Archive for aprile, 2015

30 aprile 2015

Le prime bombe atomiche scoppieranno in Europa

di Gianni Lannes

La catastrofe nucleare è alle porte, ma l’opinione pubblica è già pericolosamente assuefatta all’idea di un genocidio finale. D’altronde le masse di lobotomizzati dalla tv, dal tifo calcistico, dal gioco d’azzardo statale e dalla violenza dilagante non se ne curano proprio. Il vecchio continente è imbottito di ordigni nucleari, Italia compresa. E perfino nel Mediterraneo Washington ha disseminato mine atomiche “intelligenti”: un complesso reticolo comandabile via satellite. Non è fantascienza, ma l’ennesimo segreto di Stato succube della follia nordamericana.
Attenzione: nella repubblichetta delle banane solo qualcuno sarà salvato. C’è un rifugio antiatomico per pochi privilegiati. Non si tratta di cittadini qualsiasi, ma di una ristrettissima cerchia destinata a sopravvivere alla guerra atomica, mentre tutti gli altri 60 milioni saranno colpiti dalle radiazioni.
Se scoppia la preannunciata guerra nucleare (l’ultima del genere umano), Usa e Russia inizieranno a scontrarsi definitivamente sul nostro continente. Il destino dell’Italia dipenderà dal Pentagono. Quindi, siamo già considerati numeri spacciati, cavie sacrificabili dalla ragion di Stati stranieri.
Non è un mistero perfetto. Tutto previsto e preventivato già dalla direttiva presidenziale 59 del 24 luglio 1980, a firma del presidente Carter. La PD 59 ha aumentato la possibilità di una nuova guerra nucleare su scala limitata. Che c’è allora di nuovo? Mister Obama – da cui prendono ordini i governanti fantoccio dell’Europa – nell’ultimo summit della Nato ha scaldato i motori. Ovviamente, ogni mossa militare viene accompagnata da un lavoro di depistaggio e disinformazione pilotata.
Tecnologicamente il belpaese non è attrezzato per difendersi in un’eventualità di questo genere, tant’è che addirittura non sono noti alla popolazione i piani di emergenza dei 12 porti dello Stivale, dove periodicamente attraccano unità a propulsione e armamento nucleare degli “alleati”. Non abbiamo neanche i rifugi adatti, se si eccettua il bunker costruito per ospitare, in caso d’emergenza, i quattrocento che contano, ovvero politicanti di vertice e militari scelti, e se pure si fa eccezione per iniziative spontanee di privati qua e là per l’Italia, l’emergenza antiatomica da noi è ancora affidata alle inefficaci cantine. Praticamente zero. In Olanda il 30 per cento della popolazione dispone di un rifugio; 60 per cento in Norvegia; 70 per cento in Russia; 90 per cento in Svizzera e 100 per cento in Israele.
In caso di esplosione atomica, è stato calcolato, durante le prime 48 ore servono tre litri di sangue a persona per trasfusioni urgenti, per almeno il 65 per cento dei colpiti. Oltre ai rifugi e alla banca del plasma occorrono centri di decontaminazione per persone e ambiente. Quasi nulla, allo stato attuale, dove basta un temporale per paralizzare l’ex giardino d’Europa. Figuriamo la pioggia telecomandata di atomiche.
Lo zio Sam ritiene possibile una guerra atomica almeno inizialmente limitata e selettiva. Inizierebbe con un attacco a obiettivi militari per culminare, in un secondo tempo contro bersagli civili. Non è un’atroce fantasia. Riguarda l’affollatissima Europa, succube di Washington, o meglio del complesso militar-industriale a stelle e strisce. Il vecchio continente è il primo teatro di una prova di forza tra le due superpotenze contrapposte. L’Italia, usata come una portaerei, non solo è una pedina chiave nel fianco sud dell’alleanza atlantica, ma soprattutto un obiettivo sensibile, in quanto ospita da nord a sud, isole comprese, un mastodontico arsenale nucleare segreto, targato United States of America. L’apparato difensivo italiano è superfluo, anche perché è tramontata la triade: i tre livelli un tempo possibili per la guerra.

Consulta boccia norma Fornero Rischio buco da 5 miliardi’ Come volevasi dimostrare. In Italia comanda la gente che non lavora, premiano le pensioni-baby e le pensioni d’oro (tra cui quelle dei magistrati).
A proposito: chi ha deciso che a salvarsi saranno solo in 400 a fronte di una popolazione di 60 milioni di abitanti?
Esplosione atomica

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30 aprile 2015

L’ossessione di Stanley Kubrick per Apollo 11

Shining - Apollo 11Avevo già puntualizzato in precedenza la connessione di Stanley Kubricvk con l’Apollo. Nel film The Shining avevo già segnalato che c’era lo zampino. Anche nella scena clou del film sul foglio battuto a macchina ci sono riferimenti. La ripetizione 3 volte del numero 11 in una sola riga.
Curiosamente, pure nel film Sesso e potere del 1997, diretto da Barry Levinson, c’è una coincidenza. Il personaggio interpretato da Dustin Hoffman è un produttore di Hollywood che si chiama Stalnely Motss il quale viene incaricato dallo spin doctor del presidente, Robert De Noro, di inscenare una finta guerra contro l’Albania per coprire uno scandalo presidenziale. A 11 giorni dalle elezioni lo spin doctor cerca di risollevare le sorti delle elezioni ingaggiando una squadra di simulatori.
Curioso che il personaggio si chiami Stanley, dal cognome (Motss) inesistente che appare un acronimo di qualcosa. A me viene in mente ‘Mo’ ‘M’ sta per ‘moon’ ‘S’ sta per ‘segreto’ o ‘Stanley’, ‘t’ per ‘travel’. Se qualcuno ha idea, me lo scriva che si prova a risolvere l’indovinello.

29 aprile 2015

Cargo Progress fuori controllo sta precipitando sulla Terra


Il cargo russo Progress M-27M sta in questo momento precipitando sulla Terra fuori controllo, ruotando su sé stesso. Doveva portare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) cui era diretto.
Un portavoce dell’ente spaziale russo ha affermato che il razzo è entrato in una orbita errata e che sono in corso tentativi di riprendere il contatto col veicolo ma è improbabile che lo sforzo riesca. L’equipaggio della ISS starebbe disperatamente tentando di controllare manualmente il cargo smarrito coi rifornimenti destinati a a loro (2,5 tonnellate includendo vettovaglie e carburante) altrimenti toccherà loro stringere la cinghia.

Razzo Progress M-27M

29 aprile 2015

Veri colori di Mercurio

Veri colori di Mercurio La sonda della NASA Messanger ha orbitato attorno al pianeta Mercurio per circa 4 anni scattando 250 mila fotografie. Domani 30 aprile dovrebbe terminare la sua missione schiantandosi sul pianeta. La strumentazione di bordo ha scattato immagini di particolare bellezza a colori per evidenziarne la composizione mineralogica. Esattamente come la nostra luna, Mercurio non appare essere un corpo uniformemente grigiastro e inerte bensì un caleidoscopio di colori con crateri recenti, faglie e vulcani. Rilevati peculiari buchi dal diametro di 200 metri l’uno circa, una enorme scogliera alta 2 km che si staglia attorno al cratere Duccio e altre mirabili fattezze. I ricercatori gli hanno affibbiato il nomignolo di pianeta dipinto. Ciò mi rammenta il libro Il Mistero della Luna di Sotiris Sofias che postula la teoria secondo cui la Luna un tempo fu il piantate più interno, come Mercurio, di un altro sistema solare.

