Un nuovo progetto per la Chivasso-Asti ”ferrovia fantasma”

Lungo i binari prosperano le erbacce, i muri delle stazioni sono scuri e deturpati da scritte, porte e finestre sono sprangate, in alcune località sono cadute anche le insegne con i nomi. Una ferrovia fantasma che corre per 51 chilometri tra colline e campi, in una zona, quella del Monferrato, che è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco. È la Chivasso-Asti, inaugurata nel 1912 e dal 2011 praticamente abbandonata, pur senza essere mai stata dismessa ufficialmente. C’è un progetto ambizioso per recuperare questa ferrovia, che si intreccia con quello di “Porta Canavese”, ossia una stazione per l’alta velocità poco sopra Chivasso, con possibilità di raccordo con le linee ordinarie. A giugno si era costituito un tavolo tecnico all’assessorato regionale ai Trasporti, per una prima valutazione che possa coinvolgere anche il ministero stesso, nell’ambito di una riorganizzazione dell’intera rete. Secondo uno studio dell’associazione Identità Comune, Chivasso potrebbe essere l’hub ideale per una riorganizzazione che integri alta velocità, trasporto locale e anche linee di bus. Il tutto per uno sfruttamento in chiave turistica della linea. Sia per quanto riguarda il territorio del Canavese, fino alla Val d’Aosta, che è servito da una linea inadeguata e antiquata, come dimostrano anche recenti fatti di cronaca. Per quanto riguarda la “ferrovia fantasma”, nello studio dell’associazione si evidenzia che «perché la linea venga riaperta occorre che possa contare sul suo utilizzo da parte di un numero adeguato di viaggiatori. Purtroppo la popolazione delle località poste sulla linea presenta numeri limitati» Da qui l’idea dello sfruttamento delle potenzialità turistiche di «un territorio collinare di pregio, punteggiato di castelli e chiese romaniche, ricco di interessanti prodotti tipici enogastronomici. Se – come è possibile fare con la stazione Porta Canavese-Monferrato – la linea avesse origine da un punto di accesso alla principale rete nazionale, si potrebbe pianifcare un suo utilizzo in chiave turistica per consentire un viaggio in treno nel cuore di queste colline per scoprire i notevoli punti e motivi di interesse». Al momento il comitato “Ferrovie del Monferrato sì grazie” ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org che ha già raccolto diverse centinaia di firme per la riapertura della Chivasso-Asti. Dove la sospensione del servizio, anni fa, fu motivata con carenze tecniche e problemi di sicurezza, in particolare per le gallerie di Brozolo e di Cortanze. Sindaci e amministratori del territorio sono convinti della fattibilità di un progetto che interesserebbe anche pendolari, non solo turisti. Asti, al momento, è servita da una linea del servizio ferroviario metropolitano da Torino, che però lascia “scoperta” un’ampia fetta di territorio più a nord. A settembre in Regione dovrebbe tenersi un incontro cui parteciperanno anche Città metropolitana di Torino, i sindaci dei Comuni astigiani e torinesi interessati dalla linea e Rfi. Con la speranza di salvare dal degrado una linea storica. ( https://cronacaqui.it/un-nuovo-progetto-per-la-chivasso-asti-ferrovia-fantasma/ )

Finalmente, si comincia a ragionare di integrare le ferrovie veloci, quale la TAV, con le linee ferroviarie locali.
Bisogna riaprire centinaia di km di linee dismesse da anni o decenni (causa lobby Fiat-petrolieri) per creare una fitta rete ferroviaria che sopperisca alla sempre più deficitaria rete stradale. Ma badate, deficitaria non per numero di arterie stradali, ce ne sono sin troppe, ma per la manutenzione carente che rende il trasporto su gomma sempre più pericoloso. Per non dire del costo d’acquisto e mantenimento di un’autovettura privata.
Inoltre, nota essenziale, la riapertura di strade ferrate con sede già esistente, ha un impatto ambientale prossimo allo zero.
Avevo compilato una lista di idee per rendere convenienti e usufruibili per i passeggeri le linee ferroviarie marginali:

https://trenoxtutti.wordpress.com/valorizzare-una-ferrovia-secondaria/