Archive for luglio, 2011

30 luglio 2011

Una cometa di troppo!

E’ incredibile quante belle fotografie ci sono in giro della cometa Hale-Bopp che transitò vicino al Sole nel 1997. Pure incredibile quante stelle si vedono nelle foto che la ritraggono, cercando in Internet. Ancora più sorprendente il fatto che molte immagini contengono anche fonti luminose terrestri e il riverbero del sole. Inoltre giova ricordare come la cometa passò piuttosto bassa sull’orizzonte. Per questo motivo le sue foto spesso includono montagne, case,  alberi eccetera. Ma vuol dire anche che lo spessore di atmosfera attraversato dalla luce stellare e della cometa per raggiungere la pellicola fotografica era molto maggiore che se la cometa si fosse trovata allo zenit (cioè esattamente sopra la testa del fotografo).

Cielo stellato con la cometa Hale-BoppCielo stellato con la cometa Hale-BoppAncora una volta trovo veramente curioso che dalla superficie lunare, totalmente priva di atmosfera, nelle immagini delle missioni Apollo non sia rimasta neanche una fioca stellina.
Anche nelle foto della cometa fatte durante una missione dello Shuttle (STS 83) si vedono bene le stelle.

Hale-Bopp fotografata dallo Space Shtulle, STS 83Probabilmente certi ambienti “lunarrivisti”, petulanti che dalla Luna era impossibile immortalare le stelle, non avrebbero mai voluto che la Hale-Bopp comparisse nel cielo!

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19 luglio 2011

Immagini della Via Lattea

Una delle anomalie più conosciute delle fotografie scattate, si dice sulla Luna, durante le missioni Apollo è  l’assenza di stelle nel cielo. Sembra strano inoltre che nel buissimo cielo selenico gli astronauti non abbiamo mai puntato la macchina fotografica verso di esso, magari appostati dietro una roccia al riparo dal riverbero solare, per scattare meravigliose foto di stelle, pianeti e galassie 20 anni prima della messa in orbita del telescopio spaziale Hubble. Questo fatto viene considerato da molti una delle prove migliori che sulla Luna non ci sono mai andati.

Via Lattea fotografata dall'AustraliaIn questi giorni sono state diffuse le immagini di un fotografo dilettante australiano,  Alex Cherney, che ha scattato splendide fotografie con una normale fotocamera digitale della Via Lattea, la nostra galassia (che dall’emisfero Sud appare capovolta rispetto a come la osserviamo noi).

Alex ha approfittato dello scarsissimo inquinamento luminoso presente nella penisola Mornington, sulla costa sud dell’Australia, ottenendo fotografie davvero belle per mezzo di una lunga esposizione.

Via Lattea fotografata dall'AustraliaMa a questo punto la mente non può che ritornare alla mancanza di stelle nello foto scattate sulla Luna e mi domando per quale motivo, in ben sei missioni e migliaia di fotografie, la Nasa non abbia mai pensato di fare una cosa simile sulla superficie lunare, dove l’assenza di atmosfera avrebbe consentito una qualità di immagini irripetibile dalla superficie terrestre sovrastata da decine di chilometro di atmosfera.

Chiedetevelo anche voi.

12 luglio 2011

UFO Magazine n° 20 in edicola!

E’ stato pubblicato da UFO Magazine n° 20 , luglio-agosto 2011, il mio articolo sulla misteriosa morte dell’astronauta americano Jim Irwin.
La morte sospetta di un astronauta è basato sull’incredibile resoconto di Charles Ellery. Nel pezzo di 4 pagine (48-51) sviluppo la bizzarra storia della relazione di Irwin con Bill Kaysing. Secondo Ellery e Kaysing il componente della missione Apollo 15 era intenzionato a rilasciare un’intervista nella quale avrebbe ammesso che i voli lunari erano inscenati. E per questo fu eliminato prima che riferisse qualcosa.

