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23 gennaio 2020

Roma, i cittadini stracciano i contratti delle nuove auto diesel

Il blocco di tutte le auto diesel all’interno della città di Roma non ha portato alcun beneficio in termini ambientali ma ha portato ad un’altra conseguenza ben più importante. Infatti, la decisione del Campidoglio ha “gettato nel panico” le persone che hanno preso d’assalto i concessionari per cercare informazioni sul futuro e per stracciare i contratti di acquisto delle auto diesel.
Complessivamente, sarebbero stati cancellati ben 300 ordini. Una situazione che ha spostato ulteriormente l’equilibrio del mercato già fortemente orientato verso i modelli a benzina. In una sola settimana, la quota dei diesel è passata dal 30% al 10%. Un caso davvero unico non solo in Italia ma pure in Europa e favorito chiaramente dalle scelte dell’amministrazione pubblica.
Un fenomeno che mette a rischio le imprese romane che lavorano nel settore dell’auto e che contano circa 6.000 dipendenti. Le loro strategie commerciali, infatti, sono sostanzialmente calate dall’alto dalle case madre di riferimento che a loro volta non possono così rapidamente adeguarsi alle esigenze di mercato.
La sensazione è che, come al solito, soprattutto in Italia si agisca in maniera poco organica giusto per “dimostrare di fare qualcosa”. La lotta all’inquinamento non si affronta con soluzioni drastiche una tantum che mettono in crisi cittadini ed imprese e che alla fine servono davvero molto a poco.
Ennesima dimostrazione della distanza delle istituzioni dalla vita reale di tutti i giorni. Per affrontare il problema serve un piano organico di ampio respiro, che guardi al futuro e condiviso con tutti.
Nel frattempo montano le polemiche. Per esempio, Cosentino De Stefani, presidente dell’associazione concessionari italiana, giudica il caso di Roma gravissimo, evidenziando come il blocco abbia fermato autovetture a gasolio Euro 6 meno inquinanti di veicoli a benzina Euro 3 che, invece, potevano circolare liberamente. Una scelta che ha penalizzato il cittadino e le molte concessionarie che operano sul territorio romano.
Posizione molto simile anche per Gaetano Thorel, direttore generale di Groupe PSA Italia, che sottolinea che l’inquinamento nelle città deve essere affrontato in maniera seria ed organica e non con provvedimenti una tantum che sono inefficaci e che creano confusione e rischi per la forza lavoro. ( https://www.hdmotori.it/auto/articoli/n515758/roma-smog-auto-diesel-contratti/ )

Appare chiaro che l’intento è di americanizzarci e, al contempo, di affossare l’economia italiana.
In America, la benzina verde non esiste, esiste il diesel ma riguarda solo i grossi veicoli commerciali. Col presto dell’ambiente, gli agenti delle multinazionali USA, da Bergoglio a Boldrini passando per Grillo e Saviano, stanno riducendo l’Italia a livello di uno dei tanti stati satellite dell’impero angloamericano quali India o Pachistan. L’ho scritto innumerevoli volte in questo sito.
Inoltre, il fatto che non bloccano le vecchie vetture a benzina risponde alla logica “equo-solidale antirazzista”. Così, gli immigrati e i furbetti dei centri sociali possono circolare tranquillamente con un Euro 3 a benzina di valore mille euro (o meno). Ai “razzisti”, invece, gli fanno comprare auto nuove da decine di migliaia di euro e poi gliele bloccano.
Chi non lo ha ancora capito è uno stupido.