Articoli di approfondimento: La superficie lunare è multicolore

https://i1.wp.com/i.dailymail.co.uk/i/pix/2015/04/27/23/2812FC2400000578-3058229-image-a-61_1430174306268.jpg

28 aprile 2015

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?

I palazzinari cinesi si stanno dando molto da fare in Africa. Nova Cidade de Kalimba è una moderna città africana costruita da investitori cinesi in Angola e composta da circa 750 edifici di otto piani.

Nei progetti degli investitori, la città doveva raccogliere circa 500 mila abitanti, ma un inquietante filmato mostra come la selvaggia urbanizzazione cinese rischia di creare la prima “città fantasma” dell’Africa. Il costo dell’operazione si aggira sui 2,5 miliardi di euro, ma si tratta solo di una frazione del fiume di denaro che la Cina sta investendo in Africa.

Costruita alla periferia di Luanda, la capitale angolana, Nova Cidade de Kalimba, oltre ai 750 blocchi di appartamenti, conta una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, ma non ci sono abitanti! Come mai? Pare che il prezzo di un appartamento si aggiri sui 90 mila euro, una cifra esorbitante rispetto al magro reddito medio della popolazione locale che ancora vive nelle baraccopoli.

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?
Città fantasma

Come riporta il Daily Mail, numerose “Chinatown” stanno nascendo in tutta l’Africa, dalla Nigeria alla Guinea equatoriale, nel Ciad, nel Sudan, ma anche in Zambia, Zimbawe e Mozambico. Insomma, la Cina considera il continente nero un investimento cruciale per il futuro, stringendo una vera e propria morsa sul continente dal sapore neo coloniale che in futuro potrebbe fare dell’Africa un continente satellite.

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?

“I cinesi sono dappertutto”, dice Trevor Ncube, un importante uomo d’affari africano con interessi editoriali di tutto il continente. “Se in passato gli inglesi sono stati i nostri maestri, oggi i cinesi hanno preso il loro posto”.

A questo punto, è lecito chiedersi se le misteriose città fantasma siano destinate realmente agli africani. Secondo gli analisti internazionali, ormai non è più mistero che i governanti cinesi considerino l’Africa come l’unica soluzione ai problemi di sovrappopolazione e alla imminente scarsità di risorse di risorse naturali.

I cinesi rappresentano un quinto della popolazione terrestre e hanno fame di cibo, terra e energia. Negli ultimi dieci anni, il consumo di petrolio è aumentato di 35 volte e le importazioni di acciaio, rame e alluminio divorano circa l’80% delle forniture mondiali.

La popolazione cinese si è praticamente triplicata negli ultimi cinquant’anni, passando da 500 milioni di individui a 1,3 miliardi. E’ per questo motivo che il governo di Pechino ha lanciato il programma politico “Una sola Cina in Africa”, una sorta di lotteria nazionale per lasciare il paese e stabilirsi in un nuovo continente.

Nella disattenzione totale di tutto il mondo, l’incredibile cifra di 750 mila cinesi si è già trasferita in Africa negli ultimi dieci anni. La strategia è stata accuratamente messa a punto dai funzionari cinesi, i quali hanno stimato che la Cina ha la necessità di inviare in Africa 300 milioni di persone per risolvere i problemi di sovrappopolazione e inquinamento.

L’avanzata cinese sembra inarrestabile: ambasciate e nuove rotte commerciali si stanno aprendo tra i due paesi, mentre la nuova elìte cinese stanziatasi in Africa comincia a farsi notare in tutto il mondo, acquistando oggetti preziosi nelle boutique, guidando le loro esclusive BMW e Mercedes e mandando i loro figli in esclusive scuole private.

Le pessime strade africane sono sempre più ingombre di automezzi cinesi che riempiono i mercati africani di prodotti a basso costo. Gli indumenti venduti nei mercati del continente ormai riportano quasi sempre la scritta “Made in China”.

Migliaia di chilometri di ferrovie sono state costruite dai cinesi per il trasporto di miliardi di tonnellate di legname tagliato illegalmente: foreste incontaminate sono state distrutte per coprire il fabbisogno di legname della Cina che equivale al 70% di tutta la produzione Africana. Inoltre, il territori è stato sventrato per l’estrazione di diamanti e oro.

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?Le gigantesche miniere cinesi sono piene di “schiavi” africani che estraggono i preziosi minerali a meno di 1 dollaro al giorno. In Angola, il governo ha deciso che il 70 per cento dei lavori pubblici deve andare alle imprese cinesi, la maggior parte delle quali non impiega personale angolano.

Ma la colonizzazione non è solo economica, ma anche culturale: numerosi centri culturali finanziati dallo Stato Cinese, denominati “Istituto Confucio”, stanno sorgendo in tutta l’Africa, con lo scopo di insegnare alla popolazione locale come fare affari in lingua e stile mandarino e cantonese.

Inoltre, esclusivi ristoranti che servono solo cibo cinese, e dove non sono ammessi i neri, stanno sorgendo in ogni angolo del continente.

Vi è un aspetto sinistro di questa invasione cinese, un prezzo troppo alto da pagare per la popolazione africana. La Cina ha interesse, tra l’altro, a fomentare le guerre civili tra le popolazioni africane, vendendo così milioni di dollari di armi prodotte dalle aziende cinesi.

Naturalmente, tutto questo avviene in collaborazione con i corrotti leader africani, i quali, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalle potenze coloniali dei bianchi, Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, sono felici di fare affari con la Cina per un semplice scopo: i soldi!

Se i governi democratici dell’occidente sembrano molto più insistenti nel chiedere all’Africa le riforme democratiche e la necessità di più “trasparenza” nell’uso del denaro (termini diplomatici per evitare che i dittatori intaschino i milioni destinati alla popolazione), i cinesi sono molto più rilassati rispetto alla questione, decidendo di chiedere un occhio, a volte anche tutti e due, rispetto al reale utilizzo dei soldi da parte dei governi africani.

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?Il comportamento della Cina non fa altro che alimentare il cancro della corruzione. Pazienza se si alimenta la povertà in un continente che conta ben 800 milioni di persone che vivono in condizioni estreme di miseria.

Ma i cinesi sono sprezzanti di tali critiche. Per essi, secondo il loro spirito pragmatico da locuste, l’Africa è solo una risorsa da sfruttare finchè dura, e non un luogo dove garantire i diritti umani. Non a caso, questo atteggiamento è accolto con grande favore da parte dei dittatori africani.