UFO Magazine nunero 20 luglio-agosto 2011

Ringrazio ufficialmente la redazione e il direttore Roberto Pinotti per la sensibilità mostrata nel pubblicato questo articolo in coincidenza con il ventennale della morte dell’astronauta, avvenuta per “attacco cardiaco” l’8 agosto 1991, e con il 42° anniversario del primo supposto sbarco lunare del 20 luglio 1969.

Se in luglio e agosto state in vacanza o state a casa accaldati andate in edicola per un numero di UFO Magazine che vi farà venire i brividi!

11 luglio 2011

Strano effetto digitale

L’amico e collega Jarrah White aveva affrontato per bene in un video la questione della lettera C  sulla roccia nell’immagine AS16-107-17446, una delle foto più controverse delle missioni Apollo.
A Ralph Renè dobbiamo lo studio della “roccia C” nel suo libro Nasa mooned America, per il quale tentò inutilmente di ottenere dalla Nasa una copia della foto ad alta risoluzione per esaminarla. I suoi tentativi furono vani finché gli fornirono una copia in cui la C era stata cancellata come nelle versioni attuali della fotografia.  (vedi video da Youtube)

Da parte mia ho cercato di approfondire l’analisi della fotografia in questione tramite semplici programmi gratuiti di grafica computerizzata.
Non senza difficoltà ho scovato in internet una versione della foto con la C sulla roccia.

Con le moderne tecniche di analisi, che al tempo non potevano essere state preventivate dai cospiratori, si possono abbastanza facilmente evidenziare le giunzioni che asemmblavano le foto della Luna in fotomontaggi.

AS16-107-17446 con C sulla roccia

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Ecco come ho operato sull’immagine etichettata AS16-107-17446:

  • L’ho aperta con il programmino grafico IrfanView
  • L’ho resa negativa
  • Ho portato il contrasto a 100
  • Ho applicato l’effetto Edge Detection

Ecco il risultato: l’effetto edge detection fa bene notare una “frattura”  perfettamente retta, dividente in due lo sfondo, che non dovrebbe esistere in quel punto dato che in geologia le linee rette sostanzialmente non esistono (in mineralogia simmetrie perfette esistono ma ad altra scala). La presenza di quella discontinuità marca il limite netto tra due immagini distinte che furono giustapposte per formare il paesaggio lunare. Notate come anche la lettera C sulla roccia sia ben evidente.

AS16-107-17446_IrfanView

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Ho aggiunto una linea retta che suddivide indubitabilmente l’immagine in due zone ben distinte come si vede nella porzione della fotografia qui sotto.

Particolare di AS16-107-17446Non posso ora che invitare tutti a fare una prova simile su questa e altre immagini “lunari” e riportare nei commenti al post i risultati!

Post Scriptum
Ho verificato che anche Bill Kaysing  a pagina 42 dell’edizione italiana di Non siamo mai andati sulla Luna fa notare il medesimo problema di questa foto.

7 luglio 2011

La storia delle foto

venerdì 6 maggio 2011

Luna o non luna…

Mi sono imbattuto in questo sito, ed in particolare su questa pagina:
La copertina “apocrifa”

Non mi dilungherò in analisi dettagliate.

Giusto una piccola citazione su questo Albino Galuppini che merita, anche in prospettiva futura, una certa attenzione.
Questo Galuppini ha preso l’immagine di copertina del libro di Attivissimo sulla luna, l’ha resa in bianco e nero e ha tracciato una linea sulla mediana.
E fa notare come la “consistenza” del terreno presente sullo sfondo della fotografia (come fa a valutare la consistenza di un terreno da una foto fatta sulla luna ce lo dovrò spiegare) ed il colore dello stesso siano diversi tra la parte sotto la linea tracciato e la parte sopra.
Inoltre fa notare come l’ombra della bandiera non sia coerente con l’ombra dell’astronauta.

