Discorsi fra contadini

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Stavo conversando l’altro ieri con un conoscente agricoltore e allevatore di maiali. Un’attività ancora parecchio redditizia. Mi ha raccontato che non si è fidato ad assumere un immigrato magrebino come trattorista per paura che combinasse qualche guaio con il grande trattore e la grossa cisterna a 3 assi che serve a  spandere nei campi il liquame prodotto dai suini.
Il fatto è che il trattore , di una nota marca americana, costa 165 mila euro e la botte l’ha pagata 70 mila.
Mi ha poi detto che lo scorso hanno ha dovuto chiamare un contoterzista per effettuare una operazione ungette nei campi prima che piovesse, non poteva rinviarla. Difatti, stava per partire in ferie verso la Sardegna, altrimenti avrebbe buttato i 400 euro del traghetto già prenotato.
Mi è venuto in mente di fare una riflessione sull’atteggiamento mentale del “fare soldi” e del loro impiego.
Ora, 165mila + 70 mila fanno 235.000 euro.
Mi sono chiesto: con tale cifra quanto tempo potrei vivere in Sardegna senza lavorare?
Un B&B (pernottamento + prima colazione) in bassa stagione viene 40€ lontano dal mare.
Poniamo di spendere per pranzo e cena euro 15 per uno in media (in pizzeria e per “menù del camionista” ce la si può cavare con 10 euro). Aggiungiamo 5 euro giorno per caffè e telefonia/ internet e abbiamo 75€ quotidiani. Facendo un rapido calcolo, sono 8 anni e mezzo senza lavorare, vitto e alloggio inclusi! E in Sardegna!
D’altro canto, la politica europea di americanizzazione prevede la progressiva chiusura delle piccole aziende agricole.
Molti agricoltori stanno pensando di vendere le cascine. Errore grossolano.
Una cascina/cascinale/masseria avrebbe un costo di costruzione (in termini di metri quadrati calpestabili coperti, inclusi i portici) di molti milioni di euro. Vendendola, se ne incassano molti di meno di soldi. Non è vero che ristrutturare costa più di costruire ex novo, se teniamo conto del valore storico.
Cosa fare allora?
I veri ricchi (non gli arricchiti) bramano vivere la quiete di grandi dimore spaziose circondate da boschi, vigneti e frutteti privati.
Quali sono le cascine che valgono di più e che vale la pena tenersi?

• Prima di tutto, i cascinali isolati, non vicini a capannoni moderni o altri immobili di recente costruzione. I rustici antichi stanno meglio nel verde un un paesaggio “bucolico”.
• Poi, le cascine costruite in parte in pietra, esempio pilastri e colonne, gradini di scale. Ancora di più, se hanno pure vani (tipo stalle) con volti originali costruiti a “spina di pesce”. In genere, sono i più antichi, medievali e tardo-medievali, i più ambiti da chi capisce qualcosa di immobili antichi.

Mi è capitato di incontrare gente che si è pentita di avere venduto la propria cascina, ogni tanto tornano a visitarla criticando le modifiche effettuate dal nuovo proprietario.
A me viene da impazzire quando sento notizie simili. Piuttosto, muoio di fame (ma in campagna è difficile potendo coltivare frutta e verdura), mi muovo a piedi ma la mia cascina me la tengo. Piuttosto, chiudo la partita IVA affitto i campi , col tempo, ristrutturo gli immobili che compongono l’insediamento agricolo.
Ricordiamoci amici agricoltori che, se uno non conosce il valore di ciò che possiede, è come se non l’avesse.

A Milano o Roma, pensate, c’è gente che vive in appartamenti grandi la metà di questa antica ex stalla. E sono pure felici!