Bandi di ricerca solo in inglese: così il ministro Fedeli cancella l’italiano

Roma, 6 gen – Quasi 400 milioni. È questa la dote per i 2018 dei Prin, acronimo di Programmi di Ricerca di Interesse Nazionale che rappresentano, oltre al “classico” Fondo di finanziamento ordinario, una voce non indifferente per i bilanci delle Università italiane. Specialmente in tempi di vacche magre, con il Ffo che nel corso degli ultimi cinque anni ha perso qualcosa come il 10% della propria dote, passando dagli oltre 7 miliardi del 2012 ai 6,5 del 2017. Non sorprenderà allora che l’accedere ai fondi relativi ai programmi di ricerca sia un traguardo particolarmente ambito dagli Atenei.
Peccato che di “Interesse nazionale” i Prin abbiano davvero poco. Forse solo il nome, visto che da quest’anno – sarà per evitare al ministero Fedeli di incorrere ancora in quegli strafalcioni cui ci ha da tempo abituati? – la domanda per ottenere i finanziamenti prevede che la lingua da usare non sia l’italiano. “La domanda è redatta in lingua inglese”, si legge infatti nel bando di concorso, pubblicato dal ministero dell’Istruzione lo scorso 27 dicembre. Tutt’al più, “a scelta del proponente, può essere fornita anche una ulteriore versione in lingua italiana”, spiega sempre il capitolato, che relega così la nostra lingua ad un semplice accessorio.
Una scelta, quella operata dal dicastero, che il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini definisce assurda. “Non eravamo mai arrivati all’abolizione della nostra lingua”, ha spiegato in un’intervista al quotidiano La Nazione. “La mia non è solo una protesta simbolica di difesa della nostra lingua. La scelta di abolire l’italiano in una domanda rivolta alla pubblica amministrazione, a un ministero – ha aggiunto – è suicida e autolesionista”. La difesa dell’italiano non è però una battaglia di retroguardia. Marazzini non chiede infatti di escludere a priori la lingua inglese, visto che “il progetto, per certe discipline, può essere sottoposto al giudizio di studiosi stranieri”. D’altro canto, “la Corte Costituzionale con la sentenza numero 42/2017 ha definito le regole d’equilibrio tra inglese e italiano nell’università”.

Nicola Mattei / https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/bandi-ricerca-solo-in-inglese-ministero-fedeli-cancella-italiano-77978/ )

Vedete che le cose stanno andando come io vi predico da anni. Hanno intenzione di ridurre l’italiano a “dialetto europeo” imponendo l’inglese come lingua ufficiale di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado. Non diversamente da ciò che succede in India o Pakistan. A questo servono l’immigrazione e lo ius soli: sancire che oramai la maggior parte degli alunni sono di origine straniera e per il loro vantaggio competitivo, nel mercato globale, occorre adottare la lingua inglese. Vogliono fare così in tutta Europa, in Germania all’inglese è obbligatorio nelle scuole elementari, in Francia Macron sta cercando di importo al posto del francese in uno stato, peraltro, molto sciovinista. In Olanda, una trentina d’anni or sono, ci fu una battaglia feroce a livello culturale e istituzionale per difendere il neerlandese (come correttamente si dovrebbe definire la lingua parlata nei Paesi Bassi e nelle Fiandre). Bramano una lingua unica globale come quando c’era la torre di Babele. Questi stanno cercando di ricostruire la torre.
In Italia, cosa che segnalai diversi anni fa, nel programma del M5S c’è l’obbligo di insegnamento dell’idioma d’oltremanica fin dall’asilo. Anche Salvini ha detto (almeno una volta) che ci vorrebbe più inglese nelle scuole. Ve lo avevo ripetuto quando volevano rottamare il congiuntivo. Non c’è alcun partito politico italiano che sia antiamericano e antibritannico (forse perché i capi politici sono tutti al loro soldo).
Vi ho anche detto alcune volte che loro impiegano donne di malaffare per questi scopi. Pupazzi insulsi come la Fedeli la quale, per 15 mila euro netti il mese, è pronta fare passare ogni cosa. Vedi Lorenzin, Cirinnà, Boldrini e le altre.

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