Potete notare chiaramente che lo sfondo è completamente diverso dal terreno immediatamente circostante l’astronauta. Due “zone” divise da una linea orizzontale che io ho rimarcato.
Osservate bene! il “colore”, la “consistenza” del terreno  e i giochi di ombre sono molto diversi tra il “sopra” e il “sotto”.
L’illuminazione dovrebbe provenire da dietro come indica evidentemente l’ombra dell’astronauta proiettata in avanti. Invece sullo sfondo la fonte luminosa sembra provenire da una direzione indetermibabile. La bandiera  proietta la sua ombra in direzione diversa da quella dell’astronauta.
Vedete che la linea che ho aggiunto in certi segmenti è “bordata” di scuro (o chiaro). Queste linee rette sembrano  giunzioni tra due fotografie differenti.
Questa sono caratteristiche ricorrenti nelle immagini delle missioni Apollo significanti che si tratta di fotomontaggi.

Allora:
la diffferenza di colore del terreno la si vede anche senza andare a tracciare righe di sorta e senza dover rendere in bianco e nero la foto stessa (ma raccontando l’analisi dell’immagine effettuata fa molto più figo. Si fa credere di avere scoperto chissà cosa);
l’ombra della bandiera è fuori campo in quella fotografia e quindi l’unica ombra che si dovrebbe vedere è l’asta della bandiera stessa, che però risulta talmente sottile che anche qua dovremo chiedere lumi su come abbia fatto Galuppini a vederla.
Nella foto originale e ad alta risoluzione, opportunamente ingrandita, si può vedere sia l’ombra dell’asta che l’ombra della bandiera stessa. E sono perfettamente coerenti con l’ombra dell’astronauta.

Galuppini…..
Da tenere d’occhio…

Pubblicato da SkyBuck

Risposta fin troppo facile a SkyBuck. Le fotografie lunari sono quaisi  tutte fotomontaggi quindi affette da errori consistenti. Probabilmente perché il team che produsse e falsificò le foto era composto da persone competenti ma in numero esiguo per motivi di sicurezza con grossi  limiti di tempo. Non riuscirono correggere e rivedere perfettamente le centinaia di nuove immagini per ogni missione simulata.

Come, ad esempio, nella famosa foto AS16‑107‑17446 che costituisce un’autentica collezione di errori prospettici.
A parte la notissima lettera C su una roccia che nella foto sotto, come in tutte le versioni ultime dell’immagine è stata spazzolata via, vi sono evidentissimi problemi con la direzione delle ombre veramente divergenti. Oltre al reticolo della pellicola che appare dietro il rover.

Ma la cosa che voglio fare notare è un’altra:  che anche in questa fotografia esiste chiarissimo uno “stacco” tra il suolo vicino e quello in lontananza materializzato da lienne rette.  A destra appena sopra la bandiera sul parafango del lunar rover, a sinistra a livello del macatore reticolare della foto.

Se osservate attentamente vedete che sopra la linea retta lo sfondo è “diverso”, “pennellato” e diviene quasi immediatamente “sfuocato” (però il profilo delle montagne è nitido). Com’è possibile che un’aberrazione ottica  simile sia così “diritta”? Inoltre, alcune pietre sembra “appoggiarvisi”  come sul ciglio di un dirupo.

AS16-107-17446 stampa recente

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Ma questa foto senza la C è stata ritoccata di recente anche appianando l’incongruenza di fondale.
Mentre se osservate una delle vecchie copie dell’immagine (vedi sotto con la C sul masso in primo piano a sx) anche lo stacco orizzontale tra terreno vicino e distante è più evidente.

