Europa, stretta sul copyright: arriva la tassa sui link (e meme a rischio)

https://www.shareicon.net/data/128x128/2015/08/19/87450_video_256x256.pngStrette in arrivo su contenuti e filmati diffusi online. Inclusi gli amatissimi meme, le immagini che spopolano (gratis) sui social network. La commissione Giuridica dell’Europarlamento ha dato il via libera ad alcune, controverse modifiche alla direttiva sul Digital Single Market (mercato unico digitale) proposta dalla Commissione europea nel 2016. A far discutere sono soprattutto gli articoli 11 e 13 della nuova proposta di legge: l’articolo 11 prevede l’implementazione di una «link tax», una tassa sui link che costringerebbe colossi come Google o Microsoft a pagare gli editori per ogni contenuto diffuso dalle propria piattaforme; l’articolo 13 tocca da vicino gli utenti, perché richiede a piattaforme di largo utilizzo come YouTube o Instagram di installare dei filtri che che impediscano ai navigatori di caricare materiale protetto da copyright. Fino ad oggi, social network e altre piattaforme online non erano direttamente responsabili sui contenuti inseriti nei propri sistemi, almeno dal punto di vista del diritto d’autore. ( http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-06-20/europa-stretta-copyright-arriva-tassa-link-e-meme-rischio-171942.shtml?uuid=AE6SSf9E )

Ovviamente dietro ci sono gli USA. Tutto ciò che emana la UE ha origine oltreoceano.  Ad esempio, quando lanciarono la campagna contro le “fake news” (per contrastare la verità sul terrorismo islamico, 11/9 ecc.) il parlamento europeo si accodò immediatamente. Internet e tutte le piattaforme più usate sono di proprietà e hanno sede negli Stati Uniti. È un sistema per fare affluire montagne di soldi in America, sotto forma di royalties, senza lavorare. Non a caso, la votazione all’europarlamento è prevista per il 4 luglio festa nazionale statunitense.
E come succede in ogni campo, i giudici americani danno sempre ragione agli americani, la giustizia italiana non conta niente. Quindi, se voi pubblicate su Istagram, ad esempio, la foto del vostro cane di razza e un cittadino americano dice che la foto l’ha fatta lui al suo cane della stessa razza che pare identico al vostro, il giudice americano vi darà torto. L’Italia è una colonia di straccioni, la nostra magistratura, la più pagata al mondo non servirà a nulla dato che, nell’esempio Istagram, essa è un’azienda americana e obbedisce alle loro sentenze. Ricordiamoci che il sistema giuridico americano è basato sulla cittadinanza romana antica: la testimonianza di barbari e schiavi non conta niente. Per questo motivo, tutti i nababbi mondiali, prima o poi, prendono la cittadinanza americana (tuttalpiù britannica).
Nessun “complottista” contro la censura in rete lo nota dimostrando che sono tutti al servizio del progetto di super-stato europeo americanizzato.
E vedete che la massoneria globale spinge verso la convergenza digitale, cosa che io scrivevo già 10 anni fa:

https://blog.ecostampa.it/il-guru-guy-kawasaki-al-digital-convergence-day/

AGGIORNAMENTO 27-6 Come previsto, gli USA impongono internet a tutti:
http://www.ilgiornale.it/news/politica/maio-mezzora-internet-gratis-tutti-1545110.html