Ma quello di cui hanno bisogno gli abitanti di questo meraviglioso continente, dove emersero i primi ominidi dalla Great Rift Valley, è un disperato bisogno di progresso e i cinesi non sono qui per questo. Sono qui per rapinare un paese ricco di spazio e di risorse naturali.

Quando finirà la predazione? Finchè Pechino ne troverà vantaggio: i cinesi non si fermeranno fino a quando in Africa non ci saranno più minerali o petrolio da estrarre. Dopo secoli di dolore, guerra e fame, l’Africa meriterebbe decisamente di meglio. ( https://alterego1977.wordpress.com/ )

28 aprile 2015

Che altro deve succedere perché la gente scenda in piazza e faccia una rivoluzione?

di Ludovico Nobile
Che altro deve succedere perché la mia generazione scenda in piazza e faccia una rivoluzione? E pure basta guardare a tassazione, disoccupazione (in particolare quella giovanile),
precariato, il deficit democratico delle istituzioni europee, la violenta politica imperialista dei paesi Nato (Yugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, e Ucraina sono le medaglie insanguinate che portiamo al petto) per rendersi conto che la società sta regredendo e l’Europa ha preso una svolta di tipo autoritario sia pure nascosta dagli specchi di istituzioni internazionali paramassoniche al servizio di forze reazionarie; la gente non lo capisce o se ne frega?
Spesso sento dire che in Italia non faremo mai una rivoluzione perché siamo un paese di vecchi o perché il 70% degli italiani ha una casa di proprietà o anche perché ci basta guardare il calcio in televisione mangiare un piatto di pasta e fumarci una sigaretta con il caffè. La verità che è che il malcontento può portare la gente in piazza ma questo non basta a fare una rivoluzione, per quello ci vuole un’organizzazione pronta a succedere all’amministrazione uscente e tanti soldi, come ci ha mostrato il Dipartimento di Stato Americano, fabbrica di tutte le ultime rivoluzioni in giro per il mondo (il Venezuela o l’Ucraina sono esempi perfetti).
La verità è che una rivoluzione la possiamo fare anche senza scendere per strada informandoci e informando chi ci circonda. Il sistema informazione in Italia è sotto lo stretto controllo di gruppi (lobby, massonerie, servizi segreti, gruppi bancari e Scontrimultinazionali) filo-atlantici come voluto nel piano di rinascita democratica della P2; lo stesso succede negli altri paesi occidentali ed infatti questi sistemi sono coordinatissimi quando si tratta di argomenti sensibili come guerre e rivoluzioni, Unione Europea.
E’ risaputo che prima di intervenire militarmente le oligarchie occidentali devono vendere la guerra all’opinione pubblica il controllo totale dei mezzi di informazione è cruciale alla raggiungimento di tale obbiettivo. Vi basterà osservare come prima di un intervento militare i telegiornali riportino notizie di odiose violenze contro donne e bambini, servono esattamente a vendervi la guerra. Se pensate che quello che è successo in Iraq o in Libia, dove sono morte centinaia di migliaia di persone, sia il risultato di una guerra ‘giusta’, non è perché siete cretini ma semplicemente vivete in un contesto di precarietà lavorativa, distratti dall’industria dell’intrattenimento e sovraesposti ad una propaganda bellicacontro la quale non avete né voglia né tempo di assumere un ruolo critico.
Ci confondono con il teatro della politica dove la dialettica destra e sinistra è solo intrattenimento che persegue un pensiero unico trasversale sintesi di interessi privati, aziendali, finanziari, militari, massonici e criminali. Mi rendo conto che potrei scrivere pagine e pagine per argomentare alcuni temi toccati ma preferisco suggerire al lettore un modo pratico per cominciare la propria rivoluzione… culturale. In un mondo dove l’informazione è un prodotto come un altro e l’acquirente sono i grossi gruppi di potere che governano il mondo, il sistema produce l’informazione commissionata selezionando in modo darwiniano i compiacenti giornalisti allineati.
Negli ultimi tempi c’e’ un grande sforzo di creare raccoglitori di news da parte di giganti come Yahoo o Google per poter controllare quello che la gente legge. Spezzate le catene con il mainstrean e cominciate a leggere anche le news di fonti alternative.
(Ludovico Nobile, “Impariamo a informarci in tempi moderni”, da Conflitti e strategie). ( http://terrarealtime.blogspot.it/ )

https://pianetax.files.wordpress.com/2015/04/d59d9-rivoluzione.jpg?w=370

27 aprile 2015

Bombe nucleari e terremoti

Bombe nucleari e terremotidi Gianni Lannes

«Il terremoto in Nepal equivale all’esplosione di tante bombe nucleari». Se non ho capito male, Mario Tozzi, geologo del Cnr, e noto divulgatore scientifico ha detto proprio così. Non ho mai sentito una castroneria più grande. All’università l’editorialista del quotidiano La Stampa – il cui editore Fiat ha aderito alla sperimentazione climatica segreta firmata da Berlusconi a Bush a Genova il 19 luglio 2001 – qualche esame di matematica dovrebbe averlo dato. E così, almeno in teoria, dovrebbe sapere che esiste una scala di comparazione. Infatti, i chilotoni sono trasformabili in magnitudo della scala Richter. La tavola di comparazione, appunto, è una scala logaritmica. In sostanza, la magnitudo 4 nella scala Richter equivale a 1 chilotone, mentre una magnitudo 5 equivale a 35 chilotoni. Tanto per fare un esempio: la bomba sganciata su Nagasaki aveva una potenza di 13 chilotoni.
Ciò che ha colpito la mia attenzione sono i dati riportati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che attestano un ipocentro, ossia una profondità sospetta di appena 800 metri, e una magnitudo 6.4. Inoltre è stata registrata una scossa con magnitudo 7.7 ed ipocentro di 10 chilometri.
Com’è abbastanza noto, i terremoti possono scatutire dai movimenti delle placche terrestri, ma pure essere provocati dalle esplosioni nucleari e dall’irradiazione di energia elettromagnetica direttamente sulle faglie mediante un riscaldatore ionosferico. Basta irrorare un territorio con nanoparticolato metallico (alla voce scie chimiche) che rende l’aria maggiormente elettroconduttiva e l’effetto conclusivo è raggiunto, ottenendo però, scossoni tellurici con ipocentri estremamente superficiali.
Nel 1991, durante la prima guerra del Golfo lo zio Sam sperimentò una bomba nucleare di quarta generazione (con innesco a deuterio) di appena 5 chilotoni, che provocò un terremoto di magnitudo 4.1-4.2. E così in Afghanistan nel 2002.
Anche in Italia dove gli “alleati”, ossia i padroni di Washington non ci fanno mancare niente, oggi si è verificato un terremoto nella zona del Garda con un ipocentro di soli 5 chilometri e magnitudo 2.4.

