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6 giugno 2018

La follia di Vincent van Gogh

“I mangiatori di patate”, uno dei quadri più presenti nei testi d’arte per la scuola.

Siamo così abituati a berci tutto quello che ci raccontano che neanche ci ragioniamo sopra.
Ad esempio, il famoso pittore dell’ottocento van Gogh (1853 – 1890). Tutti riconosciamo lo stile post-impressionista dell’olandese. In meno sappiamo che era gravemente malato psichicamente anche se ci ricordiamo che si tagliò un pezzo di lobo d’orecchio col rasoio durante una lite con una altro pittore famoso, il francese Paul Gauguin suo amico-emico.
In meno ancora sappiamo che, secondo i dati ufficiali, Vincent van Gogh dipinse oltre 2300 quadri in meno di dieci anni, tanto durò la sua attività di pittore. Infatti, cominciò dipingere a 28 anni, stando alle biografie,  e terminò a 37 quando commise il suicidio sparandosi nel petto con un revolver.
Avrebbe dipinto quasi la media di un quadro al giorno, e non aveva i soldi per acquistare tele, pitture e pennelli. Inoltre, la pittura ad olio richiede giorni per asciugare i vari strati di colore.
Certo, la verità è quella facilmente immaginabile seguendo il filo logico del rasoio di Occam. La soluzione del mistero è che molti lavori gli siano stati attribuiti, inizialmente smerciati come “allievo” o “bottega” di van Gogh, o sono falsi belli e buoni.
Dopo i “mangiatori di patate” è comparso “i bevitori” e molti altri simil-van Gogh di cui non c’è traccia storica.
Il succo del discorso è che almeno tre quarti dei quadri “di van Gogh” sono di altri ma ufficialmente non dibattuti per non sminuirne il valore. Nessun museo al mondo ammetterebbe di avere esposta una “crosta”. Nella sua follia, forse van Gogh stesso non avrebbe immaginato tale pazzia post-moderna.

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