AS16-107-17446 vecchia stampa

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5 luglio 2011

Spazio 1999

Ero davvero piccino quando fu trasmesso il telefilm di Spazio 1999, la serie di fantascienza italo – inglese che allora impressionò enormemente per l’avanzata tecnologia delle scenografie e degli effetti speciali.
A me quella saga televisiva lasciò un segno indelebile, a cominciare dal poderoso brano musicale, della sigla iniziale, davvero impetuoso composto da Barry Gray. Eccola in versione  stereo tratta dall’edizione francese chiamata Cosmos 1999 forse una primizia stereofonica perfino per diversi appassionati della serie:

Brian Johnson mostra alcuni modelli impiegati per Spazio 1999

A proposito, io non m’intendo di musica, se qualche esperto potesse gentilmente dare una definizione musicalmente appropriata di questo “score”, gl’e ne sarei grato.
Io sono tuttora un entusiasta dell’attendibilità tecnica degli scenari e delle tecnologie presentate che nulla avevano a che fare con gli improbabilissimi teletrasporto (una banale dissolvenza) e salti nell’iperspazio a velocità wharp dell’americana serie di Star Trek.
Invece la notevolissima credibilità scientifica e tecnica di Spazio 1999 a causa dei acclamati effetti speciali del team guidato da Brian Johnson ne incrementa terribilmente il pathos e il coinvolgimento dello spettatore, eccitavano la mia fantasia fanciullesca.
Ogni bambino, credo, che vide quel telefilm trasmesso dalla Rete 2 della Rai avrebbe desiderato pilotare indossando la tuta spaziale, con le cinture ben allacciate, una delle Aquila, le astronavi in dotazione alla Base Lunare Alfa. Magari un’aquila da recupero priva del corpo centrale e al posto suo un argano. Ricordo alcuni difficili partenze delle aquila in condizioni avverse come nell’episodio in cui un’astronave deve decollare nonostante sia stata semisepolta dalla neve sul Pianeta di ghiaccio (episodio bellissimo). O nel caso in cui un’aquila per motivi di sicurezza va in ricognizione telecomandata dalla base in modo assolutamente realistico in cui la cloche si muoveva seguendo il controllo a distanza.
Realistiche le passerelle telescopiche di accesso alle astronavi sulla rampa di lancio e i ‘piedi’ delle aquila con ammortizzatori.
Interessantissimi i tubi magnetici che collegavano le varie sezioni della base lunare. Anche i monitorini dell’interfono in bianco e nero avevano senso al tempo. Considerando che un televisore con tubo catodico a colori era (agli inizi degli anni 70) ancora poco affidabile: in effetti, in un avamposto spaziale in cui l’efficienza e la durata erano essenziali i tubi monocromatici erano più raccomandabili  di un monitor a colori. Anche gli ambienti, i camminamenti e corridoi suonavano molto più autentici della scenografia di Star Trek in cui la gente passa la maggior parte del tempo in ascensore! E nella serie ideata da Gene Rodenberry non vi è traccia di tute spaziali! Evidentemente i costumisti di Hollywood erano troppo impegnati nell’imbastire quelle per la missione Apollo!
Più comodo indurre fantascentificamente i telespettatori a credere che in tutto l’universo c’è aria pura e respirabile con in montagna!
Le attrezzature mediche del reparto medico della dottoressa Helen Russel prefigurarono la medicina computerizzata di oggi.  La base lunare Alpha era alimentata da un reattore nucleare  mentre, della distribuzione energetica nell’astronave Enterprise invece non abbimo mai saputo nulla. Le cui scenografie sono spartane, più teatrali che da produzione televisiva.
In fondo Star Trek (prima serie 1965) sembra fantascienza stile anni 50 mentre Spazio 19999 (girato nel 1973) sembra roba anni 80 a dispetto del fatto che le due serie siano separate da soli 8 anni quanto a produzione.
Eh sì, son ricordi, a mio avviso Spazio 1999  è di gran lunga  la più bella produzione di telefilm fantascienza di tutti i tempi e, con un pizzico di malinconia,  constato che non solo a tutt’oggi, 2011, non esiste una base lunare Alpha ma che perfino i miseri allunaggi dal 1969 al 72 furono anche essi una finzione cinematografica.

ELENCO DEI MIGLIORI EPISODI DELLA PRIMA SERIE