Di che marca è la tua autorimessa?

Uno dei tanti motivi a sostegno del fatto che l’Italia non esiste è l’estrema esterofilia linguistica. In luogo dell’italiano “autorimessa”, tutti impiegano il francesismo garage o l’americano box auto. Garage deriva dal verbo “garer” (mettere al riparo). Box vuol dire “scatola” ma, in una lingua artificialmente semplificata come l’inglese, il significato si estende a qualunque contenitore a forma di parallelepipedo.
Ora, nell’ambito del progresso infinito impostovi dalla dottrina luciferina, le automobili diventano sempre più grandi e ingombranti. Esempio i SUV che hanno le dimensioni e il peso di un furgone.
Quindi, emerge il problema, talora, che i garage e i posti auto sono troppo piccoli per la stazza dei veicoli d’oggi. Se si tratta di strisce dipinte sul cemento, basta allargarne il divario riducendo i posti di parcheggio. Per le autorimesse fisiche, può essere invece un grosso problema non potendo spostare i muri.
Una nicchia di mercato che le case costruttrici dovrebbero esplorare è proprio questa: automobili di dimensioni com’erano negli anni ’80 dello scorso secolo.
Ad esempio, la Golf 7 è larga 180 cm (più specchietti) e lunga 426 cm. Trent’anni fa, erano le misure di una 3 volumi. La prima Golf degli anni ’70, per citare, era larga 161 cm e lunga 382.  C’è gente che fa fatica a entrare in garage con l’ultima versione, tenendo  anche conto degli spazi di manovra all’esterno di esso.
La Panda odierna ha dimensioni 165 x 365 cm, 10 cm più larga della vecchia Fiat Uno e questa ha meno problemi per starci in autorimesse costruite 30 o 40 anni fa. Anche la 500 base con 355 cm di lunghezza e 163 di larghezza ha misure contenute.
C’è persino chi ha acquietato interi appartamenti senza valutare bene la capienza del garage. So di gente che lascia il SUV all’addiaccio poiché non entra nel box auto!
Intelligenza suprema della repubblica delle banane di Pizzaland!