11e7-8c94-7eddeb8854ff.shtml )