Io lo ho sostenuto diverse volte da diversi anni che certi terremoti catastrofici sono causati tramite bombe atomiche. Il caso del terremoto del 11-3-11 in Giappone è più che sospetto. Ben Fulford, giornalista nippo-canadese, scrisse di avere avuto delle informazioni dalla Iakuza, la mafia giapponese, circa il contrabbando sul suo territorio di una testata termonucleare che sarebbe servita per la detonazione che scatenò il terrificante sisma con tsunami (maremoto). C’è una controprova: il fatto che la maggior parte della radioattività in mare non sia stata riscontrata vicino dalla centrale di Fukushima come sarebbe logico supporre.

Articoli di approfondimento: Terremoto artificiale in Giappone: emerge un quadroCoincidenze giapponesiPachistan, l’isola misteriosa dopo il sisma

27 aprile 2015

Sisma in Nepal del 25 aprile 2015

[…]

La prima scossa, di magnitudo 7,8 con ipocentro a circa 15 km di profondità, si è registrata alle ore 6:11 UTC (8:11 ora italiana).[1]

Una seconda scossa, di magnitudo 6,6 con ipocentro a circa 10 km di profondità, è stata registrata alle ore 6:45 UTC.[3]

Il China Earthquake Networks Center (CENC) ha riportato una magnitudo del terremoto di 8.1 M s. L’India Meteorological Department ha riferito che due forti terremoti sono stati registrati in Nepal alle ore 06:11 UTC e 06:45 UTC. La prima scossa misurava 7,9 punti della scala Richter e il suo epicentro è stato individuato ad una distanza di 80 km a nord-ovest della capitale Katmandu. Il secondo terremoto è stato di 6,6 punti della scala Richter. L’epicentro era ad una profondità di 10 km (6,2 km) sotto la superficie della terra. Bharatpur era la grande città più vicina al sisma, 53 km dall’epicentro; questo secondo terremoto è avvenuto a 81 km a nord ovest di Katmandu, la capitale del Nepal. Oltre trenta scosse di assestamento di magnitudo 4,5 o maggiori si sono verificate dopo il terremoto iniziale, tra cui una di magnitudo 6.6, avvenuta pochi minuti dopo il terremoto.

Una grande scossa di assestamento di magnitudo 6,7 è avvenuta il 26 aprile 2015 nella stessa regione alle 7:09 UTC, con epicentro a circa 17 km a sud di Kodari (Nepal).[4][5] La scossa di assestamento ha provocato ulteriori valanghe sul monte Everest ed è stato avvertito in molti luoghi nel nord dell’India.[6]

Continua a leggere alla fonte

Un sisma con epicentro di scarsa profondità10 km … 15 km … 70 km …  è la firma di un sisma artificiale.

”Fate sempre attenzione alla profondità dell’evento tellurico (ipocentro): da 0 a 70 chilometri – in base ai dettami scientifici internazionali – i terremoti sono superficiali, e possono in tal caso, essere provocati dalla mano armata dell’uomo […]

Una cosa è certa: i terremoti con scarsa profondità sono spesso di origine artificiale, o meglio antropica, anzi bellica” … “a profondità minori di 15 chilometri: una firma inconfondibile dell’attività di H.A.A.R.P. (o simile riscaldatore ionosferico) su ionosfera e faglie sismiche attive”. – Gianni Lannes http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=TERREMOTI 

Intanto, il territorio del Nepal viene occupato da militari di varie nazioni nel nome degli aiuti umanitari. Approfondite voi quali… Staremo a vedere se impianteranno una base miliare a stelle e strisce, “permanente”…  Nel frattempo un aereo militare americano è stato mandato nel Nepal con 45 tonnellate di aiuti e personale di soccorso per aiutare nelle ricerche. Lo afferma il Pentagono. 

Non mancherà di mettere in moto la macchina degli aiuti tramite sms o chiamata … infatti il commissario italiano dell’EXPO prendendo la palla balzo, sta per “organzzare una raccolta fondi per le vittime del terremoto”… Io mi astengo da queste donazioni raccolta fondi: non mi fido.

Quanti “meccanismi” si allacciano/attivano con un cataclisma… ne seguirà anche una vaccinazione di massa… manca solo la liberazione del marò ancora agli arresti in India e il quadro si farà completo… ( https://xena05.wordpress.com/ )

27 aprile 2015

Marcus Allen rende omaggio a Bill Kaysing

In occasione del decimo anniversario della morte di Bill Kaysing ho ricevuto un altro importante contributo. Marcus Allen, editore e direttore della prestigiosa rivista britannica Nexus Magazine, mi ha inviato un pezzo che ho aggiunto alla sezione tributes nel mio piccolo Bill Kaysing Tribute Website.
Marcus, della cui gentilezza ringrazio, è considerato uno dei massimi esperti britannici della cospirazione lunare.
Nel video sottostante è intervistato da Andy Thomas.

26 aprile 2015

Dirigente Google Daniel Fredinburg muore sotto valanga in Nepal causata da terremoto

Non solo il terremoto in Nepal di ieri puzza di artificiale lontano un chilometro (anzi un miglio, visto che Renzi e Grillo ci vogliono imporre l’inglese nelle scuole, la notazione matematica anglosassone con relative unità di misura) ma scopriamo che un importantissimo dirigente di Google è rimasto ucciso in conseguenza del sisma.
Daniel Fredinburg è stata una delle 17 persone decedute sul monte Everest sepolte da una valanga innescata dal tremendo terremoto che ha colpito il Nepal. Era con altri tre dipendenti di Google, rimasti illesi, che ora starebbero tornando in America senza conseguenze.
Di cosa si occupava Fredinburg nell’azienda di Mountain View? Di privacy, guardacaso quel settore che internet e Google violano quotidianamente per conto del governo degli Stati Uniti.
Come scrivo da diversi anni, internet è una creazione della CIA per americanizzare e controllare il mondo. Recentemente lo ha affermato anche il presidente russo Vladimir Putin anche se certi sedicenti filorussi quali Giulietto Chiesa non lo hanno riportato al pubblico italiano.
Non vi siete mai chiesti come mai Google, e siti similari, vi chieda il numero di cellulare con insistenza nonché altre informazioni sensibili?
Questa storia puzza di montatura lontano il solito miglio i morti e i danni “collaterali” ai monumenti nepalesi purtroppo no.

Daniel Fredinburg

25 aprile 2015

Mutilazioni umane: la raccapricciante testimonianza di Ken Rose

Disegno di Kenneth Rose - interno di UFO 1992

Le mutilazioni del bestiame sono un fatto su cui molti ufologi cercano di sorvolare. Ancora di più, sulle mutilazioni umane compiute ad opera degli stessi esseri alieni allo scopo di ricerca. È difficile accettare, per molti, che la specie umana sia trattata parimenti agli animali da parte degli extraterrestri e che contro di loro non si possa attualmente fare nulla.
Tra le testimonianza di addotti c’è quella di Kenneth Rose nel 1992.
Non so come arrivai li, ma quelle piccole cose grige mi portarono dove c’erano tre signore dentro dei tubi. Era una piccola camera circolare, tutta buia eccetto le zone dei tubi che erano illuminate. C’era una specie di luce fioca dentro i tubi di un colore bianco come guscio d’uovo. Meraviglioso ma odorava di acido dolciastro, vaniglia pura che mi faceva venire la nausea.” Alle donne era stato rimosso lo stomaco, il petto e i peli pubici. Erano ricoperte di polvere d’oro e lui poté osservare dentro le cavità addominali. Un alieno disse a Rose che era una esigenza antisettica onde preservarle, erano “in costruzione”, vive ma non sveglie. Rose le guardò in viso e l’aspetto era molto tormentata, in particolare, una di esse riversata all’indietro la cui smorfia appariva estremamente sofferente. Gli occhi erano chiusi, le mani protese col palmo in avanti.
Ken Rose realizzò alcuni schizzi di ciò cui aveva assistito. Difficile esprimere un giudizio, fasto sta che ai tempi le mutilazioni umane erano meno note di oggi.

Rapimenti alieni - mutilazioni di donne
Disegno di Ken Rose - donne mutilate

24 aprile 2015

Agenzia governativa Usa: l’estrazione di petrolio tramite fracking causa terremoti

Ora anche una agenzia scientifica del Governo Usa lo dice esplicitamente: esiste una connessione tra le attività di estrazione dal sottosuolo di petrolio e gas con il metodo della fratturazione idraulica, il cosiddetto fracking, e i terremoti. A sostenerlo è un esauriente rapporto realizzato dallo United States Geological Survey (Usgs), l’agenzia scientifica del governo degli Stati Uniti che si occupa del territorio, delle sue risorse naturali e dei rischi che lo minacciano.
Si tratta del più ampio rapporto mai pubblicato dall’Usgs su un fenomeno che negli ultimi anni è notevolmente cresciuto nel Paese, insieme alla produzione di gas e petrolio di scisto, in cui sono state identificate e mappate 17 regioni dove i terremoti sono avvenuti. Lo Stato decisamente più colpito è l’Oklahoma, dove i terremoti ora sono centinaia di volte più comuni di quanto fossero pochi anni fa, proprio a causa dell’immissione nel sottosuolo dell’acqua di scarto delle attività di fracking. Nel rapporto, inoltre, sono state mappate zone di altri otto Stati, dal lago Erie alle Montagne Rocciose, dove la stessa pratica ha provocato terremoti e che rischiano, in futuro, di subire scosse ancor più potenti.
Mark Petersen, a capo del gruppo che si è occupato del rapporto, ha detto che «in Oklahoma c’erano uno o due terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 all’anno, ora invece uno o due al giorno. Ora in Oklahoma – ha aggiunto – ci sono più terremoti di quella magnitudo che in California».
Il rapporto è stato pubblicato due giorni dopo che il governo statale dell’Oklahoma, per la prima volta, ha riconosciuto che la comunità scientifica dello Stato non ha ormai dubbi: il recente aumento dell’attività sismica è il risultato dell’immissione nel sottosuolo dell’acqua di scarto del fracking. Nel 2011, l’Oklahoma centrale ha affrontato la scossa più forte mai registrata nello Stato, di magnitudo 5,6, che sconvolse gli scienziati, che lo definirono il maggior terremoto indotto dall’uomo negli Stati Uniti. La situazione, poi, potrebbe peggiorare: «Non dico che avremo una scossa di magnitudo 7 in Oklahoma – ha detto Petersen – ma non credo che si possa escludere».
Il rapporto dell’Usgs è un passo avanti verso la capacità di predire il rischio di terremoti indotti dalle attività umane, considerata molto difficile da raggiungere. Lo studio ha anche mostrato che, nelle zone dove l’iniezione di acqua di scarto è stata fermata, la frequenza dei terremoti si è ridotta quasi a zero, per esempio nell’Arkansas centrale dal 2011 e in un’area a nord di Denver, in Colorado, negli anni ’70.
La fratturazione idraulica, tecnica estrattiva che inietta in profondità una miscela ad alta pressione di acqua e agenti chimici per rompere la roccia e liberare gli idrocarburi, è sotto accusa da tempo da parte degli ambientalisti. (Sole 24ore)

Badate bene a come funziona il potere. Adesso che il fracking è divenuto antieconomico, quei gran geni del Sole scoprono che è fonte di terremoti. Ma bravi.

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24 aprile 2015

UFO International Magazine – aprile 2015

In edicola il numero di aprile 2015 della prestigiosa rivista ufologica UFO International Magazine diretta da Roberto Pinotti. Esso pubblica un mio pezzo che analizza le stranezze e le anomalie sconcertanti nelle immagini provenienti dalle missioni Apollo. L’articolo s’intitola LUNA & NASA: ombre sullo sfondo. Buona lettura!
UFO International Magazine - aprile 2015

24 aprile 2015

Bill Kaysing: Ten Years On

L’amico australiano Jarrah White, che abbraccio fraternamente, ha voluto realizzare un video di commemorazione in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Bill Kaysing. Bill era il “padre” della teoria sulla falsificazione dello sbarco lunare e Jarrah è il “nipote”.

23 aprile 2015

Giulietto Chiesa – intervento all’assemblea NO NATO-NO GUERRA

Giulietto Chiesa – intervento all’assemblea nazionale della Lega per la campagna “NO NATO-NO GUERRA”.
Aderisco e invito ad aderire a questa campagna.
Un breve commento al discorso di Chiesa: su Syriza in Grecia, io avrei dei dubbi sul fatto che vogliano veramente uscire, altrimenti uscirebbero dalla moneta unica. Riguardo a Farage in Inghilterra, penso che il suo obbiettivo primario sia di fare uscire la Gran Bretagna dalla UE (e da Schengen, per capirci) più che togliersi dalla NATO.

23 aprile 2015

Il castello errante di Howl

La pellicola di stasera è un classico della anime nipponico, almeno per chi è ammiratore del maestro Hayao Miyazaki: Il castello errante di Howl (2004) – film completo in italiano HD. Ambientato nella Vienna imperiale del 1800, è un tipico esempio del genere Steampunk.
AGGIORNAMENTO La versione italiana è stata rimossa, se ne sono accorti, però è rimasta quella in inglese!

22 aprile 2015

Tragedia greca, affari americani

MILANO. Anche il governo di Alexis Tsipras scivola sull’attrazione fatale degli esecutivi greci per le spese militari. Il 15 marzo scorso, con il paese in piena crisi di liquidità, Atene ha dato il via libera al pagamento alla Lockheed di 50 milioni per sbloccare il programma di ammodernamento dei suoi turbopropulsori Orion P-3B in servizio alla Marina per la sorveglianza navale. Il provvedimento, anticipato dal quotidiano Proto Thema e poi confermato dal governo, è stato firmato dallo stesso premier su raccomandazione del ministro della difesa Panos Kammenos, leader della destra nazionalista di Anel, di quello degli esteri Nikos Kotzias (Syriza) e del ministro del turismo e degli affari marittimi Thodoris Dritsas, fiero oppositore delle spese militari quando la sinistra era all’opposizione. L’assegno girato al colosso della difesa Usa è solo la prima tranche nell’ambito di un piano di manutenzione della durata di sette anni per rimettere in servizio questi aerei dal valore complessivo di 500 milioni. La decisione, come prevedibile, ha scatenato le polemiche in Grecia. “Spendono più soldi per le armi che per la crisi umanitaria”, ha commentato sarcastico Stavros Theodorakis, leader del centro-sinistra di Potami.
Il budget per l’esercito è da sempre una delle voce principali del bilancio della Grecia. La spesa in armi da inizio millennio è stata in media pari al 4% del Pil contro l’1,7% della Ue. Stanziamenti spesso giustificati con la delicata posizione strategica del paese e le eterne tensioni con la Turchia. I sei Orion P-3B in dotazione della Marina sono stati venduti nel 1990 dagli Stati Uniti ed erano stati messi a terra nel 2009 perché troppo vecchi e costosi da gestire. Lo scorso ottobre Atene aveva raggiunto un primo accordo con il Governo degli Stati Uniti e la Lockheed per un programma di ammodernamento che consentisse di farli riprendere a volare con un aggiornamento tecnologico delle loro dotazioni di bordo. L’obiettivo è di allungarne la vita di altre 15mila ore.
Il governo Tsipras, sin dal giorno del suo insediamento, ha mostrato un asse preferenziale con Washington, utile per far pressioni su un’Europa restia ad accettare le ragioni di Syriza e del voto nazionale. Barack Obama ha più volte fatto appello a Bruxelles perché dia un taglio all’austerità aiutando Atene ad uscire dal tunnel. E lo stesso ministro delle finanze Yanis Varoufakis è in queste ore a Washington per incontrare, dopo il numero uno del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, anche gli uomini del Tesoro Usa. L’America è preoccupata che un deterioramento dei rapporti tra la Grecia e i partner Ue possa spingere il paese tra le braccia della Russia. Timori destinati a crescere nelle prossime ore visto che Tsipras partirà giovedì per una delicatissima visita di due giorni al Cremlino da Vladimir Putin. ( http://www.repubblica.it/ )

Vi svelai un annetto fa, prima delle elezioni europee, che Tsipras era un clamoroso fake degli americani. Non vuole uscire dall’euro ma si piega ai diktat dell’apparato militare-industriale a stelle e strisce. Ha ipotecato le pensioni dei greci, un popolo ridotto allo stremo che non doveva entrare nell’euro bensì conservare la sua gloriosa moneta che esisteva da migliaia di anni.
La Grecia siamo anche noi, per favore, non dimentichiamocelo. Mai.
ADDENDUM Non vorrei ritornare sulla questione stragi di clandestini poichè sono anni che vi dico che ne avrebbero lasciati annegare a migliaia pur di farne entrare il più possibile a qualunque costo, con qualunque mezzo. Tuttavia, mi sconvolge l’insinsibilità assoluta dei politici. Mi chiedo, i parenti di Renzi, Grillo, Alfano, Boldrini ecc. come facciano a convivere con gente di una crudeltà riscontrabile unicamente oltre la soglia dell’inferno.
‘La ricetta del Pd per la scuola: “Da subito lezioni di arabo e assumere più prof stranieri” Come vi spiegavo anni fa, gli USA ci vogliono trasformare come Singapore: una lingua ‘unitaria’ (inglese, così Hollywood non dovrà nemmeno spendere e attendere per il doppiaggio dei film) e poi ogni famiglia a seconda della razza e propensione potrà scegliere una altra lingua di apprendimento per i figli.
PS Per chi ha voglia di alzare gli occhi al cielo, abbondanti scie chimiche stamani sulla pianura padana.
‘Cooperante italiano ucciso in raid da un drone della Cia’ La risposta yankee al magistrato siciliano che ha sequestrato il MUOS.

Alexis Tsipras

22 aprile 2015

Scie chimiche: segreto USA nato in Italia

Scie chimiche davanti a scuola

di Gianni Lannes

Oggi mercoledi 22 aprile 2015, alle ore 13 ero dinanzi ad una scuola elementare pubblica. Accanto a me c’erano un centinaio di persone in attesa dei bimbi e il sole splendeva nitidamente. Improvvisamente il cielo si è oscurato. Ho alzato lo sguardo e incombevano a bassa velocità due velivoli visibili ad occhio nudo che a bassa quota (1.500 metri d’altitudine) squarciavano l’azzurro rilasciando quattro dense scie biancastre dalla coda. Dopo circa 5 minuti una vasta velatura grigiastra ha macchiato l’orizzonte visivo della città.

Tra l’altro, come da me preannunciato, le scie chimiche stanno causando una deprecabile siccità primaverile sulla pianura padana.

22 aprile 2015

Tornare a coltivare la terra: la storia di Antonio

TORNARE A COLTIVARE LA TERRA -

TORNARE A COLTIVARE LA TERRA –

La nostra lettrice Roberta Perrone, laureanda con una tesi sull’ecologia e il sociale, ha incontrato Antonio, giovane agrumicoltore siciliano che crede nella difesa della biodiversità, nel rispetto del suolo e nella vendita diretta. Ne nasce un confronto sul valore della terra, sulla riscoperta delle tradizioni e sul ritorno alla coltivazione come valore. Ecco alcuni punti della sua conversazione che abbiamo trovato particolarmente interessanti e condividiamo con piacere con i nostri lettori.

Ciao Antonio, raccontaci prima di tutto chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Antonio Cangialosi, ho ventotto anni e sono un agrumicoltore. Insieme a mio fratello gestisco un agrumeto di tre ettari e un uliveto altrettanto grande. L’azienda si trova in Sicilia a circa trenta chilometri da Palermo. Burocraticamente è nata 5 anni fa, ma in realtà calpestiamo quel suolo da sempre. Quella terra è un dono che è stato ereditato: sin da piccoli alternavamo piacevoli ore di lavoro in campagna con impegni di studio. Ci siamo ritrovati grandi e col desiderio maturato negli anni di fare del nostro hobby un vero e proprio lavoro.

Nel 2010 abbiamo cercato di mettere in piedi un’attività agricola di collina a conduzione familiare. Principalmente siamo io e mio fratello che ci lavoriamo, ma in alcuni momenti anche mio padre, parenti e amici: ci danno una mano soprattutto nella fase della raccolta. Questa attività è nata pezzo dopo pezzo attraverso piccoli tentativi, esperimenti, grazie soprattutto alla curiosità di provare a capire come si può vivere coltivando la terra. Non nego che la prima fase ha riservato alcune difficoltà (passare dai libri alla terra, inghippi burocratici, difficoltà nell’avvicinare la gente al buon cibo). In questo momento, nonostante i problemi siano sempre presenti, possiamo dire che stiamo riuscendo nei nostri intenti ed è pure divertente.

E’ un lavoro duro. Si torna a casa stanchi e si dedicano altre ore alla vendita a km0 nel nostro piccolo punto vendita in paese. Altre ore vengono destinate alla comunicazione (e-mail, social, pubblicità, etc). Altre vengono impiegate per la sistemazione dei pacchi da spedire, dando così la possibilità a chiunque di acquistare prodotti genuini – dall’albero alla tavola. Quindi il lavoro c’è ed è anche tanto, ma posso dire che è una cosa che mi appaga.

– Secondo te perché è importante tornare alla terra?

Noto che dalle nostre parti, da alcuni anni, c’è una piccola realtà di giovani che vorrebbe impegnarsi in questo settore e che sembra voglia espandersi sempre più. Si sta riscoprendo il valore della terra. Di certo è una realtà che stenta a decollare, ma comunque è già importante che si stia facendo spazio nel sociale. Il ritorno alla terra non è da sottovalutare, anzi. L’attività agricola può rappresentare un modello alternativo. La terra è una risorsa importante perché è lei che ricuce i rapporti tra territorio e comunità, le relazioni, le conoscenze, il recupero di saperi, le tradizioni. Oggi la gente inizia a pensare che la strada sia in progetti come il nostro.

– Perché occuparsi della difesa del suolo è divenuta oggi una priorità?

Oggi le policolture tradizionali sono minacciate dalle monocolture industriali: le colture intensive hanno ritmi spaventosi. Il problema delle colture intensive sta principalmente nel trarre profitto ad ogni costo. Non a caso, pur di lucrare, le grandi aziende tendono a sfruttare al massimo il suolo, i mezzi, il personale e tutto ciò di cui necessita una coltivazione intensiva. Le conseguenze sono: cattive paghe, usi sproporzionati di carburante, uso massivo di pesticidi, anticrittogamici, fitofarmaci, insetticidi. Purtroppo è la chimica che fa il gioco, col suo ausilio si può annualmente ottenere una produzione standard. Ma sopperire le mancanze con la chimica porterà la natura a depauperarsi. La difesa del suolo è una priorità perché se tratti bene la terra lei ricambierà nel migliore dei modi. Coltivare con metodi biologici, prendersi cura della salute del terreno è un po’ come difendere l’equilibrio del cosmo.

– Come fate a difendere i vostri raccolti da possibili attacchi?

Gli agrumi sono dei frutti resistenti. La buccia, spessa e grezza, consente di proteggere al meglio il frutto dagli attacchi. Di conseguenza il produttore, se vuole, non è costretto a far uso della chimica. Capita però che l’agrumeto venga infestato dalla presenza di un numero massiccio di afidi e cocciniglie, insetti visibili anche ad occhio nudo che si raggruppano solitamente sulla pagina inferiore delle giovani foglie. Succhiano la linfa delle piante provocandone un generale deperimento. Per affrontare questo problema utilizziamo l’olio extra vergine d’oliva (metodo naturale). L’olio, distribuito nelle foglie, riesce a soffocare gli insetti sopprimendoli. Per altri casi utilizziamo anche rame e zolfo (fungicidi naturali che, se utilizzati in giuste dosi, sono consentiti in agricoltura biologica).

l'agrumeto di Antonio– Quale potrebbe essere allora un sistema di produzione e di distribuzione ideale?

Mi piace pensare che un giorno si potrà tornare ad una produzione e ad una distribuzione locale, il famoso km0. Una piccola azienda non ti obbliga ai ritmi frenetici di cui necessita una mega azienda. Si sa, le grandi aziende sono spesso strozzate dai costi e da un’organizzazione troppo macchinosa, con tempi e ritmi rigidissimi dettati dalle dure leggi di mercato, per non parlare dell’uso sproporzionato di concimi chimici e gli effetti sulla biodiversità. Invece, tante piccole aziende possono agire nel rispetto della terra e dell’uomo: giuste ore di lavoro, adeguate tecniche di potatura, di concimazione, di irrigazione e di raccolta.

– E’ possibile secondo te un’agricoltura differente che preservi l’agricoltura tradizionale, l’uso delle sementi antiche e che rispetti i ritmi naturali considerando l’aumento della popolazione e, di conseguenza, l’aumento della richiesta di cibo?

Ecco. Per quanto riguarda la questione dei semi posso parlarti della mia esperienza. Parte dell’azienda è destinata ad un piccolo orto per il fabbisogno familiare. Grazie alla passione per la campagna di mio nonno e di mio padre, oggi, io e mio fratello, disponiamo di sementi antiche di varietà non più esistenti in commercio: pomodoro, zucchina siciliana, fava, cetriolo, cipolla, aglio. Ho ereditato una grande ricchezza. Purtroppo alcuni semi di altri ortaggi sono andati persi nel tempo. Ciò ci obbliga ad acquistare sementi o piantine direttamente dai vivaisti che, però, commercializzano semi ibridi. (sulla questione semi linkiamo pezzi vandana shiva)

– Ci è stato detto che gli OGM avrebbero salvato il mondo dalla fame facendo aumentare i raccolti, diminuendo l’uso dei pesticidi, mettendo in circolo piante in grado di resistere alle condizioni climatiche. Cosa ne pensi dell’inquinamento genetico che ne deriva?

Le promesse fatte sono inganni. Solo e semplicemente inganni. Interessi di multinazionali impavide pronte a tutto pur di lucrare. Quella degli OGM è una macchina formidabile e in continua espansione che promette di nutrire il pianeta mentre nella realtà riproduce una struttura di spreco e di ingiustizia. Si sa, le multinazionali sono divenute così potenti da condizionare persino le scelte istituzionali, a discapito di piccoli e medi agricoltori, dei consumatori e persino dell’ambiente. L’uomo è riuscito a brevettare il bene comune più prezioso, il seme. E’ riuscito a modificarne la genetica, a renderlo proprio al fine di commercializzarlo, mettendo a rischio la fertilità del suolo, della falde idriche, dell’atmosfera e della salute umana. Non si può pensare di modificare la terra all’infinito, scavare montagne in eterno, cementificare tutto. Sulla terra non si può lucrare per sempre.

– Come singoli cittadini cosa possiamo dare per tutelare il futuro del suolo?

Bisogna credere nella buona agricoltura e cercare di avvicinare quanta più gente possibile al rispetto dell’ambiente. Siete voi consumatori ad avere potere decisionale. Bisognerebbe ridurre o ancor meglio eliminare la cultura dell’usa e getta e del consumo senza qualità e consapevolezza. Quella del consumismo è una logica che si è imposta nel tempo e che ha influenzato negativamente la salute dei consumatori. Ricordiamo sempre che noi siamo quel che mangiamo. ( http://www.nonsprecare.it/ )

21 aprile 2015

Dieci anni dalla scomparsa di Bill Kaysing

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Bill Kaysing (in piedi a sinistra) in una fotografia che lo ritrae assieme ai colleghi d’ufficio alla Rocketdyne (circa 1961)

Dieci anni fa si spegneva Bill Kaysing. Era nato nel 1922 a Chicago ma visse per tutta la vita nel West, sopratutto tra California e Nevada.
Nel 1963, dopo 7 anni trascorsi come dipendente della Rocketdyne, un’industria aerospaziale che sviluppava razzi vettori inclusi quelli dello Space Shuttle, si dimise per intraprendere un’altra vita, da “free-lance di tutto”.
Iniziò la carriera di scrittore girovago vivendo rocambolesche avventure talvolta esilaranti, talora tristi e dolorose raccontate ne LA PENNA PIÙ VELOCE DEL WEST.
Nel 1975 ospitava un gruppo di giovani sbandati, reduci dal Vietnam, dall’esistenza distrutta dalla guerra. Uno di loro lo sfidò una sera spingendolo a investigare una delle più grandi conquiste del genere umano. Aveva sempre nutrito dei sospetti sulla NASA e scrisse un libro che gli è valso fama mondiale “Non siamo mai andati sulla Luna (ed. italiana Cult Media Net – Roma, 1997)”.
Tuttavia, la sua opera letteraria e sul campo va oltre lo svelare una stupida, pur dai risvolti drammatici, beffa spaziale. Per tutta la vita si prodigò in favore dei più bisognosi, “un aiuto per i senza-aiuto”.
A chi desiderasse approfondire la filosofia esistenziale di Kaysing, consiglio vivamente di leggere un testo su tutti: “How to live in the new America” (“Come vivere nella nuova America“). Scritto nel 1972 ma ancora straordinariamente attuale, si può acquistare usato in rete per pochi euro.
Sono sommamente lieto di avere scritto la sua biografia.

Bill con alcuni fans

20 aprile 2015

Inps, il piano per i tagli alle pensioni

Secondo alcune indiscrezioni il numero uno dell’Inps vorrebbe chiedere un contributo anche ai pensionati che superano la soglia di 2000 euro lordi mensili
La voce gira da tempo, ma a quanto pare lo spauracchio di un taglio alle pensioni sta per diventare realtà.
L’istituto di previdenza non fa mistero del piano dei tagli. Un dossier da tempo è sulla scrivania del presidente dell’Inps. Secondo quanto racconta il Giorno, Boeri vorrebbe dimostrare come il metodo retributivo, cioè il calcolo della pensione sulla base non dei contributi versati ma sulle ultime retribuzioni abbia generato delle iniquità e delle incongruenze. E qui scatta l’allarme per i pensionati: “È possibile chiedere un contributo di equità basato sullo sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati, limitatamente a chi percepisce pensioni di importo elevato. L’inps incasserebbe più di 4 miliardi di euro riducendo privilegi concessi in modo poco trasparente”. Per “importo elevato” si intendono – riporta il Giorno – assegni sopra i duemila euro mensili lordi”, avrebbe detto Boeri.
Di fatto con questo sistema si dovrebbero ricalcolare con il metodo contributivo tutte le prestazioni previdenziali liquidate nei decenni passate. E tutte quelle comunque superiori ai duemila euro saranno tagliate. Il Giorno sostiene questa tesi facendo riferimento a una tesi espressa proprio da Boeri insieme a Stefano Patriarca su La voce.info nel 2014 in cui hanno anche simulato gli effetti dell’intervento. Ad essere “danneggiati” circa 1,7 milioni di persone di cui 850mila di ex dipendenti privati (pensionati di anzianità), 770 mila ec pubblici e 100mila ex lavoratori autonomi. Il taglio dovrebbe esser progressivo; meno 20% sulla quota squilibrata (quella in più garantita dal metodo retributivo) per pensioni tra i 2mila e i 3mila euro; meno 30% dello squilibrio su pensioni tra 3mila e i 5mila euro; meno 50% dello squilibrio su pensioni superiori a 5mila euro. ( ilGiornale.it )

Ciò che ha scritto qualche giorno fa il quotidiano di Berlusconi è completamente falso. In Italia comanda la gente che non lavora, che si è ritagliata sostanziose pensioni d’oro. Sforbiceranno invece gli assegni previdenziali dei lavoratori onesti che hanno effettivamente versato. I contributi non contano quasi nulla in Italia. Parlano dal 1995 (riforma Dini) di “sistema contributivo” ma per le caste non si applica mai. Altrimenti si dovrebbero decurtare vitalizi e prebende dei politici che sono tutto fuorché “contributive”. ‘Inps: Boeri, proposta per reddito minimo over 55’ Ovvio che è una fandonia. Se avessero denari da destinare agli anziani italiani, avrebbero già addomesticato la riforma Fornero.

Inps, il piano per i tagli alle pensioni

19 aprile 2015

Rammstein – Amerika (Extended Version)

Rammstein video della versione “extended” di Amerika (Traduzione del testo in italiano)

Stiamo tutti vivendo in America
L’America è meravigliosa
Stiamo tutti vivendo in America
America, America

Quando ballate voglio condurre
anche se voi girate da soli
Lasciatevi controllare un po’
Vi mostro come va bene
Formiamo un bel girotondo
La Libertà suona da tutti i violini
La musica viene dalla Casa Bianca
e davanti a Parigi c’è Topolino

Stiamo tutti vivendo in America
L’America è meravigliosa
Stiamo tutti vivendo in America
America, America

Conosco passi che sono molto utili
e vi proteggerò dai passi falsi
E chi non vuole ballare alla fine
non sa ancora che deve ballare
Formiamo un bel girotondo
Vi mostrerò la direzione
Babbo Natale viene in Africa
e davanti a Parigi c’è Topolino

Stiamo tutti vivendo in America
L’America è meravigliosa
Stiamo tutti vivendo in America
America, America

Stiamo tutti vivendo in America
Coca-Cola, Wonderbra
Stiamo tutti vivendo in America
America, America

Questa non è una canzone d’amore
Questa non è una canzone d’amore
Non canto nella mia lingua madre
No, questa non è una canzone d’amore

Stiamo tutti vivendo in America
L’America è meravigliosa
Stiamo tutti vivendo in America
America, America

Stiamo tutti vivendo in America
Coca-Cola, a volte guerra
Stiamo tutti vivendo in America
America, America.

19 aprile 2015

Scoperto in Russia un artefatto discoidale vecchio di 260 milioni di anni

Oggetto a forma di UFO

In una cava russa nella regione mineraria di Kuzbass è stato recentemente dissepolto l’oggetto discoidale mostrato nelle immagini. Ritrovato alla profondità di 40 metri dai minatori, risalirebbe a 260 milioni di anni fa. Rammenta la forma di un UFO fatto di pietra dal diametro di circa  120 cm e dal peso di circa 200 kg. A occhio però non mi sembra superi gli 80 cm. Difficile stabilire di cosa si tratti. Sembra i dischi fossero due ma l’altro è stato danneggiato dall’escavatore.

Misterioso disco di pietra

UFO di pietra scoperto in Russia

18 aprile 2015

Video dell’incidente al rientro del Falcon 9 di SpaceX

Un filmato apparentemente fatto trapelare dalla società SpaceX stessa, mostra l’ennesimo fallimento spaziale. Il razzo recuperabile Falcon 9, fatto atterrare come in certi vecchi cartoni animati, dopo essersi inclinato è esploso sulla piattaforma marina di destinazione.
Ciò non è successo nella epoca pionieristica del lanci spaziali ma il 15 aprile 2015. Un altro tentativo effettuato nel gennaio scorso pure non era andato a buon fine.