Il disastro dell’Ethiopian Airlines conferma: i motori a reazione non bruciano kerosene

Il volo, decollato da Addis Abeba, era diretto a Nairobi, con passeggeri di 33 diverse nazionalità. Nella capitale del Kenya sono attesi delegati da tutto il mondo per l’assemblea dell’Onu sull’ambiente. Si teme per la sorte di alcuni volontari di Bergamo
Sono otto gli italiani morti a bordo del Boeing 737–800 MAX della Ethiopian Airlines che si è schiantato domenica mattina, dopo il decollo da Addis Abeba. Tra loro l’assessore regionale ai Beni Culturali della Regione Sicilia, Sebastiano Tusa: archeologo di fama internazionale, «sovrintendente del Mare» della Regione, diretto in Kenya per un progetto dell’Unesco. (Corriere della Sera)

Le immagini parlano chiaro. Il velivolo era decollato da soli 6 minuti, quindi doveva avere i serbatoi pieni (26mila litri in totale). Tuttavia, nei resti dell’aereo non si scorgono incendi ne rottami carbonizzati. Nessun pinnacolo di fumo si leva dalle macerie, come dimostra dal video sotto. Neanche troppe tracce di un Boeing e di cadaveri, per la verità. Gli enormi reattori del 737-800 MAX dove sono? Non si possono essere polverizzati dato che sono fatti di titanio.
È  il secondo aereo di questo tipo che precipita nel giro di 5 mesi, sempre in fase di decollo. Facile ci sia un baco nel software che gestisce la salita alla quota di crociera. I soliti americani che si affidano a sto kazzo di “intelligenza artificiale”.

Simulazione dell’incidente